L’altra faccia di Cattaneo: dopo i tagli, nuove offerte e servizi

La fase due dell’Ad di Tim inizia con l’accelerazione sulla top line. Si punta sulla convergenza per famiglie e imprese, nella convinzione che il mercato premi qualità e innovazione. Sarà così?

01 Set 2016

Gildo Campesato

Il caso ha voluto che la presentazione della “nuova” Tim firmata Flavio Cattaneo sia coincisa con il via libera della Commissione Europea alla fusione 3-Wind e con le ambiziose dichiarazioni del direttore generale di Iliad, Maxime Lombardini, che punta ad avere il 10% del mercato del mobile italiano. Grazie all’acquisizione delle frequenze che 3-Wind dovrà prossimamente liberare in cambio dell’ok Ue al loro matrimonio. Tre temi diversi fra loro, ma meno lontani di quanto non possa apparire a prima vista.

Avere tre competitori infrastrutturati nella telefonia mobile invece che quattro non può che aiutare la stabilizzazione di un mercato dove sinora ha dominato una concorrenza spietata sui prezzi, trainata in particolare da 3, meno preoccupata degli altri dall’equilibrio dei conti.

E un mercato più stabile non può che favorire la strategia di Cattaneo. Nell’immediato può puntare con decisione su drastici risparmi di costo (ultimo in ordine di tempo l’abbandono del progetto della nuova sede alle torri dell’Eur), ma su un periodo più lungo non può non affidarsi soprattutto alla top line e dunque all’incremento dei ricavi, da fisso e mobile, da clientela privata e business.

Un mercato mobile competitivo ma anche attento agli equilibri di bilancio non può dunque che essere ben visto dall’amministratore delegato di Telecom. Cosa che non ha mancato di lasciar trapelare in conferenza stampa con i giornalisti.

Ma la tregua è destinata ad essere effimera. Durerà poco, non più di un anno. Quanto servirà al patron di Iliad Xavier Niel di far partire la sua macchina. In Francia si è mostrata una macchina da guerra, prima sul fisso e poi sul mobile, tanto da conquistare il 17% del mercato della telefonia d’oltralpe e piazzarsi al secondo posto dietro all’ex monopolista Orange.

Ma non è detto che quel che ha funzionato in Francia possa andare bene anche in Italia. Niel ha sfondato grazie a una politica di prezzi estremamente aggressiva, in un quadro però di listini particolarmente onerosi per i consumatori. Ma le sforbiciate ai prezzi della telefonia mobile da noi ci sono già state, tanto che in generale siamo uno dei Paesi meno cari d’Europa. Vedremo. Come vedremo se in Italia ci sarà un mercato basic low cost accanto ad uno a maggior valore aggiunto per chi vuole anche servizi e qualità.

Ed è proprio su questo mercato più esigente che punta la Tim in formato Cattaneo per incrementare i ricavi di quella top line fondamentale per la crescita futura, oltre che per tacitare le critiche di chi accusa l’amministratore delegato di essersi concentrato sui tagli per portare a casa gli obiettivi di bilancio necessari a giustificare i sui bonus remunerativi.

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Qualità e attenzione al cliente” sono due parole di un leit-motiv ribadito più volte in conferenza stampa. Un esempio concreto di cosa Cattaneo intende? Gli allacciamenti delle nuove linee saranno effettuati anche al sabato e alla domenica, proprio per venire incontro alle esigenze dei clienti. Semplice a dirsi, ma in realtà ciò comporta una profonda riorganizzazione dei processi produttivi e del caring. Insomma, nelle aspettative di Cattaneo, Tim non dovrà più essere in nulla la vecchia Sip. In passato lo abbiamo sentito più volte, ma le trasformazioni dell’ex monopolista sono spesso state, forse inevitabilmente, tormentate e complesse.

Massima attenzione al cliente, dunque, ma anche la concentrazione verso offerte commercialmente appetibili ed innovative. Col carattere dell’originalità e della esclusività. Cattaneo ha rifatto tutta la prima linea dell’azienda (attirandosi addosso l’epiteto di “epurator”), ed inserito nuove figure anche nella front line con i clienti (“i 40 milioni di linee fisse e mobili usate dal popolo Tim”): Stefano Azzi (consumer e small enterprise), Daniela Biscarini (Multimedia entertainment e consumer digital services), Lorenzo Forina (business e top clients). Non a caso sono stati loro tre ad accompagnare Cattaneo nell’incontro con i giornalisti.

I servizi e le offerte presentate mostrano la voglia di stupire anche con novità a sorpresa: ad esempio, la possibilità di comprare una smart-tv Samsung insieme con i contenuti multimediali, l’accordo con la Lega Calcio per tre partire on-demand, l’offerta gaming in streaming sulla tv col decoder Tim.

Il successo lo deciderà il mercato, ma la linea indicata da Cattaneo appare chiara. Spingere sulla convergenza fisso-mobile, servizi e contenuti, offerte innovative, quadruple play. Il tutto supportato da una filosofia e da unìorganizzazione aziendale volta alla centralità del cliente e al miglioramento della qualità del servizio.

Non sarà facile e Cattaneo non fa nulla per nasconderlo. Ma la via dei tagli da sola non porta lontano. Una Tim troppo gonfia di personale? Cattaneo punta a rassicurare dipendenti e sindacati: “No, se crescono i servizi così da dare un senso al lavoro di ciascuno”.

Attenzione al cliente, servizi ed offerte innovative trovano un senso nella misura in cui le reti fisse e mobili saranno all’altezza. Gli obiettivi vengono ribaditi: 4,5 miliardi per fibra ottica e 4G nel triennio 2016-2018, 14 milioni di abitazioni coperte in fibra entro quest’anno con l’ambizione di arrivare al 2018 con l’84% delle abitazioni coperte in fibra e il 94% raggiunte dal 5G.

Reti ultrabroadband fisse/mobili, nuovi servizi che le riempiano sono due facce di una stessa medaglia. Quella che nella percezione del mercato e nella realtà dovrà trasformare le telco da residuati marginali della old economy a protagonisti della nuova economia digitale. Cattaneo ne è sicuro: “Siamo all’inizio di una nuova epoca nella quale qualunque servizio e qualunque innovazione passeranno su reti infrastrutturate che solo le telco hanno”. Ne siamo convinti anche noi. Anche se, oggi, di telco non ce n’è più come una volta una soltanto per Paese.

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