COMMISSIONE EUROPEA

Vestager: “Faro sulle ricerche di Google. Poi indagheremo anche le news e i contenuti”

La Commissaria Ue alla Concorrenza spiega l’indagine aperta sul gigante del web. “Non si tratta di una guerra all’innovazione, ma contro i comportamenti di Big G sulla comparazione dei prezzi online”

21 Mag 2015

DE.A.

Partirà dalla comparazione dei prezzi l’indagine aperta dalla Commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager (nella foto), nei confronti di Google. Secondo quanto riferisce in un’intervista a Repubblica, la Commissione europea ha intenzione di aprire diversi dossier sull’operato del gigante del web.

Dopo la comparazione dei prezzi, verranno indagati anche le news, i contenuti e la pubblicità. “Il dossier è aperto da moltissimo tempo, con trattative che andavano e venivano – ha detto la Vestager al quotidiano diretto da Ezio Mauro – Abbiamo negoziato a lungo con grande impegno, ma non è andata bene, così abbiamo dovuto trovare un’altra strada. Alcune delle prime lamentele ricevute dalla Commissione riguardavano il servizio di comparazione prezzi di Google, così ho pensato che questo fosse il punto di partenza più ovvio. Quando questa procedura sarà giunta a conclusione, ne sapremo di più su altri servizi (viaggi, mappe)”.

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La Commissaria conferma la continuazione delle indagini. “Abbiamo in corso indagini su altri comportamenti di Google. Uno riguardala copia di contenuti di terzi, un altro riguarda la pubblicità. Ma se volessimo fare tutto insieme ci vorrebbe molto tempo”. Quello a Google secondo la Vestager non sarebbe un attacco all’innovazione, ma al contrario sarebbe mirato a portare alla luce “innovazioni” diverse. “Se i nostri timori, e cioè che Google favorisce sistematicamente i propri servizi, sono esatti – dice – è molto difficile per un innovatore comparire sul motore di ricerca. Non è una causa contro un’azienda innovatrice, è una causa contro i comportamenti di Google nelle ricerche”.

Mentre alla domanda “perché in Europa non ci sono campioni come Google”, Vestager glissa: “se avessi la risposta, l’avrei data molto tempo fa! C’è una cosa che a volte sottovalutiamo: l’accesso ai capitali, in particolare ai capitali di rischio. Ci sono molte imprese in Europa che cominciano, che hanno successo, ma al momento di crescere non trovano investitori. L’ecosistema negli Stati Uniti è completamente diverso”.

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