SCENARI

Lo smartphone del futuro? Farà tutto da solo. Anticipando i nostri desideri

Aparna Chennapragada, direttrice di Google Now: “I telefoni dei prossimi anni ci permetteranno di fare le cose in tempo reale. Le informazioni ci verranno portate senza che le cerchiamo. Le app ma anche l’hardware dovranno evolvere”

07 Dic 2015

Patrizia Licata

Il futuro degli smartphone? Tra cinque anni, le app “usciranno dai silos” e le informazioni che l’utente desidera “gli arriveranno in modo proattivo”, mentre l’hardware sarà chiamato a evolvere per accogliere le evoluzioni del software.

Lo ha detto Aparna Chennapragada, director di Google, in un’intervista con Business Insider. La Chennapragada è la direttrice di Google Now, l’assistente virtuale di Google, e la filosofia e le funzionalità di questa app sono secondo la top manager di Mountain View l’emblema di ciò che diventeranno gli smartphone nel prossimo futuro.

Tre i grandi cambiamenti portati dal mobile che la Chennapragada mette in evidenza: “Sul telefono, vuoi ottenere risposte in tempo reale, non hai tempo di navigare da una finestra all’altra. Due, sui desktop il motore di ricerca è ciò che serve per trovare informazioni, ma sui telefoni quello che più conta è fare: sentire la musica con Spotify, chiamare il taxi con Uber, non si tratta di trovare risposte ma di fare cose. Tre, e arrivo al cuore del mio lavoro con Google Now, sul telefono vogliamo che siano le informazioni a trovare noi, più che noi a trovare le informazioni”. Qui entrano in scena gli assistenti virtuali: Google ha Google Now, Apple ha Siri, Microsoft ha Cortana, Facebook ha M. “Il compito centrale di Google in questo nuovo scenario è assistere gli utenti”, spiega la Chennapragada. “E’ far trovare le risposte in modo rapido, aiutare gli utenti a fare le cose sul loro telefono”.

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Google Now “impara” la routine dell’utente e gli porta le informazioni che gli servono (o che Google Now pensa gli servano…), dal meteo ai risultati della partita, dalle condizioni del traffico all’agenda degli appuntamenti. Ovviamente, non solo occorre che il programma riduca al minimo il rischio di errore, ma anche, visto che basa i suoi suggerimenti sui dati dell’utente, non deve trasformarsi in un inquietante “grande fratello”. “Per Google la risposta a questo problema è che l’utente deve mantenere il controllo sull’applicazione”, indica la Chennapragada. “Ci deve essere un meccanismo di opt-in e anche di trasparenza”.

Sul futuro degli smartphone la top manager dice che sarà fondamentale che siano le informazioni a trovare noi e non l’opposto. “Nel futuro degli smartphone vedo: sistemi ancora più smart e filtri guidati dall‘intelligenza artificiale, che permettono di selezionare ciò che ci interessa senza che dobbiamo faticare noi”.

Il secondo grande cambiamento per la Chennapragada sarà “togliere le app dai loro silos: quel che interessa non è da dove arriva la app ma che cosa fa”. Per esempio, nel caso di Spotify, all’utente non interessa se arriva da una app dedicata, dalla pagina web di un computer desktop o da un widget inserito in un’altra app, quel che conta è avere la musica in streaming. La top manager di Mountain View suggerisce che anche l’hardware dei telefoni debba evolvere, perché potrebbe rappresentare una limitazione alle innovazioni software: “Ci sono infinite variazioni e casi d’uso per programmi e app come l’assistente virtuale e l’hardware oggi non è in grado di supportarle tutte”.

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