Tim Cook: “Così Apple continuerà a cambiare il mondo”

Il ceo: “Nel futuro saremo tutti connessi e ci sarà uno smartphone per ogni abitante della terra. Ma la privacy è un valore fondante: riusciremo a utilizzare l’intelligenza artificiale senza violarla”

18 Ago 2016

A.S.

Sono passati cinque anni dalla morte di Steve Jobs e dall’inizio dell’era di Tim Cook a capo di Apple, ma la filosofia dell’azienda da allora non è cambiata. A spiegarlo è lo stesso Ceo di Apple in un’intervista rilasciata al Washington Post e pubblicata oggi dalla Repubblica. “La stella polare è sempre la stessa, cioè fabbricare prodotti di qualità straordinaria, che per certi aspetti cambiano realmente il mondo, arricchiscono la vita delle persone – afferma Cook – Questo è il filo che tiene tutti insieme”.
Il numero uno di Apple si sofferma sul mercato degli smartphone: “Le vendite di personal computer a livello mondiale in questo momento sono intorno ai 275 milioni di unità – soiega – È un dato in calo. II mercato mondiale degli smartphone è di 1,4 miliardi di esemplari. Col tempo, sono convinto che ogni abitante del pianeta avrà uno smartphone. Potrà volerci un po’, e non tutti avranno degli iPhone. Ma è il più grande mercato del pianeta nel settore dell’elettronica di consumo”.

E per il mercato degli smartphone uno dei driver di sviluppo principali, secondo Cook, è l’intelligenza artificiale: “Renderà questo prodotto ancora più essenziale per le persone – sottolinea – diventerà un assistente ancora migliore di quello che è oggi. Oggi non esci di casa senza lo smartphone, domani probabilmente sarai connesso allo smartphone. II livello di performance è destinato a crescere enormemente. E non c’è nulla che lo sostituirà, né a breve né a medio termine”. “Non voglio che qualcuno creda a questa storia de ‘i tempi d’oro sono passati’ – aggiunge – Nella gamma di prodotti che offriamo oggi abbiamo i servizi, che negli ultimi dodici mesi sono cresciuti di circa 4 miliardi di dollari, superando i 23 miliardi di fatturato”.

Se si guarda al futuro, la prospettiva di sviluppo più importante per Apple è legata all’intelligenza artificiale. “Con l’intelligenza artificiale ci siamo concentrati su cose che possono essere utili al consumatore – prosegue – E a giugno abbiamo annunciato che apriremo Siri a terzi, quindi ora anche gli sviluppatori esterni potranno usarlo. Per fare un esempio semplice, qualunque applicazione per servizio taxi usiate, Uber o Lyft negli Stati Uniti, potreste semplicemente ordinare l’auto a voce. Gli sviluppatori esterni adesso stanno scrivendo montagne di queste applicazioni, che saranno messe a disposizione del pubblico in autunno. Insomma, stiamo allargando enormemente Siri. Ma ci sono altre cose: per esempio, se state scrivendo una mail, Siri è diventato molto più abile a indovinare la prossima parola o frase che userete”.

Non è detto, secondo Cook, che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale possa essere limitato dall’esigenza di tutelare la privacy degli utenti: “Penso che persone di talento riusciranno a inventare modi eccezionali per usare l’intelligenza artificiale senza violare la privacy – aggiunge – C’è una nuova tecnologia chiamata privacy differenziale, che va a guardare le grandi banche dati per prevedere i comportamenti e le richieste degli utenti, ma senza andare a guardare l’individuo esatto, cosa che potrebbe violare la privacy. Ci sono alcune cose che stiamo studiando: per esempio, se compri delle canzoni è ragionevole aspettarsi che noi sappiamo quali canzoni compri, perché le compri da noi. E usiamo queste informazioni, con i sistemi di apprendimento artificiale, per consigliarti altre canzoni che ti potrebbero piacere”.

Quanto ad iPad e iPad Pro, “Nell’ultimo trimestre abbiamo visto che circa la metà delle persone che comprano un iPad lo usano per lavoro – spiega Cook – Abbiamo un’opportunità enorme nel mercato delle imprese. L’anno scorso abbiamo fatto 25 miliardi di dollari in questo mercato a livello mondiale. Stiamo lavorando con Cisco perché loro sono eccezionali con l’infrastruttura di rete. Stiamo lavorando con Ibm, che ha scritto tutta una serie di applicazioni”.

Durante l’intervista Cook fa anche autocritica: “Maps è stato un errore – afferma – Oggi abbiamo un prodotto di cui siamo orgogliosi. Ma abbiamo avuto l’onestà di ammettere con noi stessi che non era il nostro lavoro più riuscito, e il coraggio di scegliere un altro modo per farlo. Questo è importante. E il solo modo attraverso cui un’organizzazione può imparare”.

Riguardo al fisco Cook si esprime a favore di una riforma della tassazione aziendale negli Stati Uniti: “Le regole vigenti dicono che aziende internazionali come noi e molte altre possono tenersi gli utili che realizzano all’estero finché restano all’estero, e poi, quando li riportano qui, diventano imponibili. Secondo me ogni dollaro dovrebbe essere tassato immediatamente, senza rinvii. Ma come conseguenza di ciò dovrebbe esserci libertà di movimento dei capitali. Se un sistema del genere venisse applicato, ci sarebbero più investimenti verso gli Stati Uniti”.

Il contenzioso fiscale con l’Europa: “Non hanno ancora preso la decisione – commenta Cook – e non so che cosa decideranno. Spero che sarà una decisione equa, altrimenti, naturalmente, faremo appello. È importante che tutti capiscano che la tesi dell’Unione europea è che l’Irlanda ci ha offerto un accordo speciale. L’Irlanda lo nega. La struttura che abbiamo era applicabile a tutti, non era una cosa fatta appositamente per la Apple. Era la loro legge. E la controversia di fondo alla base di tutto questo è che in realtà non stanno dicendo che la Apple dovrebbe pagare più tasse. Stanno discutendo sul soggetto a cui andrebbero pagate queste tasse, e c’è un tira e molla fra Paesi per stabilire come distribuire i profitti”.

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