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Sicurezza IT, è il cloud la chiave del disaster recovery?

Ripensare l’uso dei dati in funzione della “nuvola pubblica” permette di implementare, come mai prima, livelli di protezione. Un trend che vede coinvolte sempre più aziende

06 Ott 2015

Antonio Dini

Gestione della continuità operativa, piani di continuità, resilienza, recupero da disastri e catastrofi. Il tema della business continuity e l’articolazione di disastery recovery plan è centrale alle scelte strategiche per la sicurezza di un’azienda. Originariamente pensata per le attività aziendali tradizionali, la gestione della continuità operativa assume tutto un altro rilievo quando si pensa all’importanza del centro di calcolo aziendale, dei terminali, dei personal computer, delle reti interne, dei server che controllano gli impianti e e funzioni aziendali in generale.

I servizi IT hanno passato tantissimo tempo a cercare di arrivare a un buon sistema per la gestione della continuità aziendale e e la creazione di piani di disaster recovery funzionali, efficienti ed efficaci. La soluzione più utilizzata è stata sempre quella di creare dei siti-specchio, strutture perfettamente alternative e organizzate rispetto a quelle di lavoro (un datacenter B uguale in tutto e per tutto al datacenter A in produzione) solo a distanza: possibilmente non solo legato a reti di comunicazione e alimentazioni diverse, ma anche geograficamente separato, in maniera tale da poter superare i principali problemi che può incontrare un impianto: dal blackout alla rottura della connettività fino al disastro ambientale (terremoto, alluvione, incendi e altri atti violenti, naturali e non).

Insomma, qualunque soluzione possibile, compreso l’utilizzo di costosi software e tipologie di impianti informatici per garantire il costante allineamento dei sistemi con ritardi di pochi secondi tra l’originale nel centro di calcolo A rispetto alla copia del centro di calcolo B, in maniera tale che siano pochissimi i minuti necessari per mettere in linea il secondo centro di calcolo nel caso il primo vada offline.

Oggi però ci sono una serie di novità che stanno cambiando radicalmente questo approccio. Da un lato i sistemi di comunicazione affidabile senza fili come l’attuale LTE e in prospettiva il 5G permettono di pensare forme dell’azienda diverse, dal punto di vista non solo dell’organizzazione ma anche della struttura dei dati e delle reti aziendali. In particolare, l’azienda estesa, distribuita, geograficamente spalmata su territori molto ampi che utilizza coworking, lavoro a casa, telelavoro, uffici in locazione (stile Regus) e altre formule simili permette di vivere con reti virtuali sopra le reti pubbliche su cui far transitare protetti i dati.

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E poi il cloud. In sostanza, non solo come strumento di backup (e già da questo punto di vista offre dei grandi punti di forza e anche alcune debolezze, tra cui la lentezza del “restore” dei dati salvati nella nuvola nel caso un apparecchio necessiti di essere reinstallato) ma anche come strumento di pianificazione del disaster recovery. Nelle azizende sempre più data-driven, invece, la possibilità di avere accesso ai dati 24/7 è una necessità ineludibile e porta con sé però anche la possibilità di avere sistemi in rete a costi molto più bassi. Se un’azienda esternalizza il proprio datacenter per motivi di costi, è altamente improbabile che possa supportarne non uno ma addirittura due per motivi di business continuity.

Senza contare che occorre anche personale tecnico con la cultura necessaria all’utilizzo di queste soluzioni. Non sono rari i casi in cui il costoso datacenter B è posto a poca distanza fisica e con gli stessi fornitori di connettività ed energia del primo, sostanzialmente vanificando o seriamente mutilando l’investimento. Esistono anche casi limite in cui, visto che il datacenter B apparentemente è sottoutilizzato (non viene utilizzato quotidianamente come sistema transazionale ma solo per l’allineamento, anche se deve avere le capacità di potenza del sistema A), c’è chi lo mette in produzione per sviluppo di applicazioni o per altri progetti dell’azienda, vanificandone radicalmente il senso stesso.

Invece oggi con il cloud e un concetto di azienda non più centralizzata è possibile disegnare il progetto di un’azienda differente che utilizzi il cloud anche pubblico come sistema per raggiungere livelli di disaster recovery e di gestione della continuità aziendale precedentemente irraggiungibili per la maggior parte delle aziende.

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