IBM IMPACT

Le Blanc: “Svolta Api Economy, così cambia il paradigma per le aziende”

Il senior vp software e cloud di Ibm all’evento di Las Vegas: “Si passa da un modello big bang a uno building blocks per realizzare il software aziendale. E Ibm ha un vantaggio competitivo”. Grandi chance per l’Italia ancora tutte da esplorare

29 Apr 2014

Antonio Dini

È arrivata la API Economy, l’economia delle API. Non si tratta ovviamente degli insetti produttori di miele, ma delle Application programming interface, le interfacce di programmazione di un’applicazione che consentono ai programmatori di utilizzare all’interno di un software le risorse di un altro software.

“Si tratta di un’opportunità che nasce – spiega Peter Aceto, Ceo della innovativa banca online canadese Tangerine – dal fatto che con il cloud computing e la mobilità è possibile costruire applicazioni con pochissimo sforzo utilizzando servizi erogati da altri software nella nuvola. In questo senso, l’utilizzo delle interfacce di programmazione è una vera e propria economia a sé stante, come negli anni scorsi lo sono stati gli App Store”.

Tangerine in Canada sta realizzando servizi all’avanguardia per il banking utilizzando un’infrastruttura tecnologica sempre più flessibile e orientata alla mobilità, sia per intercettare i cambiamenti di abitudine dei consumatori che per sfruttare la maggiore agilità, velocità e flessibilità dei software non più costruiti in maniera monolitica ma un pezzetto alla volta. “È un cambiamento di paradigma importante – dice al Corriere delle Comunicazioni Robert LeBlanc, senior vice president software e cloud di Ibm durante il convegno l’evento annuale Ibm Impact in corso queste ore a Las Vegas – perché vuol dire passare da un modello “big bang” a un modello “building blocks” per realizzare il software aziendale: più veloce e più flessibile, che permette alle aziende di reinventarsi rapidamente a seconda di come cambia il mercato accelerando il tempo di rilascio delle applicazioni”.

I segnali della nascita di un vero e proprio mercato delle Interfacce di programmazione API sono cominciati ad emergere negli Stati Uniti quasi un anno fa anche se molto in minore. Mentre in Europa e nel resto del mondo comunque era sempre preminente il ruolo degli App Store e dei servizi tradizionali di cloud computing, l’idea che invece si potessero usare questi meccanismi tecnologici per far interagire i software tra di loro per condividere informazioni e raggiungere nuovi clienti ha attirato l’attenzione di un numero crescente di investitori e imprenditori di startup.

La logica di funzionamento è semplice: Google ad esempio ha un popolare servizio di Mappe accessibile dal suo sito. Ma la casa di Mountain View mette a disposizione degli sviluppatori le API di Google Maps per rendere utilizzabile le ricerche sulle mappe anche da app e siti di terze parti. In questo modo il servizio si diffonde e viene utilizzato da più programmatori, e inoltre Google riceve un piccolo pagamento di pochi centesimi per ogni ricerca effettuata sulle sue mappe da parte di chi l’ha utilizzata nel suo software, oltre a poter erogare pubblicità a un bacino più vasto di pubblico indiretto.

È uno strumento fondamentale per la realizzazione delle app degli store che hanno già cambiato il modo di erogazione e monetizzazione del software negli ultimi sei anni. Secondo McKinsey il mercato combinato dei due principali app store, quello di Google e quello di Apple, vale circa 2,2 miliardi di dollari, in crescita dell’11% trimestre su trimestre alla fine del 2013. Le API sono state lo strumento fondamentale con il quale molti produttori di app hanno condiviso informazioni e sviluppato nuovi software. Secondo James Parton, fondatore di Twilio, piccola azienda di servizi cloud avanzati con già 70 milioni di dollari di finanziamenti, “le API sono il motore dell’economia digitale nel prossimo futuro e, a meno che le aziende non abbiano iniziato a capitalizzare subito questo fenomeno, verranno inevitabilmente lasciate indietro dalla crescita della competizione”.

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Un esempio: Salesforce.com, azienda cloud che sta da tempo utilizzando come leva per l’ecosistema la condivisione delle sue API e di quelle dei suoi sviluppatori principali, realizza quasi il 50% dei suoi tre miliardi di dollari di fatturato annuo tramite le API. Expedia arriva quasi al 90% dei suoi due miliardi annui. Infine, i grandi del settore tecnologico si stanno concentrando su questo mercato: Microsoft, CA, Intel, stanno puntando molto su acquisizioni e tecnologie per la gestione e condivisione delle API.

Ibm ha un vantaggio competitivo in questo settore”, spiega al Corriere delle Comunicazioni LeBlanc a margine di un intervento a Ibm Impact. Big Blue ha presentato infatti il suo Cloud Marketplace per le aziende. La soluzione mette assieme una serie ampia di funzionalità e prodotti cloud di Ibm e di nuovi servizi forniti da partner e terze parti di Ibm che permettono di fornire in modo semplice e diretto accesso alle API di Ibm per costruire i software. Gli utilizzatori di questo mercato nella nuvola sono tre tipi di figure chiave all’interno delle aziende clienti: sviluppatori, manager IT e business leader.

“L’obiettivo del marketplace – spiega Giancarlo Marino, brand leader Websphere per Ibm Italia – è quello di offrire l’opportunità a queste tre categorie chiave di imparare, provare e comprare il software e i servizi da Ibm e dal suo ecosistema globale di partner. In Italia solo le grandi organizzazioni hanno ricominciato a scrivere per pezzi le loro applicazioni, magari cominciando dalla parte mobile ma il grosso deve essere ancora fatto. L’idea della API Economy e di un approccio a Building block offre opportunità molto grandi per le aziende che nel nostro Paese devono ancora essere sfruttate”.

Ibm ha presentato anche BlueMix, un nuovo ambiente per la realizzazione di app per le aziende, e il primo BlueMix Garage in collaborazione con Galvanize, azienda specializzata in eventi di formazione tecnologica, a San Francisco. Si tratta di un luogo fisico dove sviluppatori, esperti di Ibm e partner si possono incontrare e costruire un dialogo e formazione su temi tecnologici rilevanti per BlueMix in maniera non usuale, secondo la formula che Galvanize ha consolidato in questi anni. I manager di Ibm non escludono di poter esportare questa modalità di incontri anche in altri Paesi.

“Ormai – conclude Marino – la novità non sono più gli apparecchi, i PC, i tablet o i telefoni intelligenti. Invece, l’attenzione è puntata sulle cosiddette reti intelligenti e sulla comunicazione tra oggetti. Oggi ci sono 6,6 miliardi di connessioni, la maggior parte delle quali tra persone. In tre anni diventeranno 19 miliardi e l’80% sarà tra cose, non tra persone. Diventa critico poter creare app che possono comunicare e interagire in maniera dinamica, sicura e flessibile a seconda delle esigenze, e che possano essere progettate e costruite rapidamente, magari per un singolo evento e poi abbandonate senza che l’investimento ne comprometta il ritorno economico nel ciclo di vita”.

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