Dl enti locali, Manfredi: “Brusca retromarcia su taglio alle partecipate”

L’Ad di Brennercom punta il dito contro il provvedimento licenziato dal Senato: “Si rischia di bloccare il processo di razionalizzazione delle società pubbliche di cui il Paese ha bisogno”

30 Lug 2015

Federica Meta

“Con il Dl enti locali il governo fa una brusca retromarcia sulla razionalizzazione delle partecipate”. Karl Manfredi, Ad di Brennercom, va giù duro con il provvedimento appena licenziato dal Senato.

Manfredi cosa non va nel dl?

Nel provvedimento è stata inserita anche una norma che deroga, a certe condizioni, all’obbligo di cessione delle partecipate per le amministrazioni pubbliche che abbiano varato piani di razionalizzazione e indica nell’assemblea dei soci l’organo competente per decidere la cessazione. Si tratta di un passo indietro rispetto agli annuncio fatti dal premier Matteo Renzi che, al momento del varo della legge di stabilità, aveva detto di voler tagliare le partecipate dalle attuali 8mila a circa mille. Se il dl dovesse passare anche alla Camera, dove pare non si attendano modifiche, sarebbe un duro colpo al processo di razionalizzazione degli enti pubblici di cui il Paese ha bisogno, sia per motivi di efficienza economica sia funzionale.

Brennercom è stata, in qualche modo, una “partecipata”: la Provincia di Bolzano deteneva 19.483 azioni per un valore complessivo di 14 milioni e 890mila euro. Il vostro cda ne ha disposto la cessazione e l’ente vi ha portato in tribunale. Perché?

Le estromissioni sono state decise in base alla legge finanziaria del 2007 e alla legge 147 del 2013, secondo cui le pubbliche amministrazioni devono dismettere le partecipazioni non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. Abbiamo dichiarato prima la cessazione della partecipazione della Provincia e poi abbiamo fatto lo stesso con l’azienda servizi municipalizzati di Bressanone e con Selfin. Ma la Provincia e gli altri enti considerano illegittima la procedura seguita dalla società.

A che punto è il processo?

Siamo ancora nella fase iniziale e cautelare. Il giudice nei giorni scorsi ha concesso a tutti e tre i richiedenti il congelamento e dunque la sospensione degli effetti della delibera con cui il cda ha deciso l’estromissione dei soci di natura pubblica. Al momento, dunque, la delibera del Cda, nonostante la registrazione al Roc, è congelata.

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Diciamo che abbiamo dalla nostra la legge. Brennercom si è limitata ad applicare le legge anche col supporto di pareri legali che indicavano tutti la strada della cessazione delle quote pubbliche. D’altronde di questo parlano quasi tutte le leggi di stabilità dal 2007 ad oggi.

Sempre rimanendo in tema di partecipare la Provincia di Bolzano ha da poco dato vita a una società pubblica per cablare in fibra l’Alto Adige. Lei che idea si è fatto di St Fibernet?

Non voglio entrare nel merito di progetti per i quali si devono verificare ancora i requisiti di legalità. Però ci tengo a ricordare che la strategia italiana per la banda ultralarga stabilisce che l’attore principale è il mercato. Quindi è il privato che deve costruire le infrastrutture, e il pubblico può solo intervenire in modo sussidiario. E’ difficile argomentare che si vuole costituire una società che investe lì dove ci sono già infrastrutture parallele. Immagino che la Corte dei Conti, che è il soggetto che deve vigilare su queste questioni, potrebbe non essere molto d’accordo.

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