L'INTERVISTA

Mimica: “E-commerce, Europa one stop shop”

Il commissario Ue ai Consumatori: “Gli acquisti online sono una nuova frontiera, garantiscono convenienza. Ma le regole devono essere uguali per tutti, al di là dei confini dei singoli Stati membri. Aperti ai suggerimenti di cittadini, associazioni e aziende”

12 Nov 2013

Antonello Salerno

“Internet e le comunicazioni per via elettronica, e-commerce compreso, sono una priorità strategica per l’Europa. Se per il futuro vogliamo che dispieghino tutte le loro potenzialità, devono poter contare su un single market delle telecomunicazioni, che non sia frammentato tra i vari stati membri o tra i provider dei singoli Paesi”.
A parlare è Neven Mimica, commissario europeo per la Tutela dei consumatori, che nei giorni scorsi è stato per la prima volta in Italia in visita ufficiale. Nato 60 anni fa a Spalato, con un passato di parlamentare, ministro e vicepremier con delega all’integrazione europea in Croazia, da luglio 2013 è membro e vicepresidente della Commissione europea.
Commissario Mimica, che tipo di strategia state mettendo in pratica nel campo del commercio elettronico?
L’e-commerce è una nuova frontiera che si sta sviluppando molto velocemente, e in cui si registra il più forte aumento di competitività sui prezzi a vantaggio dei clienti. Proprio per questo vogliamo che l’intero settore rimanga sempre in linea con i principi generali della tutela dei diritti dei consumatori, oltre che con le regole comunitarie sulla sicurezza dei prodotti. Ogni anno insieme agli Stati membri e alle agenzie locali focalizziamo la nostra attenzione sull’analisi dei siti Internet che vendono prodotti digitali. In questo modo verifichiamo continuamente e in tempo reale se ci sono situazioni contraddittorie o siti web che non rispettano le norme. Quando si evidenziano problemi si procede in due direzioni: prima si coinvolge direttamente chi gestisce i siti, per far loro presente cosa dovrebbe essere cambiato e in che direzione. In un secondo momento monitoriamo i risultati di queste segnalazioni. E’ incoraggiante notare che l’80% delle aziende contattate accetti i rilievi e intervenga in tempi accettabili per modificare i propri sistemi”.
La rete vi sarà utile anche per una consultazione pubblica che si concluderà il 31 gennaio…
Ai 500 milioni di cittadini europei, e innanzitutto ai consumatori, alle associazioni e alle imprese, vogliamo chiedere quali siano i mezzi d’indagine e d’intervento migliori per scoprire e punire le infrazioni, quali le sanzioni più adeguate e come si potrebbe agire per evitare opacità o frodi. L’obiettivo è di avere un approccio e misure unitarie per affrontare tutti gli aspetti dei diritti dei consumatori, sia quando fanno acquisti online, sia quando comprano di persona in Paesi diversi dal proprio. Per questo la partecipazione sarà preziosa, e ci darà indicazioni importanti.
Che percezione ha della tutela dei consumatori in Italia?
L’Italia è tra i pochi Stati membri dove la sensibilità culturale sul tema è ben sviluppata e si è rafforzata costantemente nel tempo. Credo sia un punto comune con molti dei Paesi fondatori dell’Ue, mentre altri, soprattutto quelli che sono in transizione verso l’Unione o che ne sono diventati membri soltanto da poco, sono spesso ancora indietro in questo campo.
In Italia e in pochi altri Paesi le organizzazioni e i movimenti di tutela dei diritti dei consumatori sono sempre più orientati verso temi economici di carattere generale, e non soltanto sulla tutela nelle fasi di post acquisto o sui problemi di ognuno nei confronti di singoli commercianti o produttori. E’ il passaggio dai diritti individuali alla tutela qi quelli della categoria nella politica economica, che ha implicazioni, ad esempio, nelle questioni fiscali o nei processi di privatizzazione.
Come si incontreranno i diritti dei Consumatori e le esigenze degli operatori delle telecomunicazioni nella prospettiva del mercato unico?
La risposta è nel “pacchetto telecomunicazioni” adottato da poco dalla Commissione. Nel tempo abbiamo partecipato a molte delle riunioni della commissione sul tema, rappresentando i diritti dei consumatori, e abbiamo lavorato fianco a fianco con il vicepresidente Kroes. Posso dirmi soddisfatto dei risultati, specialmente riguardo all’esigenza di migliorare e aprire l’accessibilità alla rete. Oggi cambiare provider è più semplice, e i consumatori vedono anche ridursi le tariffe mensili, dal momento che gli operatori sono tenuti a informare in anticipo i loro clienti quando vengono raggiunte le soglie di traffico che fanno scattare gli aumenti.
E’ aperto il tema delle tariffe di roaming. Quali sono le prospettive?
Oggi c’è già di fatto un controllo sul roaming, e possiamo dire che dal 2016 la maggior parte delle chiamate sui telefoni cellulari dall’estero e per l’estero avverranno allo stesso costo delle chiamate locali. Credo che da queste regole deriveranno molti benefici. E’ vero che non abbiamo raggiunto i livelli più alti delle aspettative dei consumatori per il mercato delle telecomunicazioni, ma siamo arrivati a un compromesso realistico. Dobbiamo sempre tenere a mente che anche gli operatori sono chiamati a nuovi investimenti per implementare l’intero network e le infrastrutture di rete: dovranno adeguarsi al livello delle infrastrutture che si stanno sviluppando in altre parti del mondo, ed essere competitivi.
C’è un conflitto tra le esigenze dei gestori e quelle dei consumatori?
Parliamo di un settore e di un momento molto complessi, sia per le compagnie sia per i consumatori. E’ vero che nel campo di Internet e delle telecomunicazioni le nuove tecnologie richiedono spesso grandi investimenti, ma è anche vero che questi costi devono essere calcolati nel tempo in modo da non provocare un immediato aumento delle tariffe. Non credo che ci debba essere un rapporto causa-effetto diretto tra le spese sostenute per il miglioramento delle reti e l’aumento dei costi per gli utenti. Si deve raggiungere nel tempo una sorta di equilibrio sulle esigenze del mercato reale, delle aziende e dei consumatori.
Come si inserisce in questo contesto il dibattito in atto sulla neutralità della rete?
Questo argomento fa parte delle aspettative dei consumatori e delle organizzazioni di difesa dei diritti civili, che vorrebbero che l’accesso a Internet fosse definito come un diritto umano fondamentale. Nei fatti ci siamo quasi, e si sta facendo tutto il possibile perché l’accesso a Internet sia il più libero possibile. Ma sappiamo anche che ci sono alcuni servizi in più che i provider devono offrire ad alcuni utenti specializzati, come quelli per le teleconferenze, o per la telemedicina, che richiedono una dose più alta di investimenti, linee più veloci e a volte anche differenti tecnologie di accesso. Vorremmo che questi servizi specializzati non fossero sviluppati a scapito del mercato normale, dell’accesso libero a internet o della neutralità della rete.

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