ITALIAN DIGITAL DAY

Rasetti: “Italia non sottovaluti rivoluzione big data”

Il nostro Paese assente nella componente hardware “ma possiamo recuperare sul software”, dice lo scienziato. “Fondamentale la figura del data scientist”

21 Nov 2015

Mila Fiordalisi

“L’Italia è assente nella partita hardware che riguarda i big data, ma possiamo giocarci il futuro sui software”. Lo ha detto il fisico Mario Rasetti in occasione dell’Italian Digital Day a Venaria Reale. Nel ricordare le enormi potenzialità offerte dal digitale nell’ambito della produzione e codificazione dei dati “attraverso le reti di comunicazione ci scambiamo e siamo nell’ordine dei 10 alla 23-24 al giorno, un numero enorme se si considera che il progetto Genoma è nell’ordine di 10 alla 12”, Rasetti ha acceso i riflettori sulla figura del data scientist: “Il mestiere del data scientist non vuol dire solo avere competenze informatiche e ingegneristiche. Si tratta di una nuova disciplina multidisciplinare e di una filosofia per compiere un percorso che punta a cercare il valore vero dei dati”.

Tre gli step per traguardare l’obiettivo secondo lo scienziato italiano: “Il primo passo è estrarre informazioni dai dati, informazioni spesso organizzate in maniera “rumorosa” e infetta da errori. Il secondo passo è estrarre conoscenza dalle informazioni. E poi c’è la fase di sintesi che consiste nel fornire strumenti a chiunque debba prendere decisioni”. Secondo Rasetti “la scienza dei dati si appresta a rivoluzionare il mondo in cui viviamo soprattutto nle mondo della sanità, ma bisogna arrivare a una standardizzazione. E per questo la figura del data scientist diventa fondamentale”.

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