LA MAPPA

Crowdfunding, in Italia 54 piattaforme: il doppio in sette mesi

L’Italian crowdfunding network aggiorna la mappa dei siti di raccolta di fondi online: +30% da ottobre 2013 per un “plafond” di 30 milioni. Prevalgono i finanziamenti in cambio di omaggi, ma si fa strada anche la partecipazione azionaria

13 Mag 2014

Luciana Maci

In soli sette mesi il numero delle piattaforme di crowdfunding in Italia è aumentato del 30% per un valore complessivo dei progetti finanziati che, negli ultimi anni, ha superato i 30 milioni di euro: segno che gli italiani sono sempre più convinti della validità di questa modalità di raccolta fondi online. Sono dati emersi dalla quinta edizione della Borsa della Ricerca a Bologna, evento che fa incontrare gruppi, ricercatori e spin-off con imprese a caccia di innovatori. Organizzato da Fondazione Emblema con il coordinamento scientifico dell’Università Sapienza, il forum ha visto la presenza di oltre 300 delegati (in rappresentanza di 24 atenei e 65 imprese) che hanno presentato circa 500 progetti di ricerca.

Ed ecco i dati elaborati dall’Italian Crowdfunding Network, che ha presentato in anteprima al forum di Bologna la mappa aggiornata per l’Italia. Nel nostro Paese si contano attualmente 54 piattaforme di crowdfunding, di cui 41 attive e 13 in fase di lancio, con un incremento del 30% in soli sette mesi: ad ottobre 2013 se ne contavano infatti 27 attive e 14 in fase di lancio.

Delle 41 piattaforme attive, 19 appartengono al modello reward-based (è possibile partecipare al finanziamento di un progetto ricevendo in cambio un premio o una specifica ricompensa non in denaro), 7 al donation-based (è possibile fare donazioni per sostenere una determinata causa o iniziativa senza ricevere nulla in cambio), 2 al lending-based (prestiti tra privati, ricompensati con il pagamento di interessi) e 2 all’equity based, iscritte regolarmente nell’apposito registro Consob (tramite l’investimento on-line si acquista un titolo di partecipazione in una società). Ci sono poi 11 piattaforme ibride.

Il modello prevalente resta quindi il reward-based, scelto da quasi il 50% delle piattaforme attuali, che insieme al donation-based, attualmente coprono più dell’80% del mercato.

Nel nostro Paese il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme supera i 30 milioni di euro, di cui sette milioni solo da ottobre 2013 ad oggi e 11 milioni nei dodici mesi precedenti (ottobre 2012-ottobre 2013). Un dato significativo, che però rappresenta un valore ancora limitato se confrontato con le cifre globali: secondo i dati Massolution, a livello mondiale sono stati raccolti attraverso piattaforme di crowdfunding oltre 5 miliardi di dollari solo nel 2013. I progetti ricevuti dalle piattaforme italiane sono oltre 50mila, di cui circa 1/3 vengono pubblicati e tra questi circa il 35% in media viene realmente finanziato.

Il tasso di caduta dei progetti è ancora molto alto, ma tra le tendenze si registra la diffusione di piattaforme tematiche – i progetti più seguiti sono quelli che riguardano la creatività e il sociale – o di nicchia, mentre si registra un rallentamento nella diffusione di piattaforme con un approccio territoriale, volte a migliorare un particolare contesto ‘locale’, nel segno della cittadinanza attiva. Una tendenza che in una prima fase aveva attecchito bene in Italia probabilmente perché l’elemento comunità e legame con il territorio ‘livella e mitiga’ la scarsa fiducia che gli italiani riponevano nel web e la loro inclinazione ad essere molto aperti e fiduciosi verso le persone che fanno parte della loro comunità più immediata.

Andando nello specifico delle diverse tipologie di finanziamento, grande successo dimostrano nel nostro Paese le piattaforme lending-based, che propongono una modalità di raccolta fondi basata su microprestiti tra privati a tassi più che agevolati, e grande fermento si registra rispetto all’equity-based crowdfunding, sul quale il nostro Paese ha un ruolo di primo piano anche a livello internazionale, essendo stato il primo Paese in Europa a regolamentarne il modello, con il Decreto Crescita 2.0 (Decreto Legge 18 Ottobre 2012 n.179) che ha delegato la Consob ad adottare le relative disposizioni di attuazione. Ben 9 piattaforme in fase di lancio afferiscono a questa tipologia.

Genesi, demografia e criticità

Nato nel 2005 con la piattaforma Produzioni dal basso, cui hanno fatto seguito altre esperienze pionieristiche fino al 2011, il crowdfunding in Italia è ‘esploso’ in tutta la sua potenzialità solo dal 2012 ad oggi. La maggior parte delle piattaforme ha sede nel Nord Italia, anche se iniziano ad esserci realtà anche al Sud. Andando a guardare gli aspetti demografici, i fondatori e soci delle piattaforme hanno tra i 30 e i 50 anni, e nella maggior parte dei casi (oltre il 70%) hanno un titolo di studio equivalente o superiore alla laurea. La presenza di donne è in crescita e iniziano a registrarsi piattaforme tutte al femminile. Per quanto riguarda il numero di soci, la media si aggira intorno ai 5 soci per piattaforma, che in molti casi lavorano a tempo pieno sul progetto.

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L’idea di aprire la piattaforma solitamente viene dal contatto con esperienze straniere (soprattutto americane, ma anche europee) e dalla volontà di replicarle nel nostro Paese. Alcune piattaforme nascono da un’attenta analisi del mercato e del pubblico di riferimento, ma la maggior parte sono accomunate dalla volontà di offrire un’alternativa alle istituzioni finanziarie tradizionali, come soluzione alla crisi economica, la stretta al credito delle banche verso le imprese, la difficoltà quindi di trovare finanziamenti pubblici e privati, le incertezze sul tax credit, la situazione poco favorevole per le startup e l’innovazione in Italia. Altra motivazione è tentare di fare qualcosa di utile per la comunità.

Le principali criticità riscontrate dalle piattaforme sono legate alla scarsa cultura sul crowdfunding in Italia, sia a livello di donatori che di progettisti (in particolar modo nel settore non profit), che però sta rapidamente evolvendo, anche grazie al ruolo attivo delle stesse piattaforme, che iniziano ad affrontare questa problematica, organizzando eventi, conferenze, azioni mediatiche, riunendosi in network e associazioni, per diffondere la cultura del crowdfunding a livello nazionale.

In apertura del forum, dedicato quest’anno al crowdfunding applicato alla ricerca, Daniela Castrataro, fondatrice con Ivana Pais dell’Italian Crowdfunding Network, ha presentato in anteprima la mappa aggiornata del crowdfunding in Italia, mostrando come in meno di un anno questo mercato sia ‘esploso’ e spiegando il ruolo attivo che il nostro Paese sta avendo anche nella regolamentazione normativa.

Inaugurando il forum Tommaso Aiello, ceo della Fondazione Emblema, ha spiegato che “La Borsa dedica la quinta edizione a questa forma di finanziamento ‘dal basso’ perché offre, oltre che nuove opportunità di accesso ai fondi, anche nuovi modelli per la divulgazione scientifica, imponendo una crescente rispondenza tra le attività di ricerca e le esigenze della società. La Borsa della ricerca da sempre cerca di facilitare il dialogo tra due mondi che comunicano con grande fatica e punta a costruire un canale dedicato alla condivisione della conoscenza. Nata per favorire concretamente il trasferimento tecnologico fra chi, nel mondo dell’università e dell’impresa, si occupa di ricerca, la Borsa ha visto nascere in quattro anni oltre trecento collaborazioni tra gruppi di ricerca e aziende del network”.

Alla presentazione dei dati di scenario, ha fatto seguito un’overview su alcuni dei progetti di maggior successo realizzati in crowdfunding: tra gli altri Diaman Tech, la prima case history di successo tutta italiana equity-based e il progetto ‘mappa dell’intolleranza’, strumento che – attraverso l’analisi dei tweet – permette di geolocalizzare le zone d’Italia dove sono più concentrati razzismo, omofobia e violenza.

Nella giornata di domani si terrà un fitto calendario di meeting one-to-one, durante i quali le aziende avranno l’opportunità di incontrare i ricercatori (vedi paragrafo alcuni progetti) e workshop tematici, che andranno a sfaccettare il tema del crowdfunding. Tra gli appuntamenti ‘Comunicare la scienza’ e ‘L’imprenditoria della ricerca’. Sabrina Luccarini, Direttore Area Supporto alla Ricerca Sapienza Università di Roma ha spiegato infatti che “progettare azioni di crowdfunding implica, per i ricercatori, ripensare come comunicare la scienza, come stimolare l’innovazione e la cittadinanza partecipata, promuovendo nel contempo una rinnovata attenzione alle odierne sfide sociali. Il crowdfunding può essere un supporto per incentivare l’imprenditoria della ricerca che, in questo particolare momento storico, è sollecitata da molti attori ma ancora deve trovare un adeguato posizionamento. Sapienza ha raccolto la sfida di immaginare lo strumento del crowdfunding come un’opportunità vincente per l’intero sistema universitario.”

Alcuni progetti

Tra i progetti di ricerca che saranno presentati domani nel corso degli incontri one-to-one, spiccano l’Università Politecnica delle Marche con “Sport? Sicuro!”, rivolto alle società sportive e agli atleti, che prevede l’applicazione di un sensore per la registrazione dei segnali cardiovascolari in modo da monitorare con regolarità il funzionamento del cuore ed evitare la Mci (morte cardiaca improvvisa che colpisce ogni anno più di 1000 giovani sotto i 35 anni, sportivi ed apparentemente in buona salute), e l’Università di Foggia con “Quafety” (crasi di ‘quality’ e ‘safety’), progetto co-finanziato dall’Unione Europea che ha come obiettivo fornire all’industria agroalimentare innovativi strumenti di controllo per valutare rapidamente l’eventuale contaminazione dei prodotti ortofrutticoli freschi, al fine di migliorare la sicurezza e la qualità di questi prodotti. L’Università di Palermo presenterà agli stakeholder a caccia di innovazione un progetto molto particolare “Guida Subacquea per Apneisti non Vedenti”: un’invenzione pensata per permettere agli atleti apneisti non vedenti di muoversi sott’acqua in autonomia e in totale sicurezza, attraverso l’utilizzo di una struttura subacquea modulare. Dalla Sicilia arriva anche un altro interessante progetto di utilità sociale, dedicato all’assistenza sanitaria domiciliare: “Sisca-Sviluppo di un sistema intelligente per la salute a casa” dell’Università di Catania permetterà infatti di monitorare costantemente i dai clinici dei pazienti assistiti a domicilio, evidenziare eventuali situazioni di emergenza e registrare i flussi informativi di ogni paziente in modo da facilitare la circolazione dei dati tra i soggetti interessati (pazienti, medici ecc.) e il sistema sanitario territoriale.

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