DIGITAL SINGLE MARKET

Ansip: “Liberare il potenziale digitale per costruire il futuro dell’Europa”

Ue troppo lenta nel digitalizzare l’industria e la PA e nel superare lo skill gap. Ma la strategia per il Mercato unico digitale metterà l’acceleratore alla digital economy europea. Focus su cloud, big data e startup

14 Apr 2015

Patrizia Licata

Tra poche settimane, la Commissione europea presenterà la sua strategia per la realizzazione del Mercato unico digitale (Digital single market). Tale strategia si basa su tre pilastri che sono chiamati a “liberare il potenziale dell’economia digitale e costruire un futuro digitale per l’Europa”. Lo ha detto oggi il vice-presidente della Commissione Andrus Ansip nel suo discorso allo European Policy Centre di Bruxelles. “Per trasformare questa visione in realtà e creare un ambiente online aperto, equo, ben funzionante, occorre rimuovere una serie di barriere nel mercato”, ha sottolineato Ansip, aggiungendo: “I consumatori potrebbero risparmiare 11,7 miliardi di euro l’anno se potessero scegliere, quando fanno acquisiti, tra la gamma di beni e servizi proveniente da tutti i 28 Paesi Ue”. Naturalmente tutto l’impianto funziona se c’è un’adeguata e “solida” infrastruttura, ha indicato Ansip: “Questo vuol dire affrontare problemi relativi alle telecomunicazioni e alle piattaforme online, per esempio”.

Non si tratta solo di agire nel breve termine o di liberarsi di ostacoli come il geo-blocking, ma di pensare al futuro, “di preparare nuova crescita mentre il mondo avanza in aree come cloud computing, Internet of Things, big data“.

Sono queste le grandi sfide per il Mercato unico digitale che Ansip ha passato in rassegna, una per una. Senza dimenticare l’impatto della digital economy sul mondo del lavoro. “I progressi tecnici danno al settore It un immenso potere di creare ma anche di distruggere posti di lavoro”, ha sottolineato Ansip. Ma per il vice-presidente della Commissione Ue alla fine si ha un guadagno netto negli occupati. Il McKinsey Global Institute, per esempio, ha calcolato che in un periodo di 15 anni in Francia Internet ha distrutto 500.000 posti di lavoro ma ne ha anche creati 1,2 milioni. Un altro studio citato da Ansip e condotto tra le Pmi indica che 2,6 posti di lavoro sono creati per ciascun posto che si perde.

“Nessuno crea più posti di lavoro delle start-up e delle altre giovani imprese”, ha dichiarato Ansip; “queste rappresentano circa la metà di tutti i nuovi lavori che si creano. Per questo la strategia per il Digital single market vuole sostenere al massimo le start-up e aiutarle a crescere, a esportare, a sfruttare al meglio il mercato digitale europeo”.

In generale l’industria europea deve mettersi alla guida della rivoluzione Ict per servire i mercati del futuro. “Digitalizzare l’industria può portare enormi vantaggi”, dall’automazione alla produzione sostenibile alla flessibilità, produttività e competitività, ma finora “il processo di digitalizzazione delle imprese dell’Ue è stato piuttosto lento. E il loro utilizzo di tecnologie digitali avanzate – mobile, social media, cloud, big data – è anche più lento: solo l’1,7% delle imprese Ue fa pieno uso di tali tecnologie mentre il 41% non le usa affatto”, ha affermato Ansip.

Dal settore privato al pubblico, Ansip ha ricordato i benefici in termini di efficienza e risparmi che la digitalizzazione può portare anche nei servizi pubblici. Per esempio, si stima che una strategia “digital by default” nel settore pubblico dell’Ue potrebbe portare a risparmi per 10 miliardi di euro l’anno e la fatturazione elettronica nell’approvvigionamento pubblico in Ue potrebbe generare risparmi anche di 2,3 miliardi. Ma anche qui l’Europa procede troppo lentamente: “Anche se l’Ue dovrà migrare a un pieno utilizzo dell’e-procurement per ottobre 2018, i progressi sono finora troppo lenti in molte nazioni”, ha indicato Ansip.

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C’è poi un’altra questione: la carenza nelle competenze digitali: “Nonostante la rapida crescita nel settore Ict, che crea circa 120.000 nuovi posti di lavoro l’anno, l’Europa potrebbe trovarsi di fronte a un gap di oltre 800.000 lavoratori specializzati nell’Ict entro il 2020″, ha osservato Ansip. “Perché? Quasi il 20% degli europei non ha mai usato Internet e circa il 40% non possiede ancora le necessarie competenze digitali”. Su questo punto Ansip è severo: “Non è un problema nuovo e ora ci dobbiamo chiedere come si sia prodotta questa situazione. E che cosa possiamo fare per sanarla, forse a livello Ue, perché parte della responsabilità ricade su singoli Stati-membro. La Commissione lavora da anni per dare indicazioni su questo punto, ma vediamo ancora grandi differenze nei livelli di competenze digitali nei diversi Paesi Ue e diverse implementazioni dei programmi nazionali disegnati per ridurre il digital divide dell’Europa”.

Ansip ha cercato infine di tracciare il futuro dell’Europa, perché il Mercato unico digitale serve anche a questo. Ci sono i dati, la base di tutto ciò che è digitale. “L’uso efficiente dei dati può aumentare la produttività delle aziende del 5%”, ha indicato Ansip. “Ma per prima cosa dobbiamo assicurarci che i dati siano adeguatamente protetti. Solo allora le persone potranno fidarsi veramente dei servizi online. Questo sarà un grande incentivo all’e-commerce”. Ansip ha annunciato che la Commissione intende finalizzare la riforma Ue sulle regole per la protezione dei dati “il prima possibile”. Ma ci sono altri aspetti da considerare: “Chi possiede e chi gestisce i flussi di dati” e anche “l’uso e il ri-uso dei dati” e la loro “conservazione”. “Prendiamo per esempio i big data, un’area emergente di crescita economica che crea lavoro e innovazione”, ha affermato Ansip: il settore cresce del 40% annuo, ma “l’Europa è pronta per l’avvento dei big data? Forse non ancora: il 29% delle imprese Ue di dimensioni maggiori si considerano pronte, ma più del 50% dice di non esserlo”, ha evidenziato Ansip.

Un’altra area di crescita è il cloud computing, in tutti i settori dell’economia europea: “Entro il 2020, questo settore sarà cresciuto di cinque volte rispetto al 2013, portando valore nell’economia, creando posti di lavoro e innovazione”, ha indicato Ansip. “Ma dal momento che più dati saranno conservati nel cloud negli anni a venire, è essenziale affrontare temi come il data storage, la proprietà e la gestione dei dati, il prima possibile”.

Infine Ansip ha parlato della app economy, un settore che in Europa sta vivendo una rapida crescita, a ritmi del 12% dal 2013, e che impiega già 1,8 milioni di persone, ma secondo le previsioni ne occuperà 4,8 milioni nel 2018.

“E questi sono sono alcuni temi e sfide del Digital single market“, ha concluso Ansip. “Migrare verso il digitale è un compito complesso: ogni aspetto della nostra vita è coinvolto”.

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