STRATEGIA

“Cloud first policy” per la PA americana: e in Italia?

Dopo quattro anni di sperimentazioni e progetti ecco i risultati, le lezioni utili e gli step necessari per l’adozione della “nuvola” in altri contesti

27 Ago 2015

Antonio Dini

La prima volta che gli Stati Uniti ci hanno pensato è stato nel 2011, con la “Cloud First Policy”. Un modo per fare in modo che le agenzie (Dipartimenti, ministeri, enti federali e governativi) potessero trarre il massimo vantaggio dall’utilizzo del cloud con un IT flessibile, rapido nell’adattamento e nella risposta, capace di minimizzare i costi. La cosa giusta per il cloud, insomma.

Nel tempo, gli Usa hanno creato una prassi e un insieme di modi di utilizzo del cloud che sono una buona scuola per testare quello che una amministrazione pubblica può fare, come farlo e quali errori evitare. A partire dal primo punto: perché il cloud?

La risposta è simmetrica a quella offerta alle aziende: il cloud dà la possibilità di adattare e sintonizzare con precisione, a “grana fine”, l’utilizzo delle tecnologie, consentendo così di sfruttare capacità di calcolo, memoria e archiviazione in maniera ottimale. Inoltre, sposta i costi dalle spese di capitale a quelle operative e infine consente di avere forti benefici anche dal punto di vista delle O&M, operazioni e manutenzione, uno dei costi più alti per la pubblica amministrazione.

Il secondo punto è quale differenza possa fare il cloud per la pubblica amministrazione. Da questo punto di vista la risposta è semplice: ridurre i tempi necessari a far partire i progetti e quindi creare quella velocità di movimento che le fornitore interne non riescono a dare neanche nei migliori scenari. Piattaforma e infrastruttura sempre disponibile, alto livello di automazione, e bassi costi, possibilità di portare rapidametne le risorse informatiche sui progetti per i quali sono necessarie. Per molte pubbliche amministrazioni il semplice fatto che il cloud consenta di riallocare risorse informatiche vuol dire anche poter riallocare la più preziosa risorsa di tutti, le persone che lavorano internamente, portando un maggior valore al lavoro..

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Però, non sono tutte rose e fiori. Il cloud ha anche le sue spine e le sue difficoltà. Come emerge chiaramente pensando a come fare a capitalizzare le opportunità offerte capendo da dove partire. È difficile accendere i motori, per così dire, cioè spingere sull’adozione del cloud. Non è una questione di tecnologia, anche se l’adattamento della tecnologia al cloud non è banale, bensì di sicurezza, accreditamento presso gli enti e gli uffici, di cultura del cambiamento, di evoluzione dei paradigmi. Convincere gli uffici e le amministrazioni che condividere una infrastruttura è l’inizio del processo è difficile, così come è difficile immaginare modi di gestire diversamente il procurement delle risorse, e come prezzare internamente l’utilizzo dei servizi man mano che vengono utilizzati.

Da dove si parte, allora? La risposta è in realtà più semplice di quanto non si creda: tutte le amministrazioni dovrebbero avere una strategia chiara divisa in fasi che spieghi dove vogliono andare e quali obiettivi vogliono raggiungere. Aprire i cancelli e consentire a chiunque di far partire qualunque servizio non funziona; serve coordinamento e vari anni di test e di esperienza negli Usa confermano che è necessario soprattutto costruire le competenze per capire quali tipologie di cloud (privato, ibrido, pubblico) utilizzare per quali progetti e in quali contesti, oltre a mettere in campo una serie di nuovi modelli di funzionamento, sicurezza, gestione, certificazione. Con una forte attenzione al modello dei costi variabili, pay-per-use, che può essere fattore di risparmio o di incremento dei costi a seconda delle tipologie di utilizzo.

In definitiva, il punto per la pubblica amministrazione, secondo quanto hanno capito negli Stati Uniti, non è “se muoversi” nel cloud ma “come muoversi”, quali tipologie di investimenti cost-effective fare, riflettendo su quali tipologie di ambiente cloud sia più corretto, quali programmi, piattaforme o tipo di capacità sono necessarie nel cloud, quale impegno richiede la migrazione (quali costi di transizione), quali cambiamenti tecnologici sono necessari nelle strutture e nei software già impiegati, e infine come si può progettare, oltre al nuovo ambiente, anche un piano efficiente ed efficace di transizione?

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