STRATEGIE

Cloud ibrido: ecco tutti i trucchi per “domarlo”

Metriche corrette, ottimizzazioni, monitoraggio degli utenti finali. Gli accorgimenti necessari per mettere in piedi un progetto con la “nuvola” a metà fra ambiente pubblico e privato

13 Gen 2016

Antonio Dini

Cresce il tasso di adozione del cloud ibrido da parte delle aziende grandi e medie. La soluzione che unisce parti di nuvola basata sul proprio datacenter e parte su quello pubblico dei grandi fornitori di servizio è complessa ma possibile, spiega Idc.

Innanzitutto il ragionamento è basato sulle difficoltà che si trovano per l’ottimizzazione dell’utilizzo del cloud ibrido. Il razionale è usare soluzioni di questo tipo quando si vogliono spalmare i costi su differenti tipologie di investimento. Ma come fare per ottimizzarle e avere una gestione centrale di alto livello? Vanno tenute d’occhio una serie di variabili.

Innanzitutto è necessario lavorare sulla rete. Sembra controintuitivo ma il fatto che si sposti tutto nel cloud fa risparmiare ma diventa efficace nella misura in cui ci sia una comprensione profonda di come funzionano i protocolli di rete e come possono essere implementati. Disegnare o meglio ridisegnare la rete porta benefici sull’utilizzo dei servizi che possono fare la differenza. A volte addirittura il cambio di apparecchi di bassissimo costo (gli switch o gli access point) o della dotazione (i Pc e i tablet e telefoni) per avere migliori interfacce di rete o modem wireless può portare a benefici notevoli.

Il secondo passaggio è la protezione: tramite VPN e altri sistemi per consentire di avere una rete crittata e protetta, sicura all’interno di tunnel che permettano di utilizzare server distanti per far transitare i dati come se fossero su server aziendali. La messa in sicurezza del traffico dati oggi che le interfacce di rete, la banda passante e soprattutto il processore dei telefoni e dei tablet lo consente passa tranquillamente dalle VPN sempre attive sia per l’uso professionale che privato, in un’ottica anche di consumerizzazione.

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È necessario anche portare avanti in maniera strutturata dei monitoraggi sulla performance e l’uso delle risorse da parte degli utenti finali. Questa parte non può essere trascurata: il ruolo dell’IT in questo caso è monitorare per poter modulare le risorse e capire chi usa di più e chi di meno. Senza questo tipo di controllo, non è possibile raggiungere risultati apprezzabili con miglioramento perché è questa la parte di sostanziale “sintonia fine”.

C’è poi il problema di capire quando i fornitori di servizi terze parti hanno problemi. Questo può essere fatto in vari modi, tra i quali uno che viene spesso trascurato è la visibilità che si ottiene attraverso una ispezione approfondita dei pacchetti Tcp/Ip. Mossa necessaria e che spesso ha ripercussioni anche sulla sicurezza complessiva delle attività (la sicurezza è come una catena: è resistente tanto quanto il suo anello più debole).

Infine, ultimo tema ma non meno importante degli altri, è l’utilizzo delle metriche giuste per misurare il risparmio che si ottiene utilizzando il cloud ibrido. Non è per furbizia ma per realismo: spesso non si analizza a sufficienza il tipo di strumenti e di metriche che si devono utilizzare e gli eventuali risparmi (o perdite) vengono sottovalutati. Errore da non commettere.

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