AGCOM

Cardani: “Copyright, il Parlamento è sovrano”

Il presidente Agcom: “Il nostro regolamento non compromette la possibilità di legiferare in questo campo”. Tarantola (Rai): “Bene provvedimento Agcom, ma serve un testo unico”. L’allarme di Confaloneri (Mediaset): “Senza tutela del diritto d’autore i broadcaster rischiano di chiudere”

29 Gen 2014

Federica Meta

Il regolamento sulla tutela del diritto di autore varato dall’Autorità di garanzia per le comunicazioni non pregiudica il fatto che il Parlamento sia sovrano e possa legiferare. Lo ha sottolineato il presidente dell’Authority, Angelo Marcello Cardani, in occasione del workshop di Confindustria Radio Tv sul copyright. “Il regolamento – ha spiegato Cardani – che lascia inalterate le garanzie giurisdizionali, non pregiudica che il Parlamento possa legiferare in questo campo”.

“Davanti ai ripetuti inviti da parte di parlamentari di farmi da parte – ha aggiunto il presidente – io dico che il Parlamento è sovrano e non ha bisogno che l’Agcom si faccia da parte. Non è minimamente compromessa la possibilità del Parlamento di legiferare perché ha il monopolio”.

Secondo Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, regolamento adottato dall’Agcom sul diritto d’autore “è un passo importante e positivo, tutela un diritto irrinunciabile. Noi in Rai siamo convinti che sia un primo passo, ma che è necessario un quadro organico più ampio che dia certezze”. Intervenendo al convegno, il presidente della Rai, ha poi chiarito che “sarà nostro compito in sede Ue e di concerto con l’Agcom portare avanti l’idea di una specie di testo unico su questo argomento”.

Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ha lanciato l’allarme. “Senza una reale tutela del diritto d’autore su internet rischia il nostro modello di internet, rischiamo di chiudere”, ha detto senza mezzi termini. E pur esprimendo apprezzamento per il Regolamento approvato a dicembre dall’Agcom per la tutela del diritto d’autore sul web, Confalonieri ha messo in guardia dalla “voracità”‘ degli Over the top per difendersi dai quali “ci vuole una legge e la diffusione di una cultura specie tra i giovani” tale da far capire che scaricare gratis un film o musica è illegale . Gli Over the top sono “signori che fanno miliardi di utili, non pagano una lira” di tasse “qui, impiegano pochissime persone, parliamo di decine”. Viceversa “noi spendiamo per il nostro palinsesto e abbiamo norme su quote di cinema, su quote europee , sulla tutela dei minori”, ha concluso Confalonieri.

Sulla sovranità del Parlamento era intervenuto nei mesi scorsi anche il commissario Francesco Posteraro, relatore del regolamento. In occasione di un forum sul copyright organizzato nella redazione del Corriere delle Comunicazioni, Posteraro aveva chiarito che “non si pone neppure in astratto un problema di conflitto fra l’Autorità e il Parlamento, che operano su piani diversi”.

“L’Autorità agisce nell’alveo definito dalla legge: è soggetta alla volontà del Parlamento quale si concretizza nella legge – spiegava il commissario – Proprio per questo non può e non deve tener conto delle proposte di legge, che mirano ovviamente a modificare il quadro legislativo vigente, al quale, come ho appena detto, l’Agcom, come ogni organo pubblico, deve invece conformarsi. Al momento, come spero di aver chiarito, le leggi vigenti legittimano pienamente l’intervento dell’Autorità. Quando e se queste leggi dovessero essere modificate, l’Agcom altrettanto doverosamente si adeguerebbe ad esse, con la massima tempestività”

La competenza di Agcom a regolamentare il copyright “si fonda innanzi tutto sul decreto legislativo n. 70 del 2003, con il quale è stata recepita la direttiva europea sul commercio elettronico – puntualizzava il commissario – In particolare il decreto prevede che sia l’autorità giudiziaria sia l’autorità amministrativa avente funzioni di vigilanza possano esigere, anche in via d’urgenza, che i prestatori di servizi della società dell’informazione, ossia i provider, pongano fine alle violazioni. In materia di diritto d’autore l’autorità amministrativa competente è appunto l’Agcom, cui la legge sul diritto d’autore attribuisce le funzioni di vigilanza sul settore. Lo schema di regolamento approvato dall’Autorità nello scorso mese di luglio non fa altro, quindi, che disciplinare le modalità di esercizio del potere conferito all’Autorità stessa dalla legge. In questo contesto giuridico anche le misure volte a reprimere le violazioni ricalcano fedelmente le disposizioni del decreto legislativo, che menziona infatti espressamente la rimozione delle informazioni illecite e la disabilitazione dell’accesso ad esse”.

Il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica è stato varato lo scorso 12 dicembre ed entrerà in vigore il 31 marzo 2014. Tre i cardini del testo: azioni di contrasto verso le “violazioni massive” del diritto d’autore sul web e mai contro gli utenti finali, nessun intervento d’ufficio dell’Autorità ma procedure portate avanti “nel pieno rispetto del contraddittorio” e azioni tese a sviluppare una culturale della legalità in Rete.

Il testo adottato contiene alcuni, essenziali concetti più volte ribaditi dall’Autorità nell’arco di questo anno di lavori: innanzitutto il provvedimento “assegna carattere prioritario alla lotta contro le violazioni massive” e “non riguarda gli utenti finali, per cui – dice l’Agcom – non incide in alcun modo sulla libertà della rete”. Non è dunque previsto alcun intervento diretto nei confronti degli internauti, come invece prevede, giusto per fare un esempio, l’Hadopi, organismo francese per la tutela del diritto d’autore finita nel mirino del governo Hollande dopo una pioggia di critiche sulla sua scarsa efficacia.

Altro concetto-chiave del provvedimento: l’Authority non agirà d’ufficio. Per avviare un procedimento contro chi viola il copyright online è richiesta la presentazione di un’istanza da parte del titolare del diritto. L’Agcom ribadisce che, non agendo d’ufficio, è escluso che “i provider siano chiamati a svolgere un’attività di monitoraggio della rete”. Una questione che nei mesi scorsi aveva scatenato il dibattito, a tratti molto acceso, proprio tra Agcom da una parte e provider dall’altra, i quali sostenevano il loro diritto a chiamarsi fuori da qualsiasi operazione di monitoraggio del web.

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