Battiferri: “Identità digitale, Telecom giocherà un ruolo chiave”

Il direttore business di Telecom Italia: “Il modello regge sicuramente da un punto di vista tecnico. Altra cosa è il modello di business, ma qui si ragiona in termini di ecosistemi”

27 Ott 2015

Alessandro Longo

Il Sistema pubblico per l’identità digitale è interessante per Telecom Italia non come business in sé, ma perché perno di un ecosistema di servizi digitali fondamentali al cittadino. Un ambito dove Telecom vuole giocare un ruolo principe Italia, a quanto riferisce Simone Battiferri, direttore Business della società

Facciamo un bilancio della sperimentazione Spid, a cui avete partecipato come identity provider.

È andata bene. È stata l’occasione per verificare alcuni aspetti che ci interessavano. Abbiamo chiesto alcune piccole modifiche al modello, la cui impalcatura originaria è però rimasta inalterata. Abbiamo verificato i protocolli, l’interazione con i service provider

Quindi che il modello regge…

Abbiamo capito che il modello regge dal punto di vista tecnico. Altra cosa è il modello di business, se reggerà è ancora un’incognita.

E come pensate di affrontare questo tema?

Dobbiamo uscire dal paradigma finora seguito dalle Telecom, quello secondo cui ogni servizio ha un business plan e un ritorno specifico. Un principio poco attuale sui servizi digitali, se vediamo il mercato degli over the top. Qui si ragiona invece in termini di ecosistemi. Il singolo servizio può non essere redditizio, ma l’importante è che lo sia l’intero ecosistema. Questa è la premessa. Resta aperto un punto spinoso dello Spid, cioè l’acquisizione dei clienti.

Qual è il nodo?

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Il punto è che bisogna abbassare i costi di acquisizione dei clienti, per rendere sostenibile il tutto. Si stanno facendo passi avanti per abilitare modalità di acquisizione non analogiche (che richiedono l’identificazione dell’utente in un punto fisico). Se vogliamo che questo servizio abbia successo, dobbiamo portare a bordo quanti più cittadini possibile e questo è fattibile con un modello di costi più agile.

E quale soluzione proponete?

Una delle possibilità che si stanno analizzando è usare banche dati pre-esistenti che abbiano un livello di affidabilità sufficiente. Un altro modo è usare web cam per l’identificazione. Un altro tema che stiamo affrontando con le istituzioni è la volontarietà dello Spid. Al momento l’adozione di Spid è volontaria, il che può porre limiti allo sviluppo dei servizi digitali.

Quali altri temi sul tavolo?

La portabilità del profilo. È corretto che l’utente abbia diritto a farla. Ma questo introduce un rischio di impresa molto alto per i primi identity provider. Se il costo di acquisizione è alto, anche la portabilità deve avere un suo valore. Bisogna valutare quindi i costi da riconoscere quando un utente si sposta da un identity provider all’altro. Può sembrare un tema non primario, ma incide molto sulla sostenibilità del business. Un altro tema è come gestire il rapporto fra i fornitori di servizio privati e gli identity provider. Ci sarà un tariffario comune? Ci sarà una centralizzazione in una specie di consorzio, per evitare che il fornitore di servizio debba fare un accordo con ciascun identity provider? Dobbiamo trovare modalità per accelerare l’ingresso di service provider privati. L’ecosistema diventa molto interessante se entrano anche i privati come fornitori di servizi, anche perché sarebbero gli unici soggetti ai quali potrebbe essere richiesti il pagamento di un contributo.

Ma dati tutti questi nodi, qual è l’interesse di Telecom per Spid?

Telecom Italia vuole avere un ruolo sempre più importante nella digital life dei clienti e Spid è un servizio fondante in questa visione. Pensiamo di avere un ruolo significativo in particolare nella “trusted digital life”, quei servizi sensibili per il cittadino (trasporti, Scuola, pagamenti…), non avendo invece- ovviamente- ambizione di replicare le piattaforme degli over the top. Il servizio Spid in sé non è attraente come business model, ma è abilitante di ecosistemi di servizi e community in chiave digitale. Per portare a bordo di internet la massa degli italiani dobbiamo accelerare su questo fronte.

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