SCENARI

Vogels (Amazon): cloud, serverless e microservice la chiave del futuro

Per il Cto dell’azienda è questa la ricetta per comprendere le tendenze del 2016 e gli anni a venire. Si punta alla possibilità di usare servizi cloud senza usare i server e i docker e altri sistemi simili per rendere più flessibile e semplice

22 Gen 2016

Antonio Dini

Con il 2016 appena iniziato, sono cresciute molto le aspettative relative al mondo del cloud. Quale sarà l’impatto di questa tecnologia sulla vita delle aziende è in parte prevedibile ma non completamente definito. Nei giorni scorsi abbiamo mostrato quella che è, secondo il CTO di Amazon Werner Vogels, una delle spinte più importanti: la semplificazione.

Vogels ha voluto mostrare solo una minima parte di ciò che sarà possibile e di quello che secondo lui vedremo in ambito tecnologico durante il prossimo anno per ovvi motivi di semplificazione. Tuttavia, sostiene Vogels, con il diffondersi della semplificazione, dovremmo veder emergere nuovi modi e nuove tendenze – dalla semplificazione delle previsioni, alla semplificazione dei dispositivi connessi fino alla semplificazione in tempo reale – con cui la tecnologia pervaderà la vita di tutti i giorni, cambiando il modo in cui viviamo e interagiamo con il mondo che ci circonda.

In particolare, Vogels ha indicato in questa breve serie di articoli (qui il primo e qui il secondo) alcuni punti chiave. Ne rimangono due: le architetture serverless e i microservice.

Per quanto riguarda la possibilità di semplificare il lato computing grazie al cloud giocano un ruolo importante le architetture Serverless. «Una delle rivoluzioni più importanti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni nel mondo tecnologico – dice Vogels – è la crescita del serverless computing. Questa nuova tendenza è stata innescata, in gran parte, dal lancio di AWS Lambda, una soluzione che non richiede un server (fisico o virtuale) per eseguire il codice dell’applicazione e che in questo modo ne semplifica enormemente lo sviluppo: gli sviluppatori possono infatti concentrarsi esclusivamente sulla logica di business, senza dover preoccuparsi della gestione di flotte di server per l’esecuzione del software. Tutto ciò permette di raggiungere più facilmente un livello adeguato di sicurezza e affidabilità. Dopo tutto, non c’è un server più semplice da gestire che una soluzione senza server».

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Vogels sottolinea che stiamo già oggi assistendo alla nascita di aziende che non utilizzano neanche un server. Ne è un buon esempio Teletext.io. Si tratta di una start-up olandese che ha messo a punto un’innovativa tecnologia per il Content Management che permette all’utente di gestire e distribuire in prima persona il contenuto di una pagina web, senza dover ricorrere ad un programmatore. L’adozione di un approccio serverless ha permesso a Teletext di lanciare in modo semplice e veloce un servizio utile a imprese di tutto il mondo, sfruttando peraltro una soluzione scalabile con una capacità di picco praticamente infinita. «Teletext.io – dice Vogels – è solo una delle molte aziende che stanno realizzando le loro applicazioni e costruendo il loro business senza l’utilizzo di alcun server. Credo che questa tendenza esploderà nel 2016».

Ed eccoci infine all’ultimo passaggio: semplificare la creazione di servizi con i Microservice. Una breve spiegazione: nei sistemi tradizionali le architetture sono spesso “monolitiche”. Se consideriamo ad esempio un servizio di gestione clienti vediamo che esso è in grado di includere tutte le funzionalità relative ai dati dei clienti, tuttavia molte delle funzioni di questo sistema non sono sovrapponibili in termini di scalabilità e disponibilità. Ad esempio, la funzione di “login cliente” ha una frequenza d’uso enormemente superiore rispetto a un semplice “indirizzo cliente” che è necessario solo al momento della spedizione di un prodotto. Al fine di semplificare questi sistemi monolitici, nel mercato cresce sempre di più la tendenza ad adottare soluzioni in cui le applicazioni sono suddivise nelle loro componenti.

«Decostruire servizi e sistemi software nei più piccoli componenti – dice Vogels – è un trend che vediamo sempre più centrale nello sviluppo dei software. I piccoli servizi sono spesso chiamati microservice e sono supportati da altre componenti di gestione, come le tecnologie fornite da Docker. Tutto ciò rende le applicazioni più flessibili e ne modifica anche il processo di sviluppo. Non è infatti più necessario ricorrere a grandi patch per aggiornare i sistemi, più semplicemente si utilizzerà una nuova versione del Microservice, che andrà a sostituire la precedente».

I provider di soluzioni cloud computing stanno offrendo ambienti di gestione che rendono sempre più facile creare e gestire ambienti microservice, favorendo un’accelerazione di questa tendenza architetturale. «Nel 2016 e negli anni a seguire – conclude Vogels -, possiamo aspettarci che il microservice diventi l’architettura standard per tutte le nuove applicazioni».

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