Ansip: “Il mercato unico digitale si farà, supereremo gli ostacoli”

In una lunga intervista con CorCom, il commissario Ue spiega punto per punto la strategia europea. Entro l’anno le proposte sulle norme contrattuali transfrontaliere e sulla riforma del diritto d’autore. In vista anche l’adozione di un piano di priorità sugli standard Ict e l’estensione dell’interoperabilità fra i servizi pubblici

05 Giu 2015

Mila Fiordalisi

«La nostra strategia è un punto di partenza, non un traguardo finale. Dobbiamo garantire dei risultati. Tutte le azioni sono state volute dalla grande maggioranza degli Stati membri e riflettono i contributi dei principali raggruppamenti politici rappresentati nel Parlamento europeo: sono quindi certo che potremo contare su un deciso e costante sostegno per compiere rapidi progressi». Andrus Ansip, Commissario Ue al Digital Single Market, spiega a CorCom nei dettagli la strategia appena svelata dall’Europa affinché si possa realizzare il Mercato unico digitale e dare una spinta alla realizzazione delle infrastrutture e soprattutto dei servizi innovativi.

Commissario Ansip, il Mercato unico digitale è la sua grande priorità. Pensa che l’Europa possa centrare questo obiettivo?

Sin dall’ottobre 2013 i capi di Stato dell’Ue sostengono l’urgente necessità di un Mercato unico digitale. Vi è dunque una forte volontà politica di raggiungere questo obiettivo quanto prima.

Qual è la tabella di marcia?

Formuleremo proposte specifiche nel corso dei prossimi due anni. Nel 2015 presenteremo proposte legislative su norme contrattuali transfrontaliere semplici ed efficaci a favore di consumatori e imprese, nonché per la riforma del regime del diritto d’autore. Adotteremo un piano di priorità sugli standard Ict ed estenderemo il quadro europeo per l’interoperabilità dei servizi pubblici. Abbiamo anche in programma una revisione a tutto campo delle proposte legislative contro i blocchi geografici ingiustificati. Inoltre avvieremo la revisione della direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo, che completeremo nel 2016. Anche il 2016 sarà un anno denso di iniziative: abbiamo infatti in programma proposte legislative per ridurre gli oneri amministrativi imposti alle aziende a causa dei diversi regimi Iva e per riformare le attuali norme in materia di telecomunicazioni. Inoltre rivedremo la direttiva e-Privacy, la direttiva sui servizi audiovisivi e il regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori. I nostri programmi per il prossimo anno prevedono poi un nuovo piano d’azione per l’e-government, misure per migliorare la consegna dei pacchi, il lancio di una partnership pubblico-privata sulla cyber-sicurezza e iniziative sulla proprietà dei dati, sul libero flusso dei dati e sulla nuvola informatica europea.

Un miglior equilibrio tra aziende Telecom e Ott è tra le principali priorità per la creazione di un Mercato unico digitale. Come creare condizioni di parità per le imprese del settore telecom e Internet, sempre che lei consideri questa una richiesta equa e giustificata da parte dell’industria?

Certo, uno dei principali obiettivi di questa strategia è proprio garantire la parità di condizioni fra tutti gli operatori del mercato e un’applicazione delle regole uguale per tutti. Dobbiamo considerare la crescente importanza degli operatori online che offrono servizi simili o equivalenti ai tradizionali servizi di comunicazione. Affronteremo questo tema nel quadro della revisione generale delle norme Ue in materia di telecomunicazioni, che risalgono al 2009. Puntiamo ad aggiornare la normativa sulla base delle nuove abitudini dei consumatori (ad esempio, il numero crescente di chiamate vocali via internet) e dei nuovi attori del settore. Ciò significa che semplificheremo le regole per tutti.

Quale ruolo può giocare l’Ict?

L’Ict non rappresenta più un settore specifico dell’economia; è chiaramente il pilastro di tutti i moderni sistemi economici innovativi. Internet e le tecnologie digitali stanno trasformando le nostre vite e il modo in cui lavoriamo, man mano che si integrano sempre più con i diversi settori dell’economia e della società. L’Ict è la chiave per permettere all’industria europea di servire i mercati del futuro. Già oggi le tecnologie digitali hanno un peso rilevante per la crescita economica: tra il 2001 e il 2011, la digitalizzazione ha rappresentato il 30% della crescita del Pil nell’Ue. La digitalizzazione di tutti i settori industriali è essenziale per mantenere una forte base industriale in Europa. Aiuterà l’Europa anche a gestire la transizione verso un sistema industriale intelligente (la cosiddetta “Industria 4.0”). Inoltre, completare il Mercato unico digitale per la nuvola informatica (“cloud computing”) potrebbe comportare per l’Europa un risparmio di 63 miliardi di euro l’anno, facendoci nel contempo usufruire di prodotti e servizi migliori. In generale, questo processo di trasformazione significa più flessibilità, efficienza e produttività delle risorse nei settori produttivi e dei servizi e, soprattutto, nelle nostre vite di tutti i giorni.

Pensa che l’Europa abbia tutto ciò che serve per ricoprire un ruolo di leader nel settore digitale a livello mondiale?

Certo che sì! L’Europa possiede una solida base industriale, con alcuni dei migliori innovatori del mondo. E poi rappresenta una miniera d’oro per le imprese, grazie al suo mercato che conta 500 milioni di persone. Ma l’Europa dispone soprattutto di un enorme potenziale ancora inespresso: le sue startup! Vedo ancora troppe startup che vanno negli Stati Uniti perché non possono crescere qui in Europa. Perché? A causa dei troppi ostacoli, delle troppe regole differenti. Ad esempio, sapevate che a un’azienda costa circa 9.000 euro adattarsi al quadro normativo di un altro paese? Questo cambierà grazie alla nostra Strategia per il Mercato unico digitale. Interverremo riducendo la burocrazia che grava su imprenditori e piccole imprese quando cercano di innovare, vareremo norme più semplici per creare e registrare imprese e operare a livello transfrontaliero. Stiamo cercando di trovare nuovi metodi, più agevoli, per consentire alle startup di accedere a finanziamenti adeguati, soprattutto a fondi privati. Alcune iniziative sono già partite, ad esempio il programma Startup Europe, che mira a connettere le persone e a facilitare il networking: infatti per crescere le startup hanno bisogno soprattutto di “fare rete”. Nessuno crea più posti di lavoro delle startup e delle giovani aziende: forniscono ben il 50% di tutti i nuovi posti creati! Ecco perché dobbiamo veramente sostenerle su tutta la linea con la nostra Strategia per il Mercato unico digitale.

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Quali sono gli ostacoli che ancora impediscono all’Europa di colmare il divario con gli Usa sul piano dell’innovazione?

Dal 2001 al 2011, l’Ict ha rappresentato il 30% della crescita del Pil nell’Ue, contro il 55% negli Usa. Le cause del divario sono diverse. Gli innovatori europei non godono di un accesso al credito agevole come i loro concorrenti Usa. Una delle finalità fondamentali della strategia per il mercato unico digitale è instaurare un clima propizio agli investimenti nelle reti digitali, nella ricerca e nell’imprenditoria innovativa. Creare le giuste condizioni generali aiuterà a mobilitare gli investimenti privati e infonderà fiducia tra gli investitori. L’Ue ha già destinato finanziamenti sia alle infrastrutture e ai servizi del mercato unico digitale sia alla ricerca e alle Pmi innovative (start-up comprese). Gli imprenditori innovativi sono il perno dell’economia digitale. Il loro successo dipende dalla disponibilità di un accesso più ampio ai finanziamenti, anche sotto forma di capitale azionario e di capitale di rischio. L’Ue ha già lanciato una serie di iniziative per agevolare l’accesso ai finanziamenti, e faremo ancora di più nei mesi a venire. In particolare, l’Ue ha approntato una serie di iniziative a sostegno del finanziamento azionario. Occorre tuttavia continuare a adoperarsi per mettere a disposizione canali di finanziamento adeguati, perché l’attuale eterogeneità degli statuti societari e i relativi rischi giuridici e costi in Europa tendono a scoraggiare gli investimenti nelle startup dell’Ue e quindi a limitarne le possibilità di espansione.

All’Europa manca il necessario “coraggio” per innovare?

No, le nostre aziende vogliono innovare, ma devono superare troppe barriere. Prendiamo per esempio l’e-commerce: solo il 15% delle Pmi vende online e solo metà di queste lo fa in paesi diversi dal proprio. Le imprese potrebbero contare su un enorme potenziale per fare affari e crescere, ma esso non viene sfruttato, semplicemente perché le piccole imprese non hanno i mezzi per pagare i consulenti legali necessari ad adattare i loro contratti e le loro piattaforme online al quadro giuridico di 27 altri paesi. Anziché pagare per adattarsi al quadro normativo di un altro paese, le aziende decidono semplicemente di restare confinate nel proprio mercato nazionale. Questo è un punto che cambieremo grazie alla nostra Strategia per il Mercato unico digitale. Agevoleremo l’e-commerce transfrontaliero, specialmente per le Pmi, grazie a regole armonizzate per stilare i contratti e proteggere i consumatori e rendendo più efficiente e meno costosa la consegna dei pacchi. Vogliamo inoltre incoraggiare le imprese a sfruttare i vantaggi delle tecnologie digitali per migliorare la propria efficienza e produttività, oltre che per raggiungere più clienti.

Per quanto riguarda l’approccio alla regolamentazione, ritiene che sia preferibile un atteggiamento “light” come quello Usa, o pensa che l’approccio europeo sia giusto e vada anzi rafforzato?

È difficile paragonare l’Unione europea e gli Stati Uniti su questo punto. Noi abbiamo 28 Stati membri, con un gran numero di norme nazionali. Dovremo avere il coraggio di superare i compartimenti stagni delle regolamentazioni nazionali nel settore delle telecomunicazioni e della protezione dei dati, per arrivare ad avere meno regole, ma più efficienti, a livello Ue. Ecco perché la nostra Strategia è un programma di iniziative necessario che contempla i settori in cui l’Ue può fare davvero la differenza. Alla Commissione europea ci ispiriamo a saldi principi improntati a una regolamentazione migliore e più intelligente e miriamo sempre all’approccio più efficiente e meno oneroso o restrittivo.

Qual è la sua posizione sulla neutralità della rete?

Vogliamo proteggere il diritto degli europei di accedere alla rete senza restrizioni. Gli utenti non devono subire blocchi o rallentamenti ingiustificati quando usano Internet. I fornitori di contenuti e applicazioni devono poter rendere disponibili i loro contenuti senza discriminazioni. Le regole Ue devono inoltre permettere all’industria europea di innovare e offrire servizi migliori ai consumatori. È necessario che tutti questi principi siano sanciti da una legge Ue il più presto possibile; altrimenti in Europa ci ritroveremmo di fronte a 28 approcci diversi, e questo sarebbe un problema sia per gli utenti che per le imprese. La neutralità della rete è una parte fondamentale del Pacchetto relativo al mercato unico delle telecomunicazioni attualmente in fase di negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio Ue. Ci aspettiamo che le trattative si concludano al più presto con un chiaro pacchetto di norme forti sulla neutralità della rete e che sanciscano la fine delle tariffe in roaming.

La governance di Internet è oggi uno dei temi più dibattuti in assoluto: quale dovrebbe essere la posizione dell’Europa?

L’Europa vuole un Internet aperto, libero. Ma a questo traguardo non possiamo arrivare da soli. Oggi molti stati, Ong e altri stakeholder interessati alla governance di Internet sono sopraffatti dal volume e dalla complessità delle informazioni attinenti alle discussioni in materia. Ecco perché la Commissione lavorerà sullo sviluppo di un approccio sostenibile alla governance di Internet basandosi sul modello multipartecipativo, con l’obiettivo di preservare la libertà e l’apertura della rete. In pratica, questo vuol dire che stiamo contribuendo a creare uno strumento dedicato, l’osservatorio Gipo (Global Internet Policy Observatory), per aiutare ciascuno a trovare la propria strada nel labirinto delle politiche per la rete, capire quanto viene discusso in seno ai principali eventi internazionali sulla governance di Internet, chi fa cosa e quali posizioni adottano i diversi stakeholder. In tal modo gli interessati saranno maggiormente coinvolti nelle principali discussioni internazionali, e quindi nel processo decisionale sul futuro di Internet. Ciò sarà particolarmente utile per gli stakeholder dei paesi in via di sviluppo, aiutandoli a costruire capacità e ad accrescere le conoscenze sulle tematiche della governance di Internet.

Quali sono gli obiettivi della nuova IoT Alliance lanciata dalla Commissione europea che ha riunito diversi grandi attori dell’industria europea per innovare nel campo dell’Internet delle cose (IoT)?

L’Alleanza per l’internet delle cose (Aioti) punta a rafforzare i legami esistenti ed a costruirne di nuovi tra i vari attori e settori nel campo dell’internet delle cose (IoT): industria, Pmi, start-up. Servirà inoltre a promuovere l’interoperabilità e la convergenza tra standard, ad agevolare i dibattiti sulle strategie politiche ed a preparare un’iniziativa della Commissione per i test e le sperimentazioni su larga scala, in cantiere per il 2016. Forgiare nuove alleanze tra settori, stakeholder, grandi aziende, Pmi e startup del settore IoT aiuterà l’Europa ad assumere un ruolo guida mondiale in questo campo e favorirà un Mercato unico digitale per l’internet delle cose. Attualmente i membri dell’Aioti provengono soprattutto dall’industria; il prossimo passo sarà dunque coinvolgere anche Pmi, startup e qualunque soggetto che abbia un legittimo interesse a partecipare. La Commissione ha quindi lanciato un invito a manifestare interesse per reclutare nuovi membri. Anche gli Stati membri dell’Ue saranno pienamente associati a questa iniziativa. L’Alleanza sosterrà inoltre l’elaborazione strategica e il dialogo all’interno della comunità IoT e aiuterà la Commissione a preparare future iniziative di ricerca e innovazione, standardizzazione e progettazione politica nel settore IoT. Infine, l’Aioti sarà essenziale per l’elaborazione di progetti pilota su larga scala nel settore IoT, che verranno finanziati nel 2016-2017 nell’ambito del nostro programma per la ricerca e l’innovazione, Horizon 2020.

Capitolo e-commerce: l’Antitrust europeo ha avviato un’indagine formale per valutare se alcune aziende stanno deliberatamente bloccando la vendita transfrontaliera di beni, violando i trattati sul libero commercio. Qual è la sua opinione a riguardo? Quali azioni sono possibili per promuovere lo sviluppo del commercio elettronico a livello paneuropeo?

Troppi ostacoli si frappongono ancora all’accesso transfrontaliero dei cittadini europei a beni e servizi online. A volte sono le imprese stesse a creare tali ostacoli. Con questa indagine settoriale si intende valutare quanto sono diffusi e quanto incidono sulla concorrenza e sui consumatori. Se dovesse risultare che tali ostacoli hanno effetti anticoncorrenziali, la mia collega Margrethe Vestager, responsabile per le politiche sulla concorrenza, non esiterebbe a prendere misure in base alla normativa antitrust dell’Ue. Questa indagine settoriale è complementare ad altre azioni lanciate nel quadro della Strategia per il Mercato unico digitale. Diverse misure saranno adottate per aiutare lo sviluppo del commercio elettronico. Ad esempio, proporremo chiare regole contrattuali per le vendite online sia di beni fisici (come le scarpe o i mobili) sia di contenuti digitali (quali gli e-book o le app). Colmeremo così l’attuale gap legislativo a livello Ue riguardo al contenuto digitale e armonizzeremo un importante pacchetto normativo per i beni fisici. Ciò creerà parità di condizioni per tutte le aziende, consentendo loro di trarre pieno beneficio dal Mercato unico digitale e di poter operare fiduciosamente a livello transfrontaliero. Al contempo aumenterà la fiducia dei consumatori negli acquisti online. I consumatori avranno diritti ancora più ampli ed efficaci. Per esempio, se l’e-book che avete appena comprato è difettoso, sarà più facile trovare una soluzione con chi ve lo ha venduto. Gli europei potranno fare acquisti negli altri Paesi Ue con la stessa facilità con cui oggi comprano nel proprio paese, e ottenere così i migliori prodotti al prezzo migliore.

Qual è la sua opinione sul Piano italiano banda ultralarga e Crescita digitale?

Questo piano rappresenta un importante punto di partenza per la creazione di un’Italia digitale. Grazie ai piano adottato dal governo italiano, molti più cittadini e imprese italiani beneficeranno di una connessione Internet veloce e ultraveloce. Questo è essenziale visto che l’Internet veloce raggiunge oggi solo il 20% circa delle famiglie in Italia. Gli investimenti in infrastrutture digitali sono essenziali: vi rientra anche la nostra offensiva Ue sugli investimenti. Le reti a banda larga sviluppate ed efficienti sono la base su cui costruiremo il nostro Mercato unico digitale. Spero di veder presto il piano tradotto in realtà, cosicché cittadini e imprese italiane possano sfruttare al meglio le opportunità del digitale.

Pensa che sarà possibile usare i fondi Ue, come quelli previsti dal piano Juncker, anche nelle cosiddette aree nere?

L’Ue ha già destinato finanziamenti sia alle infrastrutture e ai servizi del mercato unico digitale sia alla ricerca e alle Pmi innovative (startup comprese). I Fondi strutturali e d’investimento europei dovrebbero programmare in questo settore un importo intorno ai 21,4 miliardi di euro. Sforzi particolari sono necessari per colmare il divario digitale fra aree urbane e zone rurali. Complementare ai programmi attuali dell’Ue è il Fondo europeo per gli investimenti strategici, destinato a sostenere una ricca gamma di progetti digitali, in particolare alla luce dell’aspetto di grande innovazione e della componente di ricerca (e quindi di rischio più elevato) che li contraddistinguono. La Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti offrono ulteriori e ingenti possibilità di finanziamento.

Lei pensa che l’Italia abbia un problema infrastrutturale o ritiene che il nostro problema sia la carenza di servizi?

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I due aspetti sono ugualmente importanti e strettamente interconnessi. Creare le giuste condizioni perché si sviluppino le reti e i servizi digitali è uno di pilastri della nostra Strategia per il Mercato unico digitale. I servizi hanno bisogno delle giuste infrastrutture per propagarsi e le infrastrutture sono inutili senza servizi che le sfruttino. Le imprese italiane sono ancora in larga misura non digitali e potrebbero trarre vantaggi da un maggiore ricorso al commercio elettronico (solo il 5,1% delle Pmi utilizza l’e-commerce, al quale è imputabile appena il 4,8% del fatturato complessivo delle imprese italiane). Tuttavia, nell’ultimo anno, sono stati compiuti dei progressi nell’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese (soprattutto soluzioni e-business). Riguardo alle infrastrutture, l’Italia si trova di fronte a un’enorme sfida in termini di copertura delle infrastrutture a banda ultralarga e di penetrazione di questi servizi in ampi segmenti della popolazione: solo il 21% delle famiglie ha infatti accesso a una connessione internet veloce (il livello di copertura più basso dell’UE e solo il 51% delle famiglie ha un abbonamento a banda larga fissa (anche qui la percentuale più bassa dell’Ue). Il nuovo piano adottato dal governo italiano cerca di trovare il giusto equilibrio tra l’agevolazione degli investimenti in infrastrutture, l’incoraggiamento dello sviluppo di servizi ultraveloci e la fornitura di infrastrutture adatte a sostenere la rapida digitalizzazione dell’economia italiana. Mi colpisce in modo particolarmente positivo l’accresciuto coordinamento tra l’azione nazionale e quella regionale in questo campo. Auspico dunque che il piano possa presto aiutare l’Italia a beneficiare dell’enorme potenziale offerto dalle soluzioni digitali.

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