LA RIORGANIZZAZIONE

Google, scoppia il caso Alphabet: 103 marchi già registrati

Solo negli Usa sono oltre un centinaio le aziende che potenzialmente potrebbero battere cassa alla web company. Ma l’azienda va avanti con gli spin-off: si comincia con Niantic Labs. Intanto la Ue proroga al 31 agosto la dead line per rispondere alle accuse sul dossier searching

13 Ago 2015

A.S.

Il nome “Alphabet” è molto gettonato tra le aziende in tutto il mondo. La decisione dei vertici di Google, che hanno chiamato così la holding a cui faranno capo tutte le società del gruppo, non è stata a quanto pare così originale. A confermarlo è stata ieri la casa automobilistica tedesca Bmw, che ha chiamato “Alphabet” il proprio servizio di noleggio a lungo termine e car sharing, e che ieri ha allertato i propri legali per verificare che non ci siano violazioni sui diritti d’uso del brand. Ma il caso potrebbe non limitarsi all’allarme lanciato da Bmw. Soltanto negli Usa, infatti, ci sono 103 marchi registrati che utilizzano la parola Alphabet, e che potenzialmente potrebbero chiedere conto a Google della sua scelta. A dirimere le controversie sarà per il mercato statunitense l’Us patent and Trademark Office, lo stesso che si occupa di rilasciare i brevetti. Per ricorrere contro la scelta di Google e avere qualche chance di vittoria, secondo quanto trapelato dagli uffici dell’authority federale, si dovrà dimostrare che la nuova “società ombrello” che controllerà Google crea una possibile confusione tra i consumatori, nel caso cioè in cui entrambi i marchi offrono prodotti e servizi simili. Un caso che porta di nuovo alla ribalta la vicenda aperta con Bmw, dal momento che Google e la casa tedesca sono in concorrenza su alcuni settori, come quello delle auto elettriche e della mappatura elettronica.

Intanto il colosso californiano inizia a mettere mani ai primi spin off, per creare le società indipendenti che poi andranno a confluire sotto l’ombrello di Alphabet. Il primo caso è quello di Niantic Labs, la startup attraverso la quale Google ha lanciato Ingress, un “reality game” che utilizza la realtà aumentata, e un’app chiamata “Field Trip”. Ad annunciarlo è stata la stessa azienda su Google+, in un post in cui specifica che Google rimarrà coinvolta nel progetto come finanziatore, dal momento che sia Field Trip sia Ingress sono in download gratuito.

Ingress, il più popolare dei servizi di Niantic, può contare su più di 12 milioni di download, con grandi ambizioni di crescita. “La società è pronta ad accelerare la propria crescita diventando un’azienda indipendente, cosa che consentirà alla società di stare a più stretto contatto con gli investitori e i partner nel mondo dell’intrattenimento – Siamo entusiasti di continuare a supportare Niantic mentre continuerà a portare il divertimento e l’esplorazione nel mondo”.

Nuone notizie, invece, dall’Europa. La Commissione Ue ha dato a Google più tempo per rispondere ai suoi rilievi sull’abuso di posizione dominante nel searching: la scadenza, già rinviata una volta al 17 agosto, è stata nuovamente prorogata ed è ora prevista per il 31 agosto. Lo fa sapere un portavoce di Google. L’Antitrust Ue aveva aperto ufficialmente la procedura contro il colosso della ricerca web il 15 aprile scorso, accusando l’azienda di “abuso di posizione dominante”, una delle violazioni più gravi delle norme europee sulla concorrenza, e dandole dieci settimane di tempo per rispondere.

Due le procedure formali aperte dal commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager: la prima relativa, appunto, all’abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca su internet e l’altra sul sistema Android.

La Commissione Ue accusa Google di aver “sistematicamente favorito” i suoi prodotti nelle pagine di ricerca generali. In particolare sotto accusa è il servizio “Google shopping”, che secondo la Commissione viene messo in una posizione più evidente rispetto agli altri concorrenti che propongono prodotti da acquistare. Per Bruxelles questo “viola le norme Antitrust Ue perché soffoca la concorrenza e danneggia i consumatori”.

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“Temo che Google dia un vantaggio anticompetitivo ai suoi servizi di shopping, ora ha l’opportunità di convincerci del contrario, ma se l’indagine confermerà i nostri sospetti Google dovrà affrontare le conseguenze legali e modificare il modo in cui conduce gli affari in Europa”, aveva detto Vestager all’indomani dell’invio dello state of objections a BigG.

L’altra indagine formale si concentrava sulla “condotta” di Google nel suo sistema operativo Android, e “cercherà di verificare se l’azienda ha stretto accordi anticoncorrenziali o abusato della sua posizione dominante nel campo dei sistemi operativi, applicazioni e servizi per smartphone”. “Gli smartphone, tablet e simili giocano un ruolo crescente nella vita delle persone e voglio essere sicura che il mercato in questa area possa fiorire senza limitazioni anticoncorrenziali imposte da qualche azienda”, spiegava Vestager.

Successivamente a giugno la Commissione Ue aveva inviato a Mountain View un documento in cui precisava i cambiamenti richiesti al sistema usato per classificare i siti rivali di comparazione dei prodotti nei risultati di ricerca. Nel documento si ricordava a BigG che potrebbe essere multato per violazione delle norme Ue sulla concorrenza.

La Ue aveva chiesto a Google di usare gli “stessi processi e metodi” per presentare i servizi concorrenti sul proprio motore di ricerca e garantire parità di trattamento dei rivali. Si tratta di una richiesta che va oltre i “remedies” proposti da Google lo scorso anno per chiudere il dossier antitrust della Ue, aperto nel 2010 per verificare se la società organizzasse i risultati di ricerca a favore dei propri servizi specializzati come Google Shopping.

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