LA BATTAGLIA LEGALE

Brevetti wi-fi, Cisco ne viene a capo (dopo 8 anni)

Fine della battaglia legale che rischiava di costare al vendor californiano 64 milioni di dollari di danni. Per la Corte d’Appello americana non ci sono prove sufficienti per sostenere l’accusa di Commil Usa

30 Dic 2015

Patrizia Licata

Cisco Systems vince la disputa sul brevetto del wifi che l’ha vista coinvolta per otto anni in un procedimento legale con diversi rovesciamenti di fronte e il coinvolgimento anche della Corte Suprema degli Stati Uniti. Oggi però la più alta corte d’Appello specializzata sui brevetti (U.S. Court of Appeals for the Federal Circuit) ha ribaltato una precedente sentenza che condannava il produttore di attrezzature di rete a un risarcimento di quasi 64 milioni di dollari.

Cisco, recita la sentenza, non è responsabile direttamente di violazione né di aver indotto altri a violare il brevetto di proprietà della Commil USA che riguarda una tecnologia per diffondere i segnali mobili su una vasta area dove sono necessari più punti di accesso.

Il capo del dipartimento legale di Cisco, Mark Chandler, ha sottolineato la soddisfazione del vendor per la sentenza. “Questo brevetto non ha mai avuto niente a che fare con i nostri prodotti e i milioni di dollari che abbiamo dovuto spendere per difenderci da questa ingiusta accusa sono un’assurdità”, ha dichiarato Chandler in una nota.

La Commil USA, società texana, ha fatto causa a Cisco nel 2007, poco dopo aver acquistato il brevetto in questione da un’azienda israeliana, la Commil Ltd, riporta l’agenzia Reuters in base agli atti del tribunale americano. Cisco ha definito questa azienda una “non-practicing entity”, ovvero una società che trae guadagno principalmente dal dare in licenza dei brevetti ma non produce effettivamente nulla.

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Nel 2011, una giuria federale del Texas ha deciso che Cisco aveva indotto la violazione del brevetto incoraggiando i suoi clienti a usare prodotti che non rispettavano il brevetto di Commil. La giuria aveva ingiunto a Cisco di versare 63,8 milioni di dollari di danni a Commil e il giudice vi aveva anche aggiunto 10,3 milioni di interessi.

Nel 2013, la Federal Circuit, che ha sede a Washington, D.C. ed è la suprema corte d’appello americana per le cause brevettuali, ha ordinato un nuovo processo, affermando che Cisco aveva il diritto di costruirsi una difesa basata sulla sua “convinzione in buona fede” che il brevetto di Commil non fosse valido.

Tuttavia a maggio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che tale difesa non era legittima, annullando la decisione della Federal Circuit e rimandandole indietro il caso. Ora però un panel della stessa Federal Circuit composto da tre giudici ha sentenziato a favore di Cisco spiegando che, quando ha ripreso in esame il caso, è emerso che “le prove concrete non corroboravano” le precedenti sentenze.

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