OCSE

“PA digitale, Ict strategico per gestire il lavoro agile”

Studio Ocse “Achieving Public Sector Agility at Times of Fiscal Consolidation”: così gli enti governativi devono riuscire ad adattarsi rapidamente alle nuove richieste di partecipazione dei cittadini alle politiche dei servizi pubblici

17 Mag 2016

Patrizia Licata

L’agilità strategica deve diventare parte del modo di fare delle pubbliche amministrazioni: secondo lo studio Ocse “Achieving Public Sector Agility at Times of Fiscal Consolidation“, un mutato quadro economico-sociale e i cambiamenti tecnologici richiedono agli enti governativi di adattarsi rapidamente, rinnovando strutture, metodi e ruoli e rispondendo alla richiesta di maggiore “partecipazione” da parte dei cittadini alla messa a punto delle politiche e dei servizi pubblici. Ciò contribuirà anche a far crescere il livello di fiducia nei governi, oggi in forte calo in molti paesi Ocse e invece necessario per gli Stati per portare avanti le necessarie riforme.

Il concetto di agilità strategica è preso in prestito dal settore privato e può servire, pur con le dovute differenze, come quadro di riferimento per una riforma del modo di fare e pensare delle pubbliche amministrazioni. I governi hanno diversi strumenti con cui introdurre maggiore flessibilità e velocità di reazione ai cambiamenti: il budget, le risorse umane, le tecnologie Ict.

Sul budget, per esempio, occorre trovare un equilibrio tra la centralizzazione della spesa, che si è imposta dopo la crisi finanziaria del 2008 come sistema per garantire una maggiore disciplina, e la necessità di evitare “silos” tra i vari enti pubblici e gap informativi. Spending review e stesura dei budget in base alle prestazioni attese (performance budgeting) sono tra i metodi da considerare. Anche sul tema delle risorse umane, è giusto ridurre la forza lavoro se ridondante, ma non a scapito della qualità del servizio pubblico e della ricchezza di competenze, sottolinea lo studio.

Planning strategico del personale, gestione delle competenze e delle prestazioni, promozione della mobilità e della diversity, sono fra le strategie vincenti.

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L’Ict naturalmente è essenziale per introdurre nelle pubbliche amministrazioni una varietà di strumenti che permettono di ottenere l’agilità strategica: migliorano il collegamento tra le diverse parti della PA, a supporto anche di decisioni coerenti sulle risorse e sulle strategie, introducono nuovi approcci come cloud computing, servizi basati su mobile e social media, aumentano la collaborazione all’interno della PA e tra la PA e i suoi partner e, in congiunzione con gli open data, aiutano a rendere i governi più trasparenti.

Anzi, in un periodo di consolidamento fiscale, in cui i governi hanno bisogno di riassegnare le risorse umane e economiche per nuove policy e attività, le Ict sono cruciali per trasformare il modo in cui i governi funzionano e interagiscono con i cittadini.

Occorre però che vi sia la volontà politica di cambiare, e che gli enti pubblici adottino una nuova cultura e mentalità, incoraggiando la sperimentazione, l’innovazione e la collaborazione. I paesi dovranno scambiarsi più efficacemente esempi e best practice; le normative dovranno adattarsi per dare agli enti pubblici la flessibilità per interagire con service provider esterni; andranno assunte persone con competenze nuove e si dovrà trovare un equilibrio tra privacy e data sharing. Infine, i benefici di una PA così rinnovata dovranno giungere all’intera società, per non creare nuovi “digital divide”.

“Perché queste riforme abbiano successo, i governi devono rafforzare il coordinamento, costruire fiducia e consenso, essere trasparenti e aperti, coinvolgere cittadini e imprese”, sottolinea l’Ocse. Anche forme di government audit sono da mettere in conto, per assicurare un controllo sulla correttezza dei processi pubblici.

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