IL PIANO

Digital skill, Italia fanalino di coda. Scende in campo l’Europa

Il 40% dei lavoratori italiani non ha competenze adeguate. Ma non siamo l’unico Paese in difficoltà. La Commissione europea lancia un piano ad hoc: 10 le leve su cui fare forza per creare nuovi posti di lavoro e spingere la competitività

10 Giu 2016

Andrea Frollà

Dieci iniziative per dotare l’Europa di migliori competenze, con un focus specifico sulle digital skill. Sono state approvate oggi dalla Commissione Europea e costituiscono la nuova European Skills Agenda, il piano di Bruxelles per sopperire alla mancanza di competenze che frena la crescita dell’occupazione nel continente. L’iniziativa si prefigge lo scopo di garantire che tutti, fin da giovani, sviluppino una vasta gamma di capacità: trarre il massimo vantaggio dal capitale umano europeo per promuovere l’occupabilità, la competitività e la crescita in Europa.

La nuova Agenda dell’Ue rappresenta un invito per gli Stati membri a migliorare la qualità delle competenze e la loro pertinenza per il mercato del lavoro. Secondo gli studi, 70 milioni di europei non possiedono infatti adeguate capacità di lettura e scrittura, e un numero ancora maggiore dispone di scarse competenze matematiche e digitali. Questa situazione li espone al rischio di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale. La situazione dell’Italia è particolarmente preoccupante: secondo gli ultimi dati sull’Italia, relativi al 2012, il 40% dei lavoratori italiani non possiede digital skill, mentre il 15% è ad un livello basso. Non solo: appena il 18% è laureato e, tanto per restare in tema di formazione universitaria, l’Italia è ultima fra i 28 paesi dell’Ue per allineamento dell’occupazione all’orientamento del titolo di studio

“Attualmente nell’UE ci sono milioni di persone senza lavoro: dobbiamo fare tutto il possibile per aiutarle ad acquisire le giuste competenze per un mercato del lavoro in evoluzione. Il piano di azione in 10 punti che presentiamo oggi definisce le aree in cui l’UE può apportare un contributo determinante – commenta Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale -. Dal garantire un migliore riconoscimento delle qualifiche tra gli Stati membri all’istituzione di una garanzia per le competenze che aiuti gli adulti scarsamente qualificati ad acquisire le competenze alfabetiche, matematiche e digitali di base”.

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A Dombrovskis fa eco Marianne Thyssen, commissaria per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori: “Dobbiamo investire di più nelle competenze in Europa. I paesi più competitivi dell’UE, e del mondo, sono quelli che investono maggiormente nelle competenze, e 70 milioni di europei rischiano di rimanere indietro. Per rafforzare la competitività e stimolare la crescita è fondamentale investire in modo più consistente nelle competenze, ed è soprattutto essenziale aiutare la gente a realizzare sogni e obiettivi professionali e a esprimere appieno il proprio potenziale. Invito gli Stati membri, le parti sociali e le imprese a collaborare con noi e a contribuire al successo della nuova agenda per le competenze per l’Europa.”

Concretamente la Commissione propone 10 iniziative da intraprendere nel corso dei prossimi due anni, alcune delle quali saranno varate oggi. A partire da una garanzia per le competenze, che aiuti l’acquisizione di capacità alfabetiche, matematiche e digitali per progredire verso il conseguimento di un titolo di istruzione secondaria superiore. Ci sono poi una revisione del quadro europeo delle qualifiche, la “coalizione per le competenze e le occupazioni digitali”, che riunisce Stati membri e parti interessate dei settori dell’istruzione, dell’occupazione e dell’industria per sviluppare un ampio bacino di talenti digitali, e il “piano per la cooperazione settoriale sulle competenze“, per migliorare l’analisi del fabbisogno di competenze e porre rimedio alla carenza di competenze in settori economici specifici.

Le restanti iniziative saranno tra l’anno in corso e il prossimo e in queste vi rientrano: uno “strumento di determinazione delle competenze per i cittadini dei paesi terzi“, che aiuti a qualificare richiedenti asilo, rifugiati e altri migranti; una revisione del quadro Europass, per offrire strumenti migliori e di più facile impiego per presentare le proprie competenze e ottenere informazioni utili in tempo reale sul fabbisogno di skill nei vari Paesi; un’esperienza di apprendimento basato sul lavoro; una revisione della raccomandazione sulle competenze chiave, soprattutto quelle orientate all’innovazione. Ma non è tutto: l’Ue monitorerà in modo più accurato i percorsi di carriera dei laureati, per migliorare le informazioni su come i laureati progrediscano sul mercato del lavoro, e metterà in campo iniziative di contrasto alla fuga dei cervelli.

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