PIANO BUL

Ngn, Renzi: “Non spetta a governo fare piani industriali”

Indiscrezioni di stampa affidano a Enel un ruolo chiave nello sviluppo delle nuove reti. Il premier: “Banda ultralarga strategica. Porteremo il futuro presto e ovunque”

11 Mag 2015

Federica Meta

“La Banda Ultra Larga è obiettivo strategico. Non tocca a Governo fare piani industriali. Ma porteremo il futuro presto e ovunque #lavoltabuona”. Così il premier Matteo Renzi su Twitter.

Il tweet è una risposta indiretta a quanto riportato oggi da Repubblica, secondo cui sarebbe intenzione del governo dare le chiavi del piano banda ultralarga ad Enel in modo da restituire al controllo pubblico le grandi reti infrastrutturali di telecomunicazioni, a cominciare da quella futura della banda ultralarga.

Anche il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli sottolinea il ruolo del governo nella partita Ngn. “Governo fissa obiettivi ed incentivi. Operatori scelgono, con i loro piani, se conformarsi o no. ‘Statalismo’? Meglio informarsi”, twitta Giacomelli, rispondendo a Oscar Giannino che aveva criticato l’operato del governo sul Uwb (banda ultralarga), tacciandolo di “Statalismo da Corea del Nord”.

E anche il presidente di Cdp, sempre su Twitter, ha commentato la notizia. “Giusta la determinazione del governo per promuovere con incentivi gli investimenti privati nelle tlc, cruciali per crescita e lavoro”, ha twittato Franco Bassanini.

Il piano, così come descritto dal quotidiano, appare però di difficile realizzazione soprattutto nelle aree nere mentre nelle bianche – quelle a fallimento di mercato – dovrà necessariamente avvenite tramite bandi se si vogliono sfruttare i contributi pubblici. In realtà Enel ha un piano per montare i contatori intelligenti in otto anni e sviluppare la rete e in questo contesto avvierà la realizzazione di una rete in fibra di supporto che potrà essere poi utilizzata anche dalle compagnie telefoniche. L’azienda elettrica ha in programma la sostituzione dei contatori con i nuovi contatori intelligenti che permetteranno la diffusione dell’internet delle cose (i servizi di domotica per la casa intelligente). Il piano prevede il cambio in otto anni dell’intero parco contatori. Questi strumenti avranno bisogno di essere collegati in rete per funzionare con efficacia. Per questo Enel sta studiando la possibilità di fare una rete in fibra che non verrà utilizzata per le comunicazioni.

Secondo la Repubblica l’azienda guidata da Starace, nelle valutazioni di Palazzo Chigi, avrebbe le caratteristiche per diventare il candidato migliore per accelerare sulla banda di ultima generazione. Una scelta con una conseguenza: rendere marginale l’attuale rete del soggetto privato Telecom. Enel formalmente dichiarato alle autorità competenti la disponibilità a impegnarsi con un progetto in tempi strettissimi: tre anni per raggiungere tutta l’Italia mandando così in soffitta la vecchia infrastruttura in rame e senza reclamare un ruolo nella gestione del servizio. Il cardine dell’operazione è una recente normativa infatti il cavo della banda larga potrà essere “steso” anche sui tralicci elettrici con la cosiddetta “posa aerea”. Una opzione che supera le difficoltà degli scavi e ne comprime i costi. Ma soprattutto consente di raggiungere – come si sottolinea nella lettera all‘Agcom – i cosiddetti Cluster C e D, ossia le aree del Paese più sottoposte al digital divide: le zone di montagna, le campagne più isolate. E quindi raggiungere direttamente gli edifici e gli appartamenti con la tecnologia Fttb (fiber to the building) e Ftth (fiber to the home).

Sul tema Ngn e del possibile ruolo di Enel è intervenuto anche Renato Ravanelli, Ad di F2i che ha sottolineato: “Per noi il discorso è aperto finché non c’è un piano industriale. E anche finché non ci saranno investitori per questo piano”. Parlando a margine dell’assemblea annuale della Consob, il manager ha spiegato che il fondo in quanto fondo infrastrutturale guarda con interesse sia al risiko in corso tra le utility sia alle torri di trasmissione tv e tlc. “F2i guarda tutto ciò che è infrastrutturale e se c’è un progetto industriale che permettere di fare sinergie. Lavoriamo per mettere insieme gli operatori dove c’è fermentazione”, ha dichiarato Ravanelli. Nello specifico parlando delle torri di trasmissione tv e tlc ha dichiarato che “è un settore di interesse con possibilità di sviluppo importanti e di aggregazioni”. Per quanto riguarda invece il risiko delle utility Ravanelli ha dichiarato che F2i è pronto ad avere un ruolo “se ci fossero progetti di carattere industriale che hanno necessità di partner finanziari”.

Intanto il governo ha fatto partire la consultazione online sul piano Bul. Fino al al 20 giugno è online la Consultazione pubblica 2015 Infratel con cui il Governo si appresta a fare chiarezza sugli effettivi piani di investimento degli operatori e così poter disegnare nel dettaglio le aree del piano banda ultra larga da 6,5 miliardi di euro pubblico.

Infratel quest’anno ha dovuto anticipare la Consultazione, con cui aggiorna periodicamente la situazione degli investimenti in banda larga, dato che Telecom Italia ha annunciato di voler coprire le principali 40 città italiane con fibra ottica nelle case, oltre a proseguire il proprio piano di investimenti fibra ottica fino alle case.

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Un annuncio su cui si è posta subito l’esigenza di fare chiarezza. Il Governo ha bisogno infatti di sapere esattamente dove gli operatori intendono investire: non solo l’elenco delle città, ma le singole aree, perché tutte le case che non saranno interessate dai piani degli operatori potranno essere oggetto del piano pubblico.

La Consultazione è insomma, quest’anno in particolare, un passaggio sostanziale e non meramente formale. A conferma di ciò, il sottosegretario al Mise con delega alle comunicazioni Antonello Giacomelli ha annunciato un decreto Comunicazioni nei giorni scorsi, per prevedere l’obbligo per ciascun operatore di comunicare ogni anno i dettagli del proprio piano triennale di investimenti per gli accessi superveloci e impegnarsi formalmente a rispettarlo. A controllare saranno Infratel (Ministero dello Sviluppo economico), Agcom e Antitrust, e in caso di inadempienze potranno fare sanzioni.

La conferma è anche in una nota odierna del Mise, che annuncia la Consultazione: “per evitare che una semplice “manifestazione di interesse” da parte di un operatore possa ritardare la fornitura di servizi a banda ultralarga nella relativa area, gli impegni degli operatori saranno in una seconda fase concretizzati in “contratti”, come previsto al punto 65 degli “Orientamenti comunitari relativi all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga ” (2013C-25/01). Il “contratto” prevederà una serie di scadenze concordate con l’operatore che dovranno essere rispettate nel corso del triennio nonché l’obbligo di rendicontazione dei progressi raggiunti. Se una scadenza intermedia non dovesse essere rispettata, l’autorità che concede l’aiuto potrà procedere con l’esecuzione del suo piano d’intervento pubblico nella relativa area”.

Il decreto servirà ovviamente anche ad altro. “In poche settimane con un decreto (che è in preparazione) occorrerà render chiari gli strumenti (del piano banda ultra larga, Ndr.) e avviare il processo di notifica a Bruxelles, terminato il quale essi saranno pienamente operativi”, ha detto Giacomelli.

“Entro maggio- scrive il Mise-, il governo notificherà a Bruxelles gli aspetti operativi dei nuovi strumenti introdotti con il piano Bul: gli sgravi fiscali previsti dallo Sblocca Italia, il fondo di garanzia di cui Mise e Mef stanno discutendo con la Bei e la Cdp e gli incentivi all’attivazione (voucher) dei servizi sulle reti di nuova generazione”.

“Infine il Mise sta ultimando la messa a punto delle regole tecniche del Catasto nazionale delle infrastrutture, previsto dallo Sblocca Italia, uno strumento che si stima possa abbattere i costi di posa della fibra del 20 per cento”

Sono fasi delicate per stabilire come sarà la nuova rete italiana e il ruolo delle risorse pubbliche. Laddove Telecom metterà la fibra nelle case, non ci potrà essere nessuna gara e nessun investimento con fondi pubblici. Le aree che invece saranno coperte da fibra ottica fino agli armadi potrebbero invece ricevere il sostegno dello Stato, per l’upgrade a “fibra ottica fino alle case”. Ma anche su questo non c’è certezza, perché la misura dovrà appunto passare al vaglio di Bruxeless, per stabilire se è lecito finanziare con fondi pubblici aree dove c’è già la banda ultra larga (sebbene solo “fino agli armadi”).

E’ insomma il momento in cui i nodi della banda ultra larga verranno al pettine e le carte finalmente scoperte. La Consultazione Infratel 2015 è un tassello in questo quadro.

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