Telecom, Asati: “Su collegio sindacale Abi e Consob dovranno chiarire”

L’associazione dei piccoli azionisti della telco: “Ravvisiamo un mancato controllo sulle procedure per la presentazione della lista. Non vorremmo che si stessero osacolando le iniziative dell’azionariato diffuso”

30 Apr 2015

Consob e Abi dovranno dare chiarimenti convincenti ed esaustivi ad Asati per il mancato controllo sulle procedure per la legittimazione all’esercizio di presentazione della lista per il rinnovo del Collegio sindacale di Telecom Italia. Da giorni stiamo chiedendo una proroga di almeno 5 giorni per l’invio delle comunicazioni a TI da parte degli intermediari. Se la lista di Asati venisse eliminata a tavolino, a causa di regole arcaiche, sarebbe un via libera alla probabile controllo del Collegio sindacale da parte di Telco, ad appena 500 ore dalla sua scissione. Dovremmo essere un Paese “etico ed evoluto” ma le norme consentono questo: di far votare Telco con le azioni di Telefonica, garantendo a Telco ancora tre anni di controllo.. altro che public company!”.

A denunciato il una nota è Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom, che ricostruisce la vicenda: “Con la nostra ultima comunicazione del 29 aprile – spiega il comunicato – avevamo evidenzitato il gravissimo inadempimento da parte di Abi e dei suoi associati, nonché il mancato controllo da parte della Consob in relazione alla attuazione delle modalità di sottoscrizione delle liste di candidati per il rinnovo del Collegio sindacale previsto nella Assemblea degli azionisti di Telecom Italia del 20 maggio. Per la formalizzazione del risultato, secondo la normativa vigente, oltre alle dichiarazioni degli azionisti di adesione alla lista, gli intermediari, per lo più istituti bancari, devono dare evidenza della consistenza titoli all’emittente, ossia a Telecom Italia, attraverso apposita comunicazione”.

E qui, sottolinea Asati, si crea il problema: “La lista di candidati presentata da “Asati-Lombardi”, stando alle manifestazioni di volontà degli azionisti e alle comunicazioni consegnate dagli azionisti agli intermediari, si legge nella nota – ha ampiamente superato il quorum richiesto dello 0,5%, raggiungendo lo 0,6% del capitale. Tuttavia, a oggi, risulta una rappresentazione formalizzata dello 0,445%, insufficiente alla presentazione della lista in sede di assemblea, pregiudicando la possibilità di concorrere al rinnovo del Collegio sindacale”.

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“La differenza – denunciano dall’associazione presieduta fa Franco Lombardi – è da ascrivere alla esclusiva circostanza del mancato invio, nonostante le specifiche richieste da parte degli azionisti in tal senso, delle comunicazioni degli intermediari a Telecom Italia. A ciò si aggiungono le nostre reiterate istanze, sollecitazioni e comunicazioni verso le autorità preposte che avrebbero dovuto strutturare un adeguato impianto informativo, una opportuna attività di controllo, un auspicabile presidio istituzionale capace anche di tutelare le minoranze aggregate ed evitare che, ancora una volta, prevalgano strategie corporativiste e conflitti di interessi”.

“Ben consapevoli delle norme arcaiche ancora presenti nel nostro ordinamento, abbiamo interessato della problematica le autorità preposte fin dal novembre 2014 e, quindi, c’era tutto il tempo, se lo avessero voluto, di diffondere adeguatamente le procedure da loro stesse elaborate, tra gli intermediari, i quali, a loro volta, avrebbero dovuto garantire personale preparato in tutte le oltre mille filiali coinvolte, assicurandosi che gli addetti ai lavori conoscessero l’esercizio del diritto in questione e le procedure da seguire. A diversi azionisti che si recavano in banca per richiedere l’invio della comunicazione, molti sportelli di importanti banche, come Banca Intesa, Unicredit, Fineco, Carige, UBS, Credit Suisse, Mediolanum, Cariparma, Banco di Napoli, Banca Popolare di Bergamo e. hanno risposto ‘non sappiamo di cosa parla’ o frasi analoghe”.

“Non vorremmo pensare – conclude la nota di Asati – anche in questo caso, guardando ai nomi degli Istituti, notoriamente collegati, direttamente o meno, all’attuale azionista di controllo di TI (Telco), a un potenziale tentativo di “ostacolare” iniziative dell’azionariato diffuso e di Asati in particolare. Già nella precedente assemblea Telco ha visto nominati 10 consiglieri del CdA su 13; ora potrebbe nominare tre sindaci effettivi, con il risultato che, fino al 2017, Telecom Italia sarebbe, di fatto, nelle mani di un ‘azionista di controllo sciolto'”.

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