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Libri, esercizi, video e foto: a lezione di modalità cloud

bSmart piattaforma tecnologica che permette a docenti e studenti di consultare testi scolastici in formato elettronico raggiunge ad oggi 125mila utenti. I libri di testo digitali attualmente presenti sulla piattaforma sono 1.200

19 Set 2015

Maurizio Di Lucchio

Alla buona scuola lanciata dal governo Renzi, e a quella già da tempo voluta dal basso da professori, studenti e dirigenti scolastici in giro per l’Italia, guardano con interesse le aziende. Anche perché adesso ci sono i soldi. La riforma del sistema dell’istruzione varata lo scorso luglio prevede uno stanziamento di 90 milioni di euro nel 2015 (e di 30 milioni all’anno a partire già da quest’anno) per finanziare la digitalizzazione degli istituti scolastici. Tra chi ha scommesso sulla scuola del futuro c’è Applix, una startup innovativa fondata nel 2010 (con base a Cagliari e altre sedi operative tra Milano, Buenos Aires e Shanghai; oltre 60 gli attuali occupati) che si occupa di sviluppo di applicazioni mobile e di editoria digitale. La divisione che si occupa dell’educazione scolastica è Applix Education, nata in seguito all’acquisizione, lo scorso anno, di bSmart, una piattaforma tecnologica in modalità cloud che dà la possibilità a studenti e docenti di consultare i testi scolastici in formato elettronico, di utilizzare le versioni digitali dei libri arricchite con esercizi, di accedere a risorse multimediali online e offline (testi, foto, video, articoli), di personalizzare e condividere i contenuti didattici e di creare classi virtuali.

A oggi, tra studenti e insegnanti, gli utenti attivi di bSmart sono 125mila: i libri di testo digitali presenti sulla piattaforma sono 1.200 e ammontano a 1,5 milioni le risorse disponibili (un milione prodotte da autori ed editori e mezzo milione realizzate dalla stessa Applix).

“Da una parte, il governo sta puntando molto sulla digitalizzazione della Pubblica amministrazione e anche della scuola. Dall’altra ci sono molte scuole in tutta Italia che dal basso tentano di realizzare un progresso sotto il profilo digitale. Il problema però è che si tratta di sforzi non coordinati che rischiano di restare isolati. Ecco perché da settembre portiamo bSmart nelle più importanti scuole d’Italia: la nostra ambizione, imprenditoriale ma anche sociale, è di diventare una piattaforma di riferimento che contribuisca a creare un unico sistema di apprendimento”, dice a CorCom il ceo di Applix, Claudio Somazzi, imprenditore che ha un lungo curriculum sia in ambito digitale – è stato co-founder dell’incubatore Digital Magics – che nei media tradizionali, dove ha lavorato come editore e autore per tv, radio e carta stampata.

Lo scorso agosto Applix ha lanciato un marketplace per l’acquisto di testi scolastici cartacei. In autunno poi sarà la volta di un portale di e-commerce di contenuti digitali premium per integrare la didattica.

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“Apriremo la piattaforma – annuncia Somazzi – a player esterni, tra cui gli editori dei giornali e i grandi broadcaster: per esempio, una tv specializzata in documentari potrebbe mettere a disposizione un video sulla piramide di Giza e gli studenti potrebbero vederlo sui loro tablet per arricchire il loro apprendimento. Quando gli editori capiranno che le versioni digitali dei libri possono essere anche slegate da quelle cartacee, si potrà dare vita a un nuovo mercato. E il marketplace che lanciamo servirà a soddisfare anche questa domanda”.

Un altro servizio che sarà lanciato prima della fine dell’anno è un servizio di ripetizioni online e di tutoring con chat e lavagna interattiva. L’idea è di allargare sempre di più il modello di business in chiave b2c, visto che al momento la società, in ambito istruzione, fornisce sopratutto servizi editoriali a case editrici che vogliono digitalizzare i propri contenuti cartacei.

Sul fatturato di Applix – circa 3,6 milioni di euro nel 2014 – la parte education pesa intorno al 25% ma già nel primo semestre 2015 l’obiettivo su base annuale del raddoppio dei ricavi è stato superato. “Nel 2011 – conclude il ceo – Steve Jobs in persona, presentando iPad 2, parlò di un nostro progetto (Virtual History Roma, app che permette di fare un viaggio in 3D nella città eterna in epoca imperiale, ndr) come esempio delle potenzialità del tablet. Eravamo un simbolo di innovazione nella comunicazione. Ora dobbiamo fare lo stesso con la scuola: non è più accettabile che i ragazzi, quando vanno in aula, entrino nella macchina del tempo e tornino indietro di decenni utilizzando gli stessi banchi e le stesse tecnologie a cui avevano accesso i loro papà”.

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