STORAGE

Cloud alla guerra dei prezzi, lo schiaffo di Dropbox

Alla stessa tariffa offerti 900 Gigabyte in più. E’ l’ultima mossa di uno scontro che sta spostandosi su differenti approcci e tipi di piattaforme. Al centro il taglio dei prezzi avviato dai big dell’informatica

28 Ago 2014

Antonio Dini

Dropbox alla guerra del cloud. L’azienda americana specializzata nella fornitura di servizi storage via cloud costruiti con un modello “freemium” (i primi due gigabyte sono gratuiti e poi i servizi avanzati si pagano mensilmente) ha rivisto al basso il suo listino prezzi semplificando al contempo l’offerta. Adesso per gli utenti “professionali” un terabyte di spazio di archiviazione nel cloud, pari a 1024 Gigabyte, costa 10 euro al mese (negli Usa costa 10 dollari) o 100 dollari/euro l’anno. Prima con 10 dollari il mese si aveva diritto a “soli” 100 Gigabytes. In Gran Bretagna Dropbox offre 5 terabyte per 5 utenti in team a 11 pound per utente al mese (55 sterline al mese).

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato il Ceo e cofondatore di Dropbox, Drew Houston – è quello di consentire alle persone di lavorare assieme in modo più semplice grazie a Dropbox”.

La mossa di Dropbox, azienda fondata da Houston con Arash Ferdowsi nel 2008 grazie all’acceleratore di impresa Y Combinator di Paul Graham, è la risposta a quella “guerra del cloud” che sta infiammando i cieli informatici da alcune settimane a questa parte. Una guerra che vede abbassarsi i prezzi dei servizi e moltiplicare i tipi di offerta. Una volta patrimonio sostanzialmente della sola Amazon, il cloud computing e i servizi connessi sono diventati oggi terreno di scontro fra i big dell’informatica. Google e Microsoft basano sempre più la loro offerta commerciale sulla presenza di una piattaforma cloud e i diversi “mondi digitali” sono solo parzialmente interoperabili, fidelizzando la clientela all’interno di un determinato sistema.

Al posto di un approccio basato su un unico “gigante” che investe nella tecnologia di base (Amazon) e decine di start up e altre aziende che utilizzano i servizi cloud di base per fornire servizi cloud di secondo livello alle aziende e ai privati, oggi lo scontro si è spostato tra differenti approcci e tipi di piattaforme. Anche nel settore dell’erogazione dei servizi, che vede coinvolti sempre più attori del mercato tecnologico come Apple e Facebook, ad esempio, che stanno realizzando centri dati (le “case delle nuvole”) ma anche reti CDN, cioè Content Delivery Network, reti per la consegna di contenuti.

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In questo momento nel mercato lo scontro si è spostato sul livello più basso, direttamente alla portata dei consumatori: la mossa di Dropbox, che ha una penetrazione molto ampia nel mercato consumer e comincia ad avere anche una buona penetrazione in quello aziendale soprattutto per le PMI, è la conseguenza degli abbassamenti di prezzo che i grandi stanno operando in questo settore. Google ha sistematicamente abbassato il costo del suo Google Drive, Apple ha abbassato quello di iCloud, che con la nuova coppia di sistemi operativi iOS 8 e OS X 10.10 Yosemite in uscita questo autunno offrirà modalità semplificate di utilizzo dello storage nel cloud, e anche Microsoft ha abbassato il costo di alcuni suoi servizi Azure legati a Office e ad altri prodotti dell’azienda di Redmond.

Il punto di forza di Dropbox, a fronte di un insieme di tecnologie per l’archiviazione di dati legati a grandi piattaforme come Windows, OS X e Android, è la sua trasversalità. I circa 300 milioni di utenti Dropbox hanno accesso a software dedicati su tutte le piattaforme mobili e fisse in commercio, che consentono loro di muoversi liberamente senza rimanere “bloccati” all’interno dell’offerta commerciale di una specifica piattaforma. «Siamo stati i pionieri del mercato dello storage cloud – dice Dennis Woodside, COO di Dropbox – e solo adesso i nostri avversari hanno capito quanto sia importante e si stanno focalizzando di più. Ma sono fiducioso che per il nostro modello di business le opportunità più grandi debbano ancora arrivare».

Gli utenti di questo tipo di servizi archiviano nel cloud prevalentemente fotografie, musica, video e solo in seconda battuta anche documenti di testo (Word, fogli di calcolo e presentazioni). Ma, come notano gli analisti, è un cavallo di Troia perché nel tempo la documentazione personale degli individui diventa più comodamente accessibile dal PC ma anche dal telefonino e dal tablet se conservata su Dropbox. In una forma di consumerizzazione che si sta manifestando adesso, Dropbox viene sempre più usato sul posto di lavoro, con l’autorizzazione o meno del datore di lavoro, per avere i documenti lavorativi sempre disponibili e facilmente condivisibili a prescindere dalle dimensioni.

Secondo gli analisi per adesso Dropbox mantiene la testa in questo tipo di servizi e per lungo tempo rimarrà in questa posizione. Ma a lungo andare è in discussione la sostenibilità di un modello di business basato esclusivamente sui relativamente pochi utenti che pagano per i servizi aggiuntivi, senza potersi appoggiare a piattaforme più ampie o a servizi di pubblicità. Secondo Aaron Levie, CEO di Box, il principale avversario di Dropbox in questo settore, “a tendere lo spazio a disposizione sarà illimitato e gratuito”. Si possono fare pagare servizi ulteriori come sicurezza, contenuti aggiuntivi, modalità avanzate di condivisione, ma i margini diventano sempre minori.

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