LECTIO MAGISTRALIS

Zuckerberg: “La realtà virtuale sarà la piattaforma della nostra vita futura”

Lectio magistralis del fondatore di Facebook a Roma. Il rapporto con le tecnologie, il lavoro, la famiglia: “Stiamo per lanciare in Italia progetti ad hoc sulla VR”. E agli studenti: “Ci si fa largo affrontando ostacoli, senza abbandonare il proprio sogno”. Sul terremoto di Amatrice: “La comunità italiana esempio per tutto il mondo”. Incontro con Renzi: “Investiamo sull’intelligenza artificiale”. Il video integrale

29 Ago 2016

Andrea Frollà

“Vorrei innanzi tutto dedicare un pensiero alla tragedia del terremoto. E’ difficile immaginare come in un battito di ciglio la vita possa essere sconvolta. Ma la comunità italiana ha dimostrato grande senso di appartenenza e voglia di combattere. Un esempio per tutto il mondo”. Così comincia Mark Zuckerberg, ceo e fondatore di Facebook, la sua lectio magistralis alla Luiss Guido Carli di Roma al termine di un tour che lo ha visto incontrare in mattinata il Papa e poi il premier Matteo Renzi.

“Mi trovo a Roma e sono molto emozionato perché adoro questa città. Ho studiato storia romana e cultura latina e ho pensato di conseguire una laurea in studi classici, prima di virare sull’informatica. Amo così tanto questa città che sono venuto qui in viaggio di nozze, ammirando i monumenti e in particolari quelli legati alla storia di Augusto. Mia mogli dice sempre che abbiamo fatto un viaggio di nozze in tre: io, lei e Augusto” ha proseguito.

L’incontro alla Luiss non è casuale. Zuckerberg spiega: “All’interno del progetto Facebook prevediamo spesso incontri con i dipendenti e con gli studenti. Non solo un’occasione per condividere il mio pensiero con la società, ma per avere il polso di ciò che la gente pensa e vuole, correggendo il tiro se necessario”.

In giornata il manager ha incontrato anche il premier Matteo Renzi. “Con il premier Renzi abbiamo parlato di come la tecnologia sta aiutando a creare posti di lavoro e far crescere l’economia italiana – ha scritto il manager in un post – Ho riferito al primo ministro di essere particolarmente entusiasta del lavoro che si fa in tutta Europa sull’intelligenza artificiale. Come parte del progetto di ricerca Facebook sull’Intelligenza Artificiale, stiamo donando 26 potenti server GPU a gruppi di ricerca in diversi Paesi europei – incluso uno all’University of Modena and Reggio Emilia qui in Italia. Hanno un grande programma di intelligenza artificiale e computer vision, e questa nuova tecnologia si spera possa aiutare gli studenti e i professori fare ancora di più”.

Ecco il botta-risposta tra il fondatore di Facebook e gli studenti della Luiss

Quanto cambierà la nostra vita la realtà aumentata? Zuckerberg ride: “In realtà la ragione principale per cui sono venuto a Roma è trovare i Pokémon… Sono andato a correre attorno al Colosseo solo per questo, mica per restare in forma…”. Poi aggiusta il tiro: “Penso che la realtà aumentata e virtuale saranno delle piattaforme fondamentali per la nostra esistenza. La realtà virtuale conferisce sensazioni uniche: guardando una foto o un video sullo smartphone cerchiamo di entrare nel contesto, immaginando le sensazioni di chi scatta la fotografia o registra la clip. In futuro questo sarà possibile grazie alle nuove piattaforme di realtà. Per la realtà aumentata il discorso è diverso, perché ci sono meno sensazioni e si aggiungono elementi alle situazioni reali. Presto lanceremo iniziative ad hoc anche in Italia, come già fatto negli Usa e in Canada”.

Che ruolo ha l’Italia nel mondo? “In passato l’appartenenza geografica era fondamentale, mentre oggi possiamo servire parti diverse del mondo anche diverse da quelle in cui siamo nati. Ero al matrimonio del fondatore di Spotify e c’erano invitati di tutta Europa. Oggi sempre più italiani utilizzano Facebook per mandare in Rete le piccole e medie imprese e il 90% degli utenti italiani è connesso con una Pmi”.

Hai mai vissuto un insuccesso nella tua vita? “Penso che molti imprenditori imparino in tempi molto rapidi, ma nessuno nasce sapendo già tutto. Bisogna imparare quanto più possibile nel minor tempo possibile. Non saremo giudicati per le nostre sconfitte, ma dai segni che lasceremo nel mondo. Avrete sentito parlare di Einstein, che prima della teoria della relatività ha combinato molti pasticci. Ha dovuto fare molti errori e ricredersi più volte prima di lasciare un segno, ma nessuno lo ricorda per questo. Oggi ricordiamo l’importanza dei suoi studi e delle sue teorie. Dobbiamo favorire la cultura del successo e della reattività all’insuccesso. Bisogna imparare molto prima di costruire un’impresa. Non basta pensare di avviare un’attività, ma bisogna anche immaginare il nostro ruolo nel mondo”.

Crede nel mito dell’uomo solo al comando? “E’ un mito che non funziona. Anche per Facebook molti pensano che sia così, ma si sbagliano. Serve un gruppo, una squadra di lavoro. Sapersi circondare dalle persone giuste, che siano complementari per qualità e competenze rispetto a quelle del fondatore. E poi serve tanta perseveranza: scordatevi il successo immediato. Non ci sveglia la mattina con il successo che bussa alla porta. Bisogna affrontare ostacoli e travagli: spesso è lì che molti abbandonano il proprio sogno. E sbagliano, non bisogna mollare mai”.

Il ritmo del successo. “Bisogna imparare sempre più cose nel modo più veloce possibile. Non bisogna mai accontentarsi. Dentro Facebook diamo la possibilità di crescere tramite un sistema ad hoc che permette ai nostri ingegneri di applicare le proprie idee, diffondendolo ad una piccola parte della comunità Facebook per testarle sul campo ed ottenere dei feedback. Cataloghiamo le idee sbagliate che non funzionano e impariamo dai nostri errori, evitando in futuro una perdita di tempo”.

Puoi lasciare un segno a favore di chi ha perso tutto a causa del terremoto? “La mia prima reazione è stata voler cercare un modo per aiutare l’Italia. Abbiamo subito attivato il Safety Check per gli iscritti italiani a Facebook, dando loro la possibilità di far sapere le proprie condizioni nella situazione di emergenza. Abbiamo favorito l’effetto emulazione del ristorante che si è offerto di donare una quota degli incassi per le amatriciane ordinati alle zone terremotate. Vorrei lodare l’operato della Croce Rossa che resta molto più a lungo delle telecamere e che stiamo cercando di favorire, studiando con loro nuove opportunità di supporto”.

Che ruolo ha il progetto Aquila nei vostri piani? “Se vogliamo connettere tutti gli abitanti del mondo dobbiamo connetterli ad Internet. Più del 50% della popolazione mondiale oggi non ha accesso alla Rete. Internet è importante per molti aspetti, dalle cure mediche all’istruzione scolastica. Dobbiamo ridurre l’ingombro dei dati, come ha fatto Facebook negli ultimi anni occupando sempre meno banda, e rendere il web meno costoso. Progetti come Aquila ci aiuteranno moltissimo per centrare questi obiettivi”.

Implementerete nuove feature nel Safety Check? “Per capire se Facebook avrà successo dobbiamo capire se la nostra comunità è forte e soprattutto riesce a sentirsi sicura anche grazie a Facebook. Il Safety Check ne è un esempio. L’abbiamo realizzato per uragani e terremoti, poi purtroppo abbiamo dovuto estenderla agli eventi di terrorismo. Ora dobbiamo fare in modo che questi sistemi possano essere anche attivati dal basso. Pensare a nuovi modi per salvaguardare l’incolumità personale è una delle nostre missioni principali”.

Come mantieni e migliori la tua disciplina e produttività? “Sinceramente non ci ho mai pensato. So solo che possiamo fare sempre di più. La mia famiglia mi ha trasmesso però dei valori importanti. I miei genitori mi hanno trasmesso la cultura della speranza: abbiamo una responsabilità importante nel mondo, ossia utilizzare il tempo che la vita ci mette a disposizione per lasciare una traccia. “Io e papà siamo medici – mi dicevano spesso – ma anche tu hai la responsabilità di aiutare gli altri”. Mi sveglio la mattina e sento la responsabilità di dover lasciare il segno. Non so quanto vivrò, ma so che voglio trasmettere questo mio senso della speranza”.

E tua figlia? “Mi manca mia figlia. La vedo la mattina che gattona verso di me. Nulla mi rende così felice”.

Che ruolo ha e avrà Facebook nel mondo dei media? “Non siamo una società editoriale. Non produciamo o modifichiamo contenuti, ma offriamo e sviluppiamo strumenti tecnologici per connettere le persone. Siete voi che scegliete con chi essere amici e quali imprese seguire”.

Hai mai pensato che Facebook possa aver rovinato la gente stravolgendo il modo di comunicare? “Se avessi pensato che il nostro prodotto avrebbe potuto rovinare la comunicazione non l’avrei mai commercializzato. Facebook non sostituisce l’interazione personale, ma favorisce il contatto con le persone più difficile da raggiungere. Non parlo con mia moglie su Facebook… Noi offriamo la possibilità di seguire gli aggiornamenti di persone dall’altra parte del mondo o comunque lontani. Senza Facebook molte persone si perderebbero di vista. È così che Facebook migliora la nostra vita”.

Perché hai studiato latino? “Mi piacciono la cultura e la storia latine. Ci sono tante storie di imprenditori romani nel passato. Un grande esempio è Enea, che abbandona Troia cercando una nuova terra dove vivere. Alla fine del poema riesce a fondare Roma e l’Eneide non è altro che la storia di un imprenditore che non ha pensato solo a se stesso, ma al proprio popolo, che ha agito con i suoi compagni e con l’aiuto degli dei. Ma soprattutto non ha mai mollato. E ora ci godiamo una città splendida. Missione, lavoro di gruppo e perseveranza per lasciare il segno nel mondo”.

Un consiglio ai giovani? “Voi avete gli strumenti per costruire ciò che volete. Quando studiavo informatica riflettevo sul futuro. La prima sera che ho pubblicato Facebook ho pensato che gli studenti non avrebbero mai potuto rendere Facebook economicamente produttivo. Sapevamo quello che ci serviva. Nulla di grande è mai stato costruito da una persona sola. Sono tutte leggende metropolitane. Se hai un’idea e ci tieni devi lavorarci su. Come abbiamo fatto noi con Facebook, creando uno strumento che ci serviva. Voi sapete quello che vi serve: dovete solo iniziare costruire il tunnel per arrivare dove volete”.

Che contributo può dare Facebook all’istruzione? “Noi ci stiamo concentrando sull’apprendimento personalizzato. Gli studenti non imparano solo ascoltando una lezione che arriva da una cattedra. Possono imparare anche meglio rispettando i propri tempi. Un altro aspetto riguarda il divertimento: alcuni imparano meglio guardando dei video o utilizzando un gioco. Stiamo cercando di diffondere una cultura dell’istruzione che tenga conto dei tempi dei giovani utenti. Stiamo costruendo un software ad hoc che speriamo di poter presto diffondere nel mondo, dopo averlo inviato a 100 scuole negli Stati Uniti”.

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