IL RAPPORTO

Meno carta, vola la spesa italiana nel digitale

I dati di Confartigianato: in 10 anni le famiglie italiane hanno tirato fuori dal portafoglio quasi 38 miliardi per prodotti e servizi digitali, a scapito dei prodotti cartacei (giornali, libri e cancelleria). In aumento le imprese editoriali, di software e le agenzie di consulenza informatica

02 Ott 2015

Andrea Frollà

In 10 anni la spesa degli italiani per telefoni, servizi telefonici e apparecchiature elettroniche è cresciuta del 256%, arrivando nel 2014 a toccare 37,4 miliardi di euro contro i 10,5 miliardi del 1995. Secondo il rapporto sulle imprese del settore comunicazione presentato oggi a Rovereto da Confartigianato la fame degli italiani per il digitale non accenna a diminuire. A farne le spese soprattutto i prodotti cartacei come giornali, libri, stampa e cancelleria sui quali sono stati spesi lo scorso anno quasi 9 miliardi, il 39% in meno rispetto al 1995.

Il cellulare si conferma l’oggetto più diffuso con 9 famiglie su 10 che ne possiedono almeno uno, mentre in almeno metà dei nuclei familiari è presente uno smartphone connesso a internet o una macchina fotografica digitale. Seppur in crescita, l’ebook non è ancora riuscito a far breccia nella quotidianità degli italiani: solo 6 su 100 ne fanno uso.

La crescita della spesa nel digitale ha contribuito alla creazione di numerosi imprese nel settore della comunicazione (editoria, Ict, fotografia e pubblicità) a cui il mercato richiede oggi creatività e flessibilità di risposta alle esigenze dei consumatori. I nuovi artigiani della comunicazioni sono oggi quasi 43mila con un impatto complessivo di oltre 81mila posti di lavoro. Nell’ultimo anno, rileva il rapporto di Confartigianato, il numero di imprese attive nel settore editoriale è cresciuto del 13,5%, mentre quelle che producono software o offrono consulenza informatica sono aumentate del 5%.

Fra le regioni italiane, la Lombardia guida l’esercito dei nuovi professionisti della comunicazione con 7.341 lavoratori ma l’area più vivace è quella del Trentino Alto-Adige: qui il numero di aziende fra 2014 e 2015 è cresciuto del 2%.

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