IL CASO

Banda ultralarga, le Regioni non “mollano” sui fondi

Salta l’accordo alla Conferenza Stato-Regioni. Puglia e Valle d’Aosta fra le più agguerrite. Si va a caccia di una soluzione per la ripartizione delle risorse: soldi per altre infrastrutture al posto di quelle per la banda ultralarga?

04 Feb 2016

Mila Fiordalisi

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Nulla di fatto per l’atteso accordo Stato-Regioni sulla banda ultralarga. La Conferenza Stato-Regioni ha deciso infatti di rimandare alla prossima riunione – in calendario l’11 febbraio – la decisione in merito, nonostante nei giorni scorsi sembrasse essere stata raggiunta l’intesa quadro preliminare. In occasione della presentazione del Piano Bul Sardegna il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, nel ricordare che la decisione in merito era stata calendarizzata nella seduta odierna della Conferenza Stato-Regioni (al punto uno dell’ordine del giorno) aveva fatto intendere che la quadra fosse stata trovata o quantomeno molto vicina. Ma così non è andata. E sarebbe stato l’accesso dibattito di ieri in Commissione speciale per l’Agenda digitale a far saltare tutto.

“Nella Commissione Agenda digitale che si è riunita ieri è emersa la necessità di ulteriori approfondimenti”, commenta l’assessore regionale del Friuli Venezia Giulia (regione capofila) Paolo Panontin : “C’è una condivisione sostanziale sul testo ma rimangono da definire alcune questioni in merito alla distribuzione delle risorse a livello nazionale”. Si tratta di 2,2 miliardi di euro messi a disposizione dal Cipe a cui si aggiungono altri 1,8 milioni di fondi europei per la rete pubblica di cui sono comproprietari Stato e Regioni.

Il governo sta puntando a una modalità di ripartizione dei fondi regionali “a seconda del fabbisogno nelle varie aree del Paese e quindi dando la priorità alle aree più scoperte”, ha detto Giacomelli. Di fatto l’obiettivo sarebbe modulare le risorse all’occorrenza, facendole migrare da una Regione all’altra, in particolare da quelle del Sud (già ampiamente cablate grazie ai bandi Eurosud) a quelle del Centro-Nord (in cui si registra la maggior parte delle aree grigie e bianche del paese). Non senza una contropartita per le Regioni: stando a quanto annunciato dal sottosegretario “è allo studio un modello di comproprietà della rete fra Infratel e Regioni”. Ma la Puglia – e pare anche altre Regioni del Sud – non ci sta: “Chiediamo al governo un ripensamento sulle strategie di utilizzo del fondo Fsc (Fondo sviluppo e coesione, ndr) e dunque una nuova istruttoria sulla spartizione delle risorse”, ha detto l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Loredana Capone. “Quanto è avvenuto è inaccettabile. La delibera Cipe 2/2 strettamente richiamata nella bozza di accordo divide le risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione con il criterio dell’80% alle Regioni meridionali e del 20% alle altre. Questo criterio non è stato tenuto in considerazione quando dalle parole si è passati ai numeri con le tabelle di ripartizione delle risorse. È in queste tabelle che tutte le Regioni del Sud vengono meno, in contraddizione con la stessa funzione di quei soldi, destinati a garantire la coesione tra territori del Sud e del Nord”, ha detto Capone. Secondo l’assessore nella sola Puglia il fabbisogno stimato per la copertura di tutte le aree a 100 Mb entro il 2020 è pari a 639 milioni “ma di tale somma non c’è traccia nella tabella di ripartizione del fondo Fsc presentata oggi. Che fine ha fatto questo fabbisogno? Perché la Puglia come altre Regioni scompare dalla tabella?”.

Martedì prossimo, 10 febbraio, si riunirà nuovamente la Commissione Agenda digitale per definire gli ultimi aspetti oggetto dell’ulteriore istruttoria. “Il giorno successivo il testo sarà all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni”, ha detto Panontin.

Il braccio di ferro non è di poco conto. Anche perché a non concordare sul “metodo” è più di una Regione e non solo facente capo al Mezzogiorno. Il presidente della regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, a margine della Conferenza Stato-Regioni, ha detto che “i parametri per la ripartizione dei fondi non sono stati concertati. Non si è poi tenuto conto del fatto che alcune regioni hanno già investito fondi propri per le reti a banda ultralarga e vengono penalizzate perché sono partite prima. Noi abbiamo usato soldi nostri e non possiamo essere penalizzati perché siamo partiti prima e come la Valle d’Aosta altre regioni”. Rollandin ha spiegato che le regioni possono “rinunciare a qualcosa ma non a tutto. Bisogna avere un parametro differente che tenga conto di quanto si avrebbe bisogno rispetto all’esistente e poi si rinuncia a qualcosa. In questa settimana comunque le regioni continueranno a lavorare con il governo per raggiungere una soluzione e arrivare a un accordo nella Conferenza Stato Regioni di giovedì prossimo”.

Per il 2016 ci sono 300 milioni stanziati dal Cipe ma la delibera del 6 agosto nel richiamare la legge 190/2014 chiariva che la dotazione complessiva del Fondo Sviluppo e Coesione va impiegata per un importo non inferiore all’80% per interventi da realizzare nei territori delle Regioni del Mezzogiorno. E difficilmente le Regioni rinunceranno alla gestione dei fondi in questione, dirottandoli su altri territori, senza una contropartita soddisfacente. Nel Fondo coesione ci sono le risorse per i programmi di interesse strategico regionale e si potrebbe optare per uno “scambio” di risorse, magari “trasferendo” soldi per infrastrutture ancora da realizzare in cambio di quelle destinate alla banda ultralarga per ottimizzare quindi la gestione di tutti i fondi regionali disponibili.

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