Il cloud un obiettivo? No, un mezzo per rendere “agile” l’IT

Le aziende devono fare i conti con il cambiamento di paradigmi consolidati. Ed è qui che entra in gioco la nuvola: consente di mettere a sistema progetti differenti

04 Ago 2015

Antonio Dini

Con il crescente bisogno di un IT “agile” le aziende devono fare i conti con il cambiamento di paradigmi consolidati. Bisogna abilitare differenti modi di gestire il lavoro usando tecnologie avanzate. Il cloud non è tanto un obiettivo quanto un mezzo.

Il futuro dei sistemi informativi aziendali è una delle preoccupazioni che Cio (Chief information officer) e Cto (Chief technology officer) condividono. L’idea è che entrambi considerino come strategiche per il futuro dell’impresa le risorse IT e vogliano ottimizzarne il consuno e massimizzarne l’impatto. La loro capacità di analisi, e di persuasione verso le altre figure di vertice in azienda, diventa allora fondamentale.

Il cloud rientra in questa strategia di nuova trasformazione aziendale soprattutto se inserito in un processo di analisi più strutturato che prenda in considerazione (e riesca a concertare) l’attività dei project manager con la relativa gestione dei vari progetti tra loro finora naturalmente separati da un punto di vista organizzativo, e l’utilizzo delle applicazioni e delle risorse tecnologiche in azienda.

Il punto però è che, qualsiasi analisi venga fatta, questa deve tenere in considerazione alcune macro tendenze provenienti dal settore delle tecnologie e cercare di incorporarne gli effetti, al fine di sfruttarne gli aspetti positivi o mitigarne l’impatto negativo.

Le cinque tendenze in questo momento sul piatto per i Cio e i Cto sono: Consumerizzazione dell’IT; Forza lavoro distribuita (spesso al di fuori degli uffici e filiali); Meccanismi di collaboration e crowdsourcing; Gestione agile dei progetti; Accessibilità dei dati.

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Questi cinque aspetti, in parte inediti e sicuramente in grado di trasformare radicalmente l’ambiente di lavoro, stanno cambiando le carte in tavola per tutti i responsabili della tecnologia. Non basta più una visione semplicemente “tecnica” dei processi, è richiesto anche un ripensamento dei modelli di business e delle strategie di lavoro.

Per fortuna i segnali che oggi provengono ad esempio dall’avvenuta metabolizzazione del concetto di mobilità lasciano sperare che i Ceo e i massimi dirigenti abbiano capito che le strategie industriali non possono prescindere, oltre che dall’analisi dei settori di mercato e dall’innovazione dei prodotti, anche dalle possibilità aperte dalle tecnologie informatiche.

Il cloud da questo punto di vista gioca un ruolo chiave nella determinazione delle possibili scelte, dato che i paradigmi di azienda agile nei processi decisionali e nello sviluppo delle strategie operative sono diventati fondamentali. Se certamente non basta più essere reattivi e anche la proattività non è più la ricetta per qualsiasi situazione, l’utilizzo più maturo delle tecnologie informatiche può consentire invece di essere predittivi.

Il cloud diventa in questo senso un abilitatore delle risorse di calcolo, della loro potenzialità e scalabilità ma anche elasticità, diffusione sul territorio, pervasività a prescindere dal tipo di apparecchiatura utilizzata per accedere ai dati e al calcolo. Non una risposta universale, insomma, ma un pre-requisito sul quale fare di conto per poter costruire e sviluppare la propria strategia.

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