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Svolta networking, i big dell’IT ora guardano alle Tlc

La parte di networking dei datacenter oggi è manuale e questo la pone completamente fuori sincrono. Ma la trasformazione coinvolge player di altre aree, da Ibm a HP

24 Giu 2014

Antonio Dini

Alcuni grandi utenti di Internet come Facebook e Google hanno delle white box fatte in casa, i cosiddetti “bare metal switch”, che connettono i server a Internet. Sono apparecchi poco costosi e con pochissime funzioni: si fa tutto via software. Su queste white box e sui server open si può infatti scegliere tutto: quale hardware, quale sistema operativo e quale software. Per i grandi del networking, da Cisco a Juniper, è un incubo che diventa realtà. Qual è la risposta? Dove si trova il valore?

Per Sunil Khandekar, presidente e Ceo di Nuage Networks, società del gruppo Alcatel-Lucent specializzata in servizi virtualizzati di piattaforma, il cambiamento di architetture è una opportunità. “Lo status quo dei datacenter oggi è che sono complessi, costosi, fatti su misura e proprietari. Tutto questo però non è paragonabile al vero difetto dei datacenter di oggi: la parte di networking è quasi totalmente ‘manuale’, e questo la pone completamente fuori sincrono rispetto al resto. Per rendere tutto più facile, economico e usabile servono astrazione, automazione, controllo e visibilità della rete”.

Muoversi in questa direzione vuol dire fare un cambiamento profondo all’interno dei datacenter. A promuoverlo non sono solo gli attori tradizionali del mondo del networking, ma anche soggetti “nuovi”, nel senso che provengono da altre aree. Come Ibm, Dell ed HP, ad esempio: ben noti per il ruolo nell’information technology e adesso sempre più attenti al mondo Tlc.
“Abbiamo una famiglia di prodotti che semplificano l’esperienza della Sdn”, dice Charles Ferland, manager la cui responsabilità è quella delle global sales and business development per gli Sdn di Ibm. “Riteniamo – continua Ferland – che l’obiettivo sia una trasformazione totale del datacenter. Sia del lato del calcolo, che di quello dell’archiviazione dei dati che di quello del networking. Per questo lavoriamo a Software defined computer, storage e network, e a del software gestibile come risorsa smart. Tramite una architettura unificata che combina i benefici dell’Openflow fabric con quello di architetture strutturalmente più semplici da progettare, installare e gestire”.

La presenza dei grandi dell’IT nel mondo del networking non è così scontato. L’esempio di Dell è probabilmente uno dei più eclatanti. L’azienda di Michael Dell è nata 1984 per vendere computer assemblati per corrispondenza, alla fine degli anni Novanta si è concentrata sempre più sul settore enterprise e nelle vendite B2B, sino a focalizzarsi nella fascia dei server e datacenter. E adesso Dell ha un ruolo centrale anche nel settore del networking.
Come spiega Arpit Joshipura, vicepresidente product marketing Dell Networking: “Nel 2011 avevamo la sesta posizione del mercato, oggi siamo terzi, siamo cresciuti tre volte più velocemente del mercato grazie anche a una acquisizione strategica e la nostra quota è passata dal 4% al 16%. Cisco ha i grandi chassis, noi abbiamo lo sleek design, montabile facilmente nei rack dei datacenter, cioè molto efficace anche per il posizionamento fisico”.

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Proprio Joshipura ha idee chiare su quali siano i problemi che assillano i datacenter e che fanno da base per l’idea degli Sdn: “Ci sono due tipi di traffico dati in un datacenter: nord-sud quando un utente vuole accedere a delle informazioni, ad esempio collegarsi al suo profilo Facebook. E uno est-ovest quando un server di un datacenter si vuole collegare a un altro server dello stesso datacenter. Il traffico di questo secondo tipo è più della metà di un datacenter”.

“Abbiamo sviluppato prodotti per fare passaggi est-ovest sempre più rapidi – prosegue Joshipura -, a densità crescente, molto freddi cioè che non necessitano di condizionamento. Siamo poi in grado di integrare i tre grandi stack dei datacenter: VMWare stack, Microsoft stack e Open stack, dove ci sono tutti gli hypervisor della rete. VMWare e Microsoft sono integrati sia da un punto di vista hardware che software. E poi facciamo noi stessi integrazione con quelli Open stack. Quel che viene fuori alla fine è l’idea di un ‘active fabric controller’ che ha un significato centrale nel datacenter di oggi”.

Gli switching fabric sono una combinazione di hardware e software che muove i dati da un nodo della rete verso la corretta porta e poi il prossimo nodo della rete. La base fondante del networking dei grandi datacenter e l’elemento chiave per l’automazione degli Sdn. I cambiamenti saranno notevoli e, conclude Dominic Wilde, vicepresidente Networking di HP, avranno spazio crescente in futuro: “Siamo convinti che il mondo si stia muovendo verso un nuovo stile IT associato a nuove tecnologie e nuove capacità. I cambiamenti che questo nuovo mondo porterà saranno notevoli: giochiamo la partita Sdn anche perché dobbiamo essere in grado di ricostruire il perimetro della sicurezza, lavorare con i dati in modo nuovo e avere una infrastruttura convergente basata su una resilient fabric”.

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