IL CASO

Apple, la smentita della Cina: “Nessun divieto”

Marcia indietro del governo di Pechino sul caso delle commesse pubbliche: non esiste nessuna messa al bando dei prodotti della Mela. Ma le aziende hi-tech temono l’ostracismo della Tigre asiatica

08 Ago 2014

Patrizia Licata

I prodotti di Apple non sono vietati dal procurement cinese: lo ha fatto sapere il governo di Pechino, respingendo le affermazioni di un articolo di Bloomberg secondo cui Apple, con i suoi computer e tablet, sarebbe sulla lista nera dei cinesi per motivi di sicurezza nazionale.

Bloomberg scriveva che dieci prodotti della Mela, tra cui i portatili MacBook e i tablet iPad, erano stati eliminati dall’elenco dei prodotti hardware che hanno l’approvazione di Pechino ad essere usati nella Pa.

Ora il centro nazionale degli acquisiti per la pubblica amministrazione cinese (Central government procurement centre), il ministero delle Finanze e la stessa Apple spiegano che l’azienda americana non ha mai fatto richiesta per entrare nella lista dei device permessi.

La lista che avrebbe creato confusione è invece quella, dice Pechino, che viene redatta sui prodotti che risparmiano energia, ed è solo una delle tantissime liste stilate dagli uffici del procurement della Pa cinese. Apple non è mai stata nemmeno in quella lista, stando a una nota di Apple riportata da Reuters.

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“Anche se Apple ha la certificazione per i prodotti a risparmio energetico, non ha mai fornito le informazioni di verifica richieste dalla normativa cinese”, ha ribadito il minstero della Finanze in un fax alla Reuters.

Ciò non toglie, continua l’agenzia di stampa americana, che il governo cinese può ugualmente comprare prodotti Apple. E infatti sul sito del Central government procurement centre molti prodotti Apple sono da tempo in vendita – tranne per una pausa di alcuni giorni dovuta a una modifica dei prezzi che, a detta dei fornitori, non ha nulla a che vedere con preoccupazioni per la sicurezza nazionale.

Tuttavia, l’attenzione suscitata dall’articolo di Bloomberg riflette l’ansia delle aziende tecnologiche straniere in Cina che percepiscono da parte del governo locale una precisa volontà di arginare la loro capacità di fare affari nel Paese.

I regolatori cinesi hanno di recente lanciato un’indagine su Microsoft per presunto monopolio di mercato, dopo che Pechino ha annunciato che vieterà il sistema operativo Windows 8 per “motivi di sicurezza”. L’agenzia centrale per il procurement ha anche tolto (stavolta per davvero) dalla sua lista i fornitori di software anti-virus Symantec e Kaspersky Lab, sempre per timori legati alla sicurezza, come riportato dall’agenzia di stampa controllata da Pechino, Xinhua.

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