SONDAGGI

Un’azienda su cinque ha un datacenter “Software Defined”

F5 Networks intervista 500 responsabili IT in Europa. Principale priorità la security seguita da riduzione dei costi e agilità

27 Ott 2015

Antonio Dini

Che sia un sistema di cloud ibrido, uno on-premises oppure semplicemente un datacenter tradizionale, l’utilizzo delle tecnologie di virtualizzazione nelle sue tre componenti principali (calcolo, archiviazione e rete) è fondamentale. Il “software defined datacenter” è questo: un centro di calcolo costruito con tecnologie eterogenee ma standard, altamente configurabile e automatizzabile. Una definizione ampia e diversamente interpretabile (tant’è vero che molte aziende la utilizzano per descrivere sistemi molto distanti tra loro). Tuttavia, il centro di calcolo definito dal software diventa sempre più popolare, almeno sulla carta. Qual è la realtà del mercato?

Se lo è chiesto F5 Networks, che ha recentemente realizzato un sondaggio tra oltre 500 manager It di altrettante aziende europee. E ha scoperto che il 46% delle aziende europee ha intrapreso il viaggio verso il Software defined datacenter (SDDC) e che la sicurezza è la loro principale priorità.

«Un numero così significativo – dice Paul Pindell, Senior Solution Architect di F5 Networks – di responsabili IT che afferma di avere realizzato un SDDC completo, come indicato dalla ricerca, suggerisce che ci siano probabilmente delle differenze di interpretazione da parte degli intervistati rispetto a cosa sia un ambiente totalmente Software-Defined. A mio avviso, molti intendono “totalmente SDDC” come “fortemente virtualizzato”. È comunque evidente che le organizzazioni IT hanno realmente incluso con impegno nei propri piani strategici il viaggio verso il Data Center Software-Defined, e probabilmente nel loro percorso sono andate molto più lontano di quanto si potrebbe pensare».

Insomma, un quinto delle aziende in Europa ritiene di avere già implementato un data center totalmente Software-Defined, secondo quanto evidenziato dalla ricerca. A questa percentuale di intervistati, responsabili IT di tutta Europa, deve essere aggiunto un ulteriore 46%, che sostiene che la propria azienda oggi ha realizzato parzialmente un SDDC portando così a una percentuale complessiva del 66% le aziende che si sono già dotate di un ambiente data center totalmente o parzialmente Software-Defined. L’indagine di F5 ha rilevato, inoltre, che il 33% delle aziende offre i propri servizi applicativi ai clienti tramite un SDDC e che un ulteriore 22% ha in programma di promuovere un POC (Proof of concept) specifico per essere in produzione entro i prossimi dodici mesi.

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«Permangono, tuttavia, ostacoli significativi – dice Pindell – per le aziende che cercano di virtualizzare completamente i loro ambienti data center – in particolare rispetto alla sicurezza, ai costi e alla fiducia delle imprese. Questi problemi rappresentano una sfida fondamentale per il settore IT e per le aziende stesse nello sviluppare soluzioni SDDC che soddisfino i requisiti dell’azienda e consentano di distribuire le applicazioni in modo rapido e sicuro a tutti gli utenti».

Nonostante molte aziende si trovino in una fase avanzata rispetto alla strategia Software-Defined, l’indagine ha mostrato che un significativo 30% dice di non essere ancora pronto a realizzare un data center parzialmente o totalmente Software-Defined. Inoltre, il 18% degli intervistati afferma che la propria azienda è ancora lontana dal completare una valutazione complessiva in termini di POC o non ha in programma di sviluppare alcuna strategia rispetto all’architettura Software-Defined.

La sicurezza rimane in cima alla lista delle priorità indicate dai professionisti IT mentre affrontano l’evoluzione della propria infrastruttura IT. Il 56% degli intervistati pone la sicurezza come priorità principale per il proprio business nei prossimi 12 mesi, seguita dalla riduzione dei costi (34%), da una maggiore agilità (30%) e dalla mobilità (25%). Alla domanda su quali siano le sfide più impegnative nella delivery del SDDC nei prossimi 12 mesi, la risposta principale è stata, ancora una volta, la sicurezza, indicata come ostacolo principale dal 34% degli intervistati. Seguono la fiducia degli utenti finali (30%), la focalizzazione su tecnologie diverse (28%) e i costi (25%).

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