FREQUENZE

Tv su smartphone anche allo stadio, multicast e senza ingorghi

L’Lte Broadcast è una tecnologia già testata. Un flusso di bit parallelo a quello delle emissioni 4G inviato dalle torri di trasmissione per tutti gli utenti collegati

17 Mag 2016

Antonio Dini

La Tv come non l’avete mai vista. Tutto digitale, in mobilità e senza ingorghi o saturazione di banda. È quel che si può ottenere con l’LTE Broadcast. Un flusso di bit parallelo a quello delle emissioni 4G, inviato dalle torri di trasmissione di una zona per tutti gli utenti collegati, in multicast. Ed è una tecnologia già attiva e testata: praticamente già pronta per l’uso. Ad esempio: in uno stadio gremito i tifosi possono seguire in diretta sui loro smartphone e tablet altre angolazioni e punti di vista della partita, i replay delle azioni più importanti e video di pubblicità. Lo fanno già tecnologie di LG e Qualcomm a Seoul e nel resto della Corea del Sud, capillarmente coperta dal segnale LTE avanzato.

Qualcosa del genere è già successo anche da noi. Ad esempio, agli spettatori di alcuni grandi eventi dell’Expo di Milano. Durante la cerimonia di chiusura, grazie a una collaborazione fra Rai, Tim, Samsung ed Ericsson, l’evento è stato ritrasmesso in diretta e ad alta definizione attraverso le speciali torri radio “low tower, low power” di quarta generazione, che hanno veicolato il segnale LTE Broadcast a tutti gli smartphone e tablet compatibili di Samsung, dotati della app necessaria al funzionamento.

Sempre Ericsson con MTS (telco moscovita) ha portato avanti un test di trasmissione in Russia, mentre AT&T ha trasmesso con questa tecnologia la finale dei playoff del football dei college a stelle e strisce già un anno fa. «Bastano 5 MHz di spettro – hanno spiegato i tecnici di AT&T – e una app dedicata per consentire ai terminali di connettersi e poter vedere un video trasmesso in modalità multicast, con qualità di alta definizione e circa 1 Mbps». In Germania sono stati fatti esperimenti analoghi: test approfonditi e “sul campo” che hanno coperto interi quartieri, sostituendo di fatto le trasmissioni via etere grazie a chiavette riceventi da collegare ai televisori.

In passato si erano già cercate tecnologie per fare trasmissioni di questo tipo, che uniscono il meglio di due mondi: la capacità di rendere veramente “portabile” la televisione senza però creare gli ingorghi dati (micidiali per le reti) grazie alla distribuzione “a pioggia” del multicast su un sottoinsieme di utenti della rete. Qualcomm è stata una delle prime a fare sperimentazioni, come anche Ericsson e la parte di rete di Nokia. Gli operatori asiatici ci hanno lavorato parecchio, ma la stessa cosa è accaduta in alcune parti dell’Europa e negli Stati Uniti.

«Il vantaggio dell’LTE Broadcast, nonostante anche la trasmissione dei video HD sia perfettamente possibile con il 4G – spiegano i tecnici di Ericsson – sta nel fatto che è molto più efficiente nell’emissione verso a un ampio numero di persone nello stesso tempo e luogo, senza creare ingorghi di rete». Sempre negli Stati Uniti, pochi giorni prima del test di AT&T la sua rivale Verizon aveva avuto problemi di rete durante il Super Bowl, perché troppi spettatori allo stadio cercavano di utilizzare gli hot-spot WiFi e la rete 4G per scaricare da più volte gli stessi spezzoni di video.

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Servono terminali compatibili e con una buona potenza di elaborazione. E servono adattamenti alle strutture di rete: ma in realtà c’è poco da cambiare, perlomeno rispetto a quel che richiederebbero altre soluzioni di rete più complesse. Il futuro di questa tecnologia, che potrebbe affiancare il digitale terrestre durante la fase di cambio frequenze e potenzialmente sostituirlo quando ci sarà lo spegnimento delle frequenze, comporta alcuni cambiamenti di mentalità. La prima è quella delle torri: si cambia lavoro, perché la sperimentazione dimostra che spostarsi da quelle sulle colline (con più portata) a quelle in città (a raggio più condensato) è tutta un’altra cosa.

Inoltre, a differenza delle soluzioni basate su sistemi via streaming su Internet, una struttura basata su LTE Broadcast permette di minimizzare il bisogno di CDN, i content delivery network, cioè i sistemi di archiviazione dei dati da condividere in streaming sugli edge router, ai bordi della rete locale. Servono non tanto per la velocità di trasmissione, che su Internet per lo streaming video oggi è irrilevante, quanto per aumentare la capacità di trasporto dati replicandoli vicino alle aree geografiche più sensibili. Con l’LTE Brodcast bastano che ci siano già tre persone connesse allo stesse streaming che già conviene. Senza contare l’arma segreta: visto che si tratta di uno streaming unico di dati al di fuori della parte Internet, in realtà l’LTE broadcast non consuma i bit tariffati all’utente. E permette invece di controllare a grana fine, con modalità di pay-per-view, l’accesso.

In un paese come l’Italia, che ha visto una proliferazione selvaggia delle antenne di trasmissione negli anni Settanta e ha perso l’occasione di investimenti sulla tv via cavo (che oggi, se ci fosse, costituirebbe l’asse portante della banda larga digitale e avrebbe azzerato dal primo giorno il nostro digital divide territoriale) quello dell’LTE Broadcast è visto dagli esperti come una nuova opportunità di convergenza tecnologica per creare più banda, cioè più ricchezza.

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