FINANZIAMENTI

Dropbox vola verso gli 8 miliardi di dollari

L’online storage company a caccia di 250 milioni per potenziare i servizi business e continuare nella sua “campagna” di acquisizione di start up. Gli investitori pronti a scendere in campo: secondo le stime la società vale oro. La crescita è stata di venti volte dal 2010 e il fatturato è a nove zeri

19 Nov 2013

Patrizia Licata

Nuovo round di finanziamenti per Dropbox: la società dello storage online su cloud cerca 250 milioni di dollari dagli investitori che ora sono pronti a valutare Dropbox più di 8 miliardi di dollari, il doppio dell’ultima valutazione della compagnia, come riporta Bloomberg BusinessWeek.

Dropbox, i cui servizi sono molto usati da chi vuole scambiarsi rapidamente documenti, comprese immagini, in modo del tutto gratuito nella versione base (mentre i servizi avanzati sono a pagamento), ha già chiuso con successo una serie di round di finanziamenti: l’ultimo si è tenuto a ottobre 2011 e tra gli investitori c’erano Sequoia Capital, Accel Partners, Y Combinator, ma anche Bono Vox e The Edge degli U2.

Dropbox conta più di 200 milioni di utenti, tra cui circa 4 milioni di aziende. Secondo il BusinessWeek, le entrate di Dropbox sono cresciute di 20 volte dalla fine del 2010 e ora la società fattura “centinaia di milioni di dollari” l’anno.

Secondo il Wall Street Journal, però, il ritmo a cui le revenues di Dropbox crescono sta rallentando. La società comincia a sentire l’impatto della concorrenza di colossi di Internet come Google e Amazon che sono entrati sul mercato dell’online storage. La testata finanziaria americana indica che le revenues di Dropbox ammontano a 116 milioni di dollari nel 2012, più del doppio del 2011 (46 milioni), ma l’anno precedente erano quadruplicate (da 12 milioni). Quest’anno le entrate dovrebbero aggirarsi sui 200 milioni di dollari.

Ciononostante, gli investitori sono pronti a scommettere sulle società dello storage e del cloud. Hewlett-Packard ha comprato il fornitore di hardware e software per lo storage 3Par nel 2010 a un valore di dieci volte superiore a quello del fatturato, soffiandola a Dell, pure interessata all’acquisto del provider. Oggi, la società del cloud computing Workday è una delle più seguite in Borsa, con azioni che continuano a correre e un cartellino che moltiplica per 30 le vendite attese, secondo gli analisti di Capital IQ. Ancora, Snapchat, un’applicazione per la condivisione delle foto che ancora non produce guadagni, ha respinto la scorsa settimana un’offerta da 3 miliardi di dollari da parte di Facebook, riporta il New York Times. Box, servizio di online storage concorrente di Dropbox, viene valutato più di 1 miliardo di dollari e pensa già all’Ipo per il 2014.

Per continuare a restare sulla cresta dell’onda, Dropbox punta sul potenziamento dei servizi per il mercato business. Molte aziende restano diffidenti verso i suoi servizi per motivi di sicurezza e Dropbox sta cercando di rispondere con nuovi prodotti come lo “storage locker” in cui si sigillano i files proteggendoli con adeguate password e si separano gli account personali da quelli aziendali. Un altro prodottto per le aziende permette di rimuovere da remoto i contenuti o di monitorare il flusso di dati.

Dropbox ha anche condotto una serie di acquisizioni mirate a differenziare i suoi servizi: l’ultima è quella di PiCloud, una società che fornisce accesso immediato a un proprio supercomputer virtuale. Il servizio di supercomputing di PiCloud — che in pratica fornisce enormi quantità di potere computazionale via Internet – vivrà come progetto open source a fianco del team di Dropbox e sarà un servizio aggiuntivo per i suoi utenti.

Mentre le voci di una prossima Ipo di Dropbox si moltiplicano, la società pensa ad assicurarsi i nuovi fondi con cui continuerà ad assumere (ha già 400 dipendenti) e a sviluppare prodotti per i clienti aziendali, i più redditizi, e anche a fare acquisizioni: su questo terreno Dropbox è stata sempre molto attiva, comprando una serie di piccole start-up con software interessanti, anche se non sempre attinenti al suo core business (come nel caso di Sold, una app mobile che calcola a quale prezzo è più conveniente vendere le proprie cose).

I critici sostengono che le società dello storage online non hanno un modello di business sostenibile, perché la grande maggioranza degli utenti non paga, ma Drew Houston, il 30enne chief executive di Dropbox, è convinto che il mercato sia in rapida crescita e offra enormi opportunità. E annuncia: “L’esperienza di Dropbox sarà molto diversa di qui a un anno”.

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