IL PACCHETTO UE

L’Europa accelera sugli standard: “Priorità all’Ict”

Presentate la vision e le misure della Commissione. Obiettivo mantenere il Vecchio continente “hub globale della standardizzazione”. Gli standard sono un “driver economico”: l’Ue deve diventare più veloce

01 Giu 2016

Patrizia Licata

La Commissione europea modernizza le sue policy in materia di standardizzazione, annunciando le nuove misure che prenderà all’interno della Joint Initiative on Standardisation (JIS), il cui scopo è rafforzare la collaborazione tra le istituzioni europee e la community della standardizzazione, e presentando la sua vision su come la definizione degli standard dovrebbe evolvere alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici, delle priorità politiche e dei trend globali. Gli standard non sono infatti sono una questione tecnica, ma un importante driver economico, sottolinea la Commissione. La vision presentata oggi chiede una politica unica per l’Ue in tema di standardizzazione e porta la definizione degli standard ai livelli alti dell’agenda politica, con un focus particolare su due settori: Ict e servizi.

“Gli standard permettono di ridurre i costi, stimolano l’innovazione, garantiscono l’interoperabilità tra device e servizi differenti, e aiutano le aziende ad accedere ai mercati”, si legge nella nota della Commissione. “In gran parte volontari e industry-driven, gli standard europei devono tenere il passo con i cambiamenti dell’economia, la crescente importanza dei servizi, e la rivoluzione digitale“. Di qui la Comunicazione adottata oggi dalla Commissione Ue, e annunciata già come parte della Strategia per il Single Market, per far sì che l’Europa resti “hub globale della standardizzazione“.

“Se vogliamo che il mercato europeo abbia il vantaggio di chi si muove per primo, dobbiamo essere più veloci e dare priorità alla definizione degli standard“, ha detto Jyrki Katainen, vice-presidente per il Lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività. “Col pacchetto di oggi sulla standardizzazione aiutiamo ad accrescere la competitività, a stimolare l’innovazione e a creare un ambiente stabile e prevedibile per gli investimenti in Ue”.

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Dematerializzazione

“La Joint Initiative on Standardisation mette insieme organizzazioni pubbliche e private in un dialogo trasparente e agile e con un processo collaborativo che assicura lo sviluppo tempestivo di standard allo stato dell’arte a supporto di un mercato e di politiche pubbliche che cambiano rapidamente”, ha affermato Elżbieta Bieńkowska, commissario per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le Pmi.

Il pacchetto include una decisione della Commissione che fornisce il quadro di riferimento per la Joint Initiative on Standardisation (JIS) che sarà formalmente lanciata da tutti i partner il 13 giugno ad Amsterdam nell’ambito della presidenza olandese dell’Ue. Questi partner che la JIS riunisce sono enti di standardizzazione europei e nazionali, rappresentanti dell’industria, piccole e medie imprese, associazioni dei consumatori, sindacati, ambientalisti e naturalmente Stati membro e Commissione. L’impegno di tutti è “modernizzare, dare priorità e rendere più veloce la definizione degli standard entro la fine del 2019″. Le priorità della standardizzazione saranno allineate con le esigenze della ricerca e dell’innovazione, anche a supporto del programma europeo Horizon 2020. Il JIS promuoverà anche l’uso degli standard europei su scala internazionale.

Inoltre, la proposta della Commissione per il programma di lavoro per il 2017 sulla standardizzazione in Ue ha individuato nei settori Ict e dei servizi le aree prioritarie per la futura definizione di standard, visto il loro ruolo cruciale nell’economia, che tocca molteplici settori. Ad aprile di quest’anno, la Commissione ha già proposto delle misure per accelerare il processo di definizione degli standard nell’Ict concentrandosi sul cinque aree prioritarie: 5G, cloud computing, Internet of things, tecnologie dei dati e cyber sicurezza. Ora la Commissione insiste sulla necessità di non trascurare il settore dei servizi, che rappresentano il 70% dell’economia dell’Ue ma i cui standard sono solo il 2% di tutti gli standard europei. Ciò rappresenta tra l’altro una barriera alla fornitura di servizi cross-border e alla realizzazione del Digital Single Market.

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