IL CASO

Tagli IT a PA, manovre al Senato per dimezzarli

Stando a quanto risulta a CorCom i gruppi parlamentari stanno preparando emendamenti “migliorativi” al ddl Stabilità per far scendere dal 50% al 30% la spending review digitale. Ancora da decidere se saranno bipartisan o se i partiti li presenteranno singolarmente

03 Nov 2015

Federica Meta

I tagli ai budget IT della PA tornano sotto i riflettori a pochi giorni dalla discussione della legge di Stabilità, che partirà in Senato il 16 novembre. Stando a quanto risulta a CorCom i gruppi parlamentari di Palazzo Madama sono all’opera per preparare gli emendamenti al testo che dovranno essere depositati entro sabato 14 novembre. Tra le modifiche ci saranno anche quelle all’articolo 29 del disegno di legge uscito da Palazzo Chigi che riduce del 50% la spesa informatica. Indiscrezioni fanno risalire al commissario alla spending review, Roberto Perotti, la stesura del provvedimento.

Ancora da decidere se saranno bipartisan o se i partiti li presenteranno singolarmente.

L’orientamento prevalente – come ha saputo CorCom – è quello di non presentare emendamenti abrogativi ma “migliorativi”: allo studio la possibilità di abbassare la percentuale dall’attuale 50% al 30%. Una mediazione – fanno sapere al nostri giornale – necessaria, dato che Palazzo Chigi non avrebbe nessuna intenzione di mollare la presa sulla spending review e sull’obiettivo di risparmiare, appunto il 50%, rispetto alla spesa annua media del triennio 2013-2015. Spesa, però, talmente frammentata che i tecnici della Ragioneria generale dello Stato non sono riusciti a quantificare i risparmi effettivi del provvedimento nella relazione tecnica al ddl Stabilità

Per le pubbliche amministrazioni, l’unica scappatoia – a meno di emendamenti migliorativi – consisterà nel firmare una “apposita autorizzazione motivata” nella quale attestano che il bene o servizio disponibile sulla piattaforma Consip “non è idoneo al soddisfacimento dello specifico bisogno dell’amministrazione”. Il comma 4 dell’articolo 29 prevede che queste “eccezioni” vengano comunicate ad Agid e Autorità nazionale Anticorruzione che dovranno valutare se la motivazione sia fondata o, al contrario, se si profili un danno erariale allo Stato.

Ma a quanto ammontano le spese Ict dell’amministrazione pubblica? Il calcolo non è facile ma una’indicazione di massima viene da due autorevoli fonti: i conti dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli e i dati dell’ultimo rapporto Assinform.

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Secondo Cottarelli, che ha pubblicato i numeri nel suo libro “La lista della spesa”, la spesa ammonta a circa 3 miliardi per tutta la pubblica amministrazione, centrale e locale. Ma con tutta probabilità si tratta di un dato sottostimato, in quanto molte PA attribuiscono codici inappropriate alle spese informatiche. In questo senso non è da escludere – secondo l’ex commissario – che le spesa salga fino a 6 miliardi.

Il rapporto Assinform, invece, ha sommato e “splittato” i dati della PA centrali e locali per per componenti di spesa:

Stando agli attuali valori di spesa la spending review digitale potrebbe valere dai 2,5 ai 3 miliardi di euro di risparmi visto che fra PA centrale e locale nel 2014 la spesa è stata di poco inferiore ai 5,1 miliardi, in discesa rispetto ai 5,7 del 2012 e ai 5,191 del 2013.

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