COPYRIGHT

Film e musica ancora senza Schengen. Ma saranno “portabili”

Come anticipato da CorCom il futuro copyright europeo non prevederà l’abolizione del geoblocking come auspicato da Ansip. Ma i contenuti digitali potranno essere consumati (per breve tempo) anche in un Paese diverso da quello d’acquisto. Gunther Oettinger: “Il grosso della riforma l’anno prossimo”. E’ una vittoria dell’audiovisivo europeo o un favore alle major Usa?

09 Dic 2015

Patrizia Licata

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L’atteso piano di riforma del copyright europeo che presentato oggi sembra destinato a deludere chi voleva l’apertura delle frontiere comunitarie anche per i contenuti, con l’abolizione del geoblocking. Cavallo dei battaglia del vicepresidente dell’esecutivo Ue Andrus Ansip, la messa al bando della pratica di limitare l’accesso ai contenuti digitali in base alla localizzazione territoriale dell’utente non è più tra le priorità di Bruxelles, come già anticipato da CorCom. Le proposte “sono solo l’antipasto, il grosso della riforma del copyright arriva l’anno prossimo” ha detto il commissario Ue al digitale Guenther Oettinger. E lo stesso Ansip aggiunge: “Le persone che acquistano legalmente contenuti – film, libri, partite di calcio, serie TV – devono essere in grado di portarlo con loro ovunque vadano in Europa”.

Secondo Innocenzo Genna “la Commissione europea sta rallentando sulla riforma del copyright e che il pacchetto di riforme sarà meno ambizioso del previsto, almeno rispetto alle dichiarazioni fatte con la strategia per il Mercato unico digitale“. Netflix fa sapere “Stiamo studiando le ipotesi avanzate da Bruxelles”.

Il riferimento al geo-blocking è quasi del tutto scomparso e per risolvere le questioni di accesso trans-frontaliero verrà fatta solo una proposta di portabilità dei contenuti – una proposta meritevole ma che, in base alla durata e alle condizioni della portabilità, potrebbe tradursi in limitati vantaggi per il consumatore. Si finirebbe con una delusione simile a quella vissuta per il roaming, le tariffe che teoricamente scompariranno nel 2017 ma che potrebbero perdurare oltre a causa di alcune questioni legali. In generale la Commissione sembra aver scelto un approccio “graduale” che potrebbe tradursi in un poco produttivo “wait and see”.

Secondo Genna, il dietrofront della Commissione si deve a disaccordi interni su come risolvere la frammentazione del mercato europeo dei contenuti: Ansip, vice presidente per il Mercato unico digitale, sembra molto più liberale di Gunther Oettinger, commissario al digitale. La Commissione sembra temere anche che una proposta troppo forte si scontri poi con l’Europarlamento e i Paesi membro, dove pesa la pressione dell’industria dei contenuti, e si arrivi alla bocciatura completa del pacchetto.

Broadcaster, produttori e distributori sono infatti molto decisi nel difendere le proprie prerogative e la frammentazione territoriale che moltiplica i loro profitti, sulla base dell’assunto che ciò è necessarioper proteggere la produzione di film e opere culturali europei. Tuttavia il geo-blocking si applica anche ai prodotti Made in Usa, che rappresentano la maggior parte dei contenuti guardati in Europa. E così la crociata dell’industria dei contenuti dell’Ue per preservare l’attuale frammentazione aiuta, secondo Genna, più che la cultura europea, l’industria americana a fare soldi in Europa a danno dei consumatori europei.

Lo status quo rischia di spingere i cittadini europei, pur disposti a pagare per avere contenuti legali, a ricorrere al mercato della pirateria o a usare strumenti Vpn per avere i contenuti che desiderano. Una possibile soluzione potrebbe arrivare dall’Antitrust europeo, guidato da Margrethe Vestager, che è indipendente dagli Stati membro o dall’Europarlamento e potrebbe decidere che le restrizioni territoriali e le misure di geo-blocking sono anticompetitive; oppure, le questioni legali potrebbero essere risolte dalla Corte di giustizia europea, che già ha avuto un peso negli Anni ’70-’80 nella liberalizzazione del commercio in Europa.

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