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Sicurezza, affidabilità, big data: il bilancio cloud 2015

Le tre qualità più importanti registrate quest’anno sul fronte “nuvola”. Anche se resta molto da fare l’anno prossimo (e in quelli successivi)

24 Nov 2015

Antonio Dini

Fine dell’anno, tempo di bilanci. E di considerazioni: il mercato del cloud sta crescendo, si sta diversificando (nelle sue diverse incarnazioni privato, ibrido e pubblico) ed è sicuramente qui per restarci. Ma quali sono i miglioramenti, i punti forti che possiamo dire di aver portato a casa dopo un 2015 di acquisizioni, consolidamenti e di una fenomenale sfida sui prezzi?

Partiamo dalla sicurezza. Perché c’è da dire che, nonostante molti dubbi da parte di analisti ed esperti, fino a questo momento il cloud ha dimostrato di reggere bene il colpo. Violazioni di accesso ce ne sono state, furti di dati anche, soprattutto però su sistemi legacy. Il cloud in quanto tale ha dimostrato di avere un modello di sicurezza sufficientemente robusto fino a questo momento. Il che non vuol dire che è sicuro per sempre (la parola “assoluto” non esiste nel vocabolario degli esperti di sicurezza o degli informatici tout court) ma solo che per adesso è sicuro. Quindi, bisogna continuare a migliorare, sapendo però di partire da una buona base.

C’è poi l’affidabilità operativa. Perché non è così scontato che il cloud riesca effettivamente ad erogare i servizi con i livelli di qualità crescente (aumentano i numeri dei nove dopo la virgola, per intenderci) a dispetto di un inizio, cinque anni fa, in cui invece i crolli dei servizi erano piuttosto “sensibili” e interrompevano spesso. Oggi si può dire che i livelli di affidabilità sono alti e ridondanti: difficilmente la “rottura” di un componente ha come effetto l’interruzione di tutto il servizio o anche solo di una sua porzione consistente. Il cloud si sta dimostrando più affidabile di molti sistemi tradizionali delle architetture client-server e mainframe legacy.

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Infine l’accesso ai Big data. Che non solo sono grandi, ma anche costosi. Nel senso che per una azienda, anche per una grande o grandissima azienda, dotarsi degli strumenti di calcolo capaci di gestire la mole dei Big data, è molto costoso o praticamente impossibile. E siamo solo all’inizio, perché la Internet of Things sta per arrivare e dal punto di vista degli informatici il problema è come gestire il flusso dei dati e i sistemi di calcolo necessari a gestirli e renderli utili. Con il cloud tutto questo non solo è possibile ma a costi sempre decrescenti e con performance sempre migliori. Pochi anni fa i Big data avrebbero ucciso il cloud pubblico, oggi ci stanno dentro anche larghi.

E il futuro cosa riserva? Sicuramente il bisogno di più sicurezza e anche più flessibilità. E magari un paradigma diverso nell’infrastruttura di Internet che permetta ai carrier di modulare in maniera più efficace i dati da una nuvola all’altra sino all’end point dell’utente.

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