INNOVAZIONE

Digital data officer, professionisti dell’economia 4.0

La trasformazione digitale richiede investimenti in ricerca, Information technology, banda ultralarga e soprattutto nelle risorse umane. Il change management è essenziale: servono nuovi ruoli di data governance

12 Giu 2017

Fabrizio Carapellotti, Direzione generale per la politica industriale e la competitività del Mise, e Rossella Mariani, consultant in Techrain

Nella nuova economia 4.0, per realizzare la trasformazione digitale dell’industria e creare le condizioni per lo sviluppo tecnologico è importante investire tanto nella ricerca, nell’Information technology e nell’infrastruttura di banda ultralarga, quanto nelle risorse umane, nel change management, in nuovi ruoli di data governance tra cui il Digital data officer. È un ruolo in grado di accelerare il processo di digitalizzazione e di governare un modello di open innovation, attraverso il ricorso a nuovi meccanismi economici e organizzativi, che puntano: sia su startup che fungono da acceleratori di crescita nel sistema imprese, che sulla PA sempre più efficiente ridisegnata su prodotti e processi.

Il Digital Data officer è anche in grado di elaborare strategie e analisi predittive attraverso le nuove tecnologie per l’analisi dei dati, che sfruttano i big data, open data, open source, cloud computing e business intelligence. Il settore dei dati digitali si stima possa crescere del 40% l’anno. Secondo Idc nel decennio 2010-2020 i dati mondiali passeranno da circa 1 ZettaBytes nel 2010 a circa 50 ZettaBytes (50 trillion di gygabytes) nel 2020. Questi aspetti vengono approfonditi all’interno della pubblicazione “Governare l’economia 4.0” (Maggioli editore), che verrà presentata il 19 giugno alla Camera dei deputati dove interverranno autorevoli economisti nel dibattito sui vari temi dell’economia digitale.

Le aziende si stanno rapidamente trasformando per riuscire ad essere competitive su mercati globali in un mondo sempre più digitale. Programmi di sviluppo tecnologico come l’Industria 4.0 rappresentano esempi di politica industriale a sostegno dell’innovazione in grado: sia di intervenire nel contesto economico, sia di avviare processi produttivi con nuovi servizi, che di innalzare il livello di digitalizzazione.

Di fronte alla crescente importanza dell’informazione digitale, diventa sempre più complessa l’analisi e la gestione dell’enorme mole di dati. In particolare i big data rappresentano un fattore di crescita per aziende già presenti sul mercato, nonché una opportunità per il mondo delle startup innovative.

Negli anni passati il progresso tecnologico e la globalizzazione hanno spinto la partecipazione di molte industrie europee a catene globali del valore, delocalizzando fasi produttive nei settori ad intenso utilizzo della mano d’opera, con l’effetto di ridurre la quota del lavoro nei comparti labor intensive a vantaggio di quelli skill intensive. Questo processo di delocalizzazione, o offshoring, intrapreso da alcuni settori industriali verso paesi emergenti, nei prossimi anni potrebbe vedere una inversione di tendenza attraverso un rimpatrio, anche parziale, della produzione, o reshoring. Tale fenomeno è legato al rapido avanzamento delle nuove tecnologie digitali e della robotica, in un nuovo ecosistema di startup e Pmi innovative.

L’innovazione può avere però anche effetti contrastanti sull’occupazione: se da un lato può incentivare un rimpatrio di realtà produttive, grazie alla presenza di start up e di tecnologie innovative, dall’altro può ridurla a causa dell’aumento della produttività del lavoro.

In Italia il calo occupazionale dal 2008 al 2017 (stima su dati Commissione Europea Eurostat) riguarda, in modo particolare, circa 860 mila occupati nel comparto manifatturiero, con una flessione del 19,5%. Nello specifico la perdita dei posti di lavoro ha riguardato:

  • la manifattura high e medium “high tech” con la perdita di 202 mila posti di lavoro, con una flessione del 15,9% (di contro ad un aumento occupazionale della Germania che registra un +83 mila risorse);
  • la manifattura low e medium “low tech” con la perdita di 658 mila posti di lavoro, con una flessione del 21% (si distingue anche in questo caso la Germania con un incremento occupazionale di 150 mila lavoratori);
  • i servizi high tech “knowledge intensive” caratterizzati da un calo di 24 mila occupati (di contro alla Germania che vede un aumento di +167 mila unità).
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La ripresa della crescita e dell’occupazione passa attraverso una nuova fase di reindustrializzazione. L’industria ha un effetto trainante importante per gli altri ambiti dell’economia. La chiave per trattenere e far rientrare fasi produttive è il riposizionamento verso produzioni complesse e di qualità, per le quali sono importanti: l’innovazione, il legame con il territorio e il controllo dell’intero ciclo produttivo. Non è un caso se le imprese che fanno reshoring sono mediamente più aperte al cambiamento tecnologico, all’ innovazione ed all’introduzione di nuovi modelli organizzativi.

Attualmente in termini d’innovazione e di sviluppo digitale, l’Italia, anche se procede nella giusta direzione creando condizioni favorevoli allo sviluppo, mostra ancora segnali di debolezza rispetto a buona parte dei paesi europei:

  • secondo l’Indice sintetico dell’innovazione (Summary Innovation Index 2016), elaborato dalla Commissione Europea, infatti l’Italia si colloca tra i paesi definiti “Innovatori moderati”;
  • nell’indice dell’economia e della società digitali (DESI 2016) che valuta lo stato di avanzamento nei processi di digitalizzazione degli Stati membri dell’UE, l’Italia è 25-esima sui 28 stati membri.
  • osservando i singoli indicatori del Digital Agenda Scoreboard tra i paesi europei l’Italia è terzultima per popolazione che fa acquisti online e per imprese che vendono online, quartultima per utilizzo di internet, e penultima per copertura della banda ultra larga.

L’economia digitale si sta sviluppando rapidamente in tutto il mondo. Studi dimostrano che in Europa le imprese che utilizzano tecnologie digitali innovative, quali startup e nuove Pmi, riescono a crescere da due a tre volte più velocemente in termini di fatturato, con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro. Tutte le nuove soluzioni tecnologiche, come il mobile, il cloud computing e l’analisi dei big data, offrono una nuova gamma di opportunità per i servizi alle imprese nell’economia della conoscenza.

Con il progresso tecnologico assistiamo alla riorganizzazione di interi settori di attività, che si basano sistematicamente sull’analisi dei dati.

Per innovazione guidata dai dati si intende la capacità delle imprese e degli organismi pubblici di utilizzare le informazioni derivanti da analisi dei dati per sviluppare beni e servizi migliori, in grado di semplificare la vita quotidiana di individui e organizzazioni, incluse le PMI.

La raccolta e lo sfruttamento dei dati è un fenomeno in forte crescita e in risposta alle richieste dell’industria e della società civile, la Commissione europea si appella ai governi nazionali affinché riescano ad abbracciare la rivoluzione dei Big Data.

I Big Data offrono grandi opportunità per le imprese in quanto consentono lo sviluppo di prodotti e servizi più rispondenti alle reali esigenze del mercato, consentendo quindi di mantenere un vantaggio competitivo in ottica dinamica.

I Big Data, per esprimere al meglio le loro potenzialità vanno supportati da soluzioni tecnologiche come gli Analytics. Questi ultimi sono in grado di analizzare ed interpretare grandi moli di dati al fine di fornire indicazioni di carattere strategico e tattico al management in ottica di ottimizzazione delle performance aziendali.

In quest’ottica nell’economia 4.0 diventano centrali tutti i temi legati all’analisi dei dati. Lo sviluppo dipenderà non solo dalla tecnologia ma da un cambio culturale che farà propendere verso decisioni basate sull’analisi applicata dei dati.

In particolare la Digital Analytics, approfondita in uno dei contributi della pubblicazione “Governare l’economia 4.0”, è un’analisi qualitativa e quantitativa dei dati di business, ai fini di un miglioramento continuo della User Experience di clienti attuali e potenziali; il che si traduce nel raggiungimento di obiettivi sia del mondo online, che offline. Tale disciplina assume un valore strategico per imprese e pubbliche amministrazioni in quanto genera “driver” rilevanti per il decision-making. La Digital Analytics attiene ad analisi sia del mondo web che “app” mobile. Quest’ultimo sta assumendo una sempre maggiore rilevanza in quanto le pagine web tendono ad esser visualizzate sempre meno da computer e sempre più da smartphone, con preferenza dell’utilizzo di app alla navigazione da browser.

La Digital Analytics è diventata parte integrante delle attività di core business delle aziende più “ambiziose” in quanto si qualifica come indispensabile alleata nel conseguimento di vantaggio competitivo. Nello specifico persegue i seguenti principali obiettivi:

  • miglioramento continuo dell’Experience online del cliente (web ed app);
  • aumento del Roi relativo alle attività di marketing;
  • potenziamento delle prestazioni complessive di business.

Da uno studio condotto da Freeform Dynamics emerge che le organizzazioni italiane presentano una reale spinta e desiderio di digitalizzazione (58% delle imprese italiane, contro una media europea del 56%) ma poche sono le realtà che abbracciano una digital transformation. Le aziende italiane infatti privilegiano un approccio tattico finalizzato tendenzialmente ad ampliare il modello di business esistente, sottovalutando la crucialità di applicazioni, servizi web-based e della tecnologia mobile.

Molte aziende, pur percependo i vantaggi dell’introduzione di tool di analisi dei dati, sono spaventate più che dai costi, dalla mancanza di competenze nelle materie matematico/statistiche. Risulta rilevante infatti che le attività di Analytics vengano svolte da persone di talento che siano: veloci nell’intendere situazioni di disallineamento dei dati, sappiano gestire eventuali criticità, capiscano le reali esigenze del business. Ciò richiede un investimento sulla loro formazione che consenta l’affinamento delle skill esistenti, nonchè lo sviluppo di nuove competenze.

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Il processamento e gestione dei dati assume quindi particolare rilevanza per il futuro delle imprese, nelle quali risulta indispensabile la figura atta a coordinare, sviluppare e mantenere una conoscenza all’avanguardia sull’utilizzo e l’elaborazione dei dati, che si traduce nel Digital data officer.

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