IL DOSSIER

“Basta barriere all’e-commerce”: l’Antitrust Ue avvia l’indagine formale

Il commissario Vestager passa ai fatti: dopo gli annunci di marzo arriva l’apertura del dossier. Si punta a verificare possibili restrizioni e barriere transfrontaliere negli acquisti online

06 Mag 2015

DE.A.

L’Antitrust europeo accende un faro sull’Ecommerce. Il commissario alla concorrenza, Margrethe Vestager (nella foto), vuole vederci chiaro nel settore del commercio elettronico come aveva già annunciato a marzo. L’indagine permetterà alla Commissione di individuare eventuali problemi di concorrenza sui mercati europei del commercio elettronico, integrando le azioni già avviate nel quadro della strategia per il mercato unico digitale.

Lo scopo è quello di identificare possibili barriere, erette dalle società, alla vendita online di beni e servizi più diffusi su internet come i prodotti elettronici, abbigliamento e scarpe e contenuti digitali. “I cittadini Ue affrontano troppe barriere nel commercio elettronico transfrontaliero, spesso erette dalle società stesse. Con questa indagine scopriremo quanto sono diffuse”, ha detto Vestager.

In Europa sono sempre più le merci e i servizi commercializzati via internet. Al tempo stesso le vendite transfrontaliere nell’Ue aumentano lentamente, in parte a causa delle barriere linguistiche, delle preferenze dei consumatori e delle diverse normative vigenti negli Stati membri. Ma vi sono anche sospetti che certe imprese adottino misure che limitano il commercio elettronico transfrontaliero di proposito. Vi sono anche indizi della possibilità che le stesse imprese innalzino barriere per intralciare il commercio elettronico transfrontaliero allo scopo di frammentare il mercato unico dell’Ue e impedire la concorrenza. Le imprese impongono, ad esempio, restrizioni contrattuali negli accordi di distribuzione che impediscono ai dettaglianti di vendere beni o servizi acquistati online o a livello transfrontaliero a clienti situati in un altro paese dell’Ue.

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Pertanto, l’indagine della Commissione raccoglierà informazioni di mercato al fine di comprendere meglio la natura, la diffusione e l’incidenza di questi e altri ostacoli analoghi interposti dalle imprese e di valutarli alla luce delle norme antitrust dell’Ue. Se dall’analisi dei risultati emergessero specifici problemi di concorrenza, la Commissione potrebbe avviare indagini su determinati casi per assicurare la conformità con le norme europee in materia di pratiche commerciali restrittive e di abuso di posizione dominante sul mercato (articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea — Tfue).

Nelle prossime settimane, quindi, la Commissione invierà richieste di informazioni a una serie di portatori di interesse in tutta l’Ue, tra cui, ad esempio, i produttori e i distributori all’ingrosso ma anche i venditori al dettaglio del settore del commercio elettronico. Ai sensi della normativa antitrust, nell’ambito di un’indagine di settore la Commissione può richiedere alle imprese o alle associazioni di imprese di fornire informazioni, documenti o dichiarazioni. La Commissione prevede di pubblicare una relazione preliminare da sottoporre a consultazione a metà 2016, mentre la relazione definitiva è prevista per il primo trimestre del 2017.

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