ANALISI

Forrester Research: ma la nuvola è davvero privata?

Le quattro caratteristiche che permettono alle aziende di costruire una private cloud. Molte soluzioni sono in realtà ibride e l’obiettivo perseguito non sempre viene raggiunto. Forrester Research: “Andando a vedere il dettaglio di molte implementazioni, il risultato è solo parziale”

20 Giu 2014

Antonio Dini

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Il segreto per un buon cloud privato? Sapere quel che si vuole e non farsi incantare dai venditori di tecnologia e dai system integrator. Dopotutto, cos’è un cloud privato? Una nuvola che fornisce velocità, agilità e riduzione dei costi promessa dal cloud pubblico, solo che non viene condivisa con nessun altro: è tutta contenuta nel centro dati dell’azienda. Questo sulla carta: è così che dovrebbe essere in teoria. Ma in pratica?

Innanzitutto ci sono poche certezze su cosa sia veramente un cloud privato per la grande e la media impresa. Non parliamo dell’uso che se ne fa, cioè di quali siano i servizi da portare in questo tipo di cloud rispetto al cloud pubblico o alle soluzioni di cloud ibrido. No: il punto è capire quando, a prescindere dal tipo di uso che se ne fa, un servizio cloud sia effettivamente tale oppure no.

È una domanda a trabocchetto perché non ci sono definizione univoche e molte specifiche sono comunque differenti da quelle che ci si potrebbe aspettare. Corriere delle Comunicazioni ha fatto una ricerca in rete per vedere quali sono le caratteristiche minime del cloud secondo quelli che lo hanno installato. I risultati sono molto frammentati.

Secondo Forrester Research, che ha recentemente pubblicato una survey che aveva coinvolto circa 2300 piccole e medie aziende americane, il cloud privato è un qualcosa che la maggior parte delle imprese sta cercando di mettere in campo, almeno sulla carta. Ma andando a vedere le specifiche delle singole implementazioni, la maggior parte sono soluzioni di cloud privato solo parziali, incomplete. Mancano elementi, spesso la flessibilità di una vera soluzione di cloud, spesso alcuni degli aspetti secondari oppure quelli caratteristici. Soprattutto, non sempre la virtualizzazione (che è alla base del cloud) viene utilizzata in maniera efficiente: dovrebbe ridurre i costi compattando le risorse, ma queste risorse dovrebbero poi avere un tasso di utilizzo più alto di quelle dei tradizionali datacenter, cosa che invece molto spesso non succede.

Allora, quali sono gli elementi che costituiscono un cloud privato? Abbiamo provato a mettere assieme una lista di elementi. Si tratta di quattro punti individuati da vari esperti americani.

1) Ci deve essere una infrastruttura convergente

2) Ci deve essere una orchestrazione completamente automatizzata sia del sistema di gestione che della distribuzione del software attraverso l’infrastruttura convergente

3) Ci deve essere un catalogo a self service di servizi informatici standard disponibile per tutta l’azienda

4) Ci deve essere una contabilità che registri in qualche modo quale utente utilizza quale risorsa e quanto a lungo.

Qual è il senso di questi quattro punti? Il primo consente di chiarire quale sia l’architettura caratteristica di un datacenter che eroga servizi di cloud privato: inutile girarci attorno ma solo le soluzioni di virtualizzazione completa, che gestiscono la parte di calcolo, di storage e di networking sono considerate sufficienti. Inoltre le nuvole private tendenzialmente sono più grandi dei datacenter che le contengono, nel senso che possono vivere attraverso più datacenter, utilizzare sistemi di disaster recovery piuttosto complessi e di alto livello, e nel complesso una architettura convergente del cloud privato dovrebbe essere più sofisticata ed efficace di una di cloud pubblico.

Il secondo punto indica chiaramente un aspetto centrale: l’automazione. È con questo meccanismo che si riduce la complessità di gestione e distribuzione e quindi si riducono i costi. Avere una nuvola privata che richiede uno sforzo di gestione doppio rispetto all’equivalente di server legacy semplicemente non ha senso.

Dal terzo punto di visita si inquadra lo scopo del cloud privato: offrire i servizi all’interno dell’azienda. È la trasformazione che deriva dal cloud: l’IT diventa un servizio i cui clienti sono i differenti uffici dell’azienda.

Questo apre al quarto punto: tracciabilità delle risorse consumate, che è l’unico modo per far avere alla fine non solo il conto da pagare internamente ai differenti utenti, ma anche una metrica oggettiva dell’utilizzo dei servizi, che permette di migliorare l’efficienza complessiva.

Molte aziende che vendono apparecchiature e servizi per il cloud indicano come un “viaggio” di trasformazione quello che le aziende intraprendono quando iniziato a sperimentare e poi ad utilizzare internamente delle tecnologie cloud.

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