Viola: “Una grande coalizione per l’Ict”

Sviluppo del mercato interno digitale e creazione di nuovi posti di lavoro i principali interventi su cui concentrarsi, sottolinea il deputy director general della Dg Connect della Commissione Ue. “Il premier Renzi nella giusta direzione, ma l’Italia deve recuperare un gap enorme”

09 Giu 2014

“Digital Venice non sarà un appuntamento celebrativo, non nasce per fare il bilancio dei risultati ottenuti e degli obiettivi raggiunti, ma per guardare al futuro, e nello specifico di questa prima edizione per lanciare un messaggio alla nuove Istituzioni europee a poche settimane dal loro insediamento”. A parlare è Roberto Viola, deputy director-general della Dg Connect (Communications networks, content and Technology) della Commissione europea. Dg Connect sta supportando il Governo italiano nell’organizzazione dell’evento dell’8 luglio che sará aperto per la Commissione dall’ intervento Commissario per l’agenda digitale Neelie Kroes

Viola, come nasce l’idea di organizzare l’evento di Venezia?

La scelta è stata del Governo italiano, che vuole dare un’impronta digitale alla propria presidenza di turno del Consiglio Ue iniziando il semestre italiano con un evento dedicato. E’ una cosa che a noi fa molto piacere, sia per le prospettive generali del settore, e soprattutto perché ci sono due dossier importanti, quello sul mercato unico delle telecomunicazioni e la direttiva sulla sicurezza delle reti, rispetto ai quali speriamo che l’accordo politico possa essere concluso proprio sotto la presidenza italiana.

Digital Venice 2014 si svolgerà nel periodo del passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova Commissione Ue. A che punto è la realizzazione dell’agenda digitale in Europa?

Si tratta di un lavoro imponente realizzato negli anni dal vicepresidente Kroes, i cui risultati sono testimoniati dallo scoreboard che abbiamo appena pubblicato. Tra i macro obiettivi raggiunti c’è la connessione a Internet di base per tutti i cittadini in Europa, un avanzamento netto dell’alfabetizzazione digitale, oltre che progressi netti su tutti i fronti. Sono stati raggiunti risultati importanti dal punto di vista legislativo, ad esempio con il regolamento sulla firma e l’autenticazione digitale, quello sulla riduzione dei costi degli scavi, e la presentazione del pacchetto telecom e della sicurezza delle reti e sul cloud. Ma l’appuntamento di Venezia sarà per la vicepresidente Kroes un’occasione per guardare al futuro: noi diamo molto valore all’iniziativa della presidenza italiana di stilare una “Dichiarazione di Venezia”, che può essere un passaggio del testimone da presentare nelle sedi opportune, sia nel mondo delle istituzioni sia in quello delle imprese, per prefigurare cosa potrà essere l’agenda digitale nei prossimi cinque anni. Sarà una Venezia “d’attacco”, sui nuovi temi e sulle sfide che ci aspettano.

Su quali punti potrebbe focalizzarsi la “Dichiarazione di Venezia”?

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Il punto centrale mi sembra essere il legame tra lo sviluppo del mercato interno digitale, la crescita e le opportunità di creare posti di lavoro. Questo è il leit motiv di Venezia e dello sforzo degli ultimi mesi della Commissione: ci sarà bisogno di concentrarsi sempre più su questo genere di interventi. E in questo si inquadra il lancio della grande coalizione per le infrastrutture e il lavoro nell’Ict, come anche lo sforzo che stiamo facendo sul mercato interno: siamo convinti che questa sia una delle ricette più importanti per l’uscita dalla crisi.

Dal digital scoreboard emerge che l’Italia è nelle posizioni di coda rispetto a diversi indicatori. Qual è la considerazione che si ha dell’Italia in Ue?

Registriamo con grande piacere l’accelerazione che il presidente Renzi vuole dare al digitale in Italia. E’ un segnale molto positivo che di certo porterà risultati. L’ obbiettivo di utilizzare le tecnologie Ict per la trasformazione della Pubblica amministrazione, del rapporto con le imprese e i cittadini, per la semplificazione, la sanità, va nella direzione giusta. L’Italia sconta un ritardo culturale e infrastrutturale enorme, che è un po’ un paradosso, perché parliamo del secondo paese manifatturiero d’Europa, di un Paese che come manifattura Ict ha un fatturato più grande di Francia e Germania, un Paese industriale che però non ha ancora abbracciato completamente la rivoluzione post industriale. Questa è la sfida per il Governo e per la Commissione Ue, perché l’Italia è un Paese importante nel quadro europeo, e quando uno guarda ai dati sulla disoccupazione giovanile ci si rende conto che specialmente al Sud l’opportunità che dà l’Ict non può non essere colta. Sono certo che il Governo italiano prenderà come uno stimolo per fare meglio e vincere la sfida del digitale.

Che contributo potrà venire da quei rappresentanti del mondo delle imprese?

Il formato di “Digital Venice” è un formato misto, ci sono i rappresentanti delle istituzioni che si confrontano con le aziende, e speriamo che questo possa portare a un confronto di idee tra il pubblico e il privato. E’ il formato “G20” per gli eventi di riflessione, ed è la prima volta che utilizza nell’ambito del digitale.

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