LA SFIDA E-PAYMENT DELLA PA

E-payment, servizi e tributi à la carte: sciogliere il nodo Comuni

Solo il 25% dei Comuni ha attivato canali digitali di pagamento e dimezzato, di conseguenza, tempi dei procedimenti e di riscossione. Il maggior ostacolo sulla strada dell’adozione resta quello della scarsa governance

02 Feb 2015

Alessandro Longo

Sono a quota 34 le pubbliche amministrazioni (centrali e locali) che aderiscono al “nodo pagamenti” dell’Agenzia per l’Italia Digitale (dati gennaio 2015).

Prosegue quindi il piano che secondo la normativa dovrà ultimarsi entro l’anno, per consentire ai cittadini di pagare le amministrazioni pubbliche su molti canali, fisici e digitali, e attraverso diversi sportelli. Tanti quanti sono i payment service provider collegati al nodo. A gennaio ce n’erano dodici, tra cui Poste Italiane, Intesa SanPaolo, Unicredit. Ma l’azione dell’Agenzia non si limita all’aumento orizzontale delle adesioni, di PA e provider. Sta lavorando anche in senso verticale, per stratificare le modalità di pagamento. Gli ultimi esempi sono gli accordi fatti con il Consorzio Cbi e con Mybank. Dal primo dei due è nata la cosiddetta “bolletta digitale”, tecnicamente il servizio C-Bill. “Il risultato pratico è che i cittadini possono pagare non solo via bonifico online e carta di credito, ma anche tramite C-Bill, che le banche propongono attraverso il consorzio Cbi: è la possibilità di consultare e pagare online direttamente dalla propria banca le “bollette” emesse dalle amministrazioni pubbliche”, spiega Maria Pia Giovannini, responsabile di questa area per l’Agenzia. MyBank è invece un servizio che permette di pagare online con un bonifico attraverso l’home banking, senza che l’utente sia tenuto a fornire i propri dati. Adesso è interconnesso con il nodo pagamenti. La conseguenza è che il cittadino pagatore, dopo aver selezionato il pagamento da fare alla PA, potrà cliccare e scegliere MyBank come modalità. Se la banca dell’utente aderisce sia a MyBank sia al nodo pagamenti, apparirà tra quelle elencate nel menù a “tendina”. A questo punto sarà automaticamente reindirizzato sul proprio servizio di online banking e potrà finalizzare il pagamento tramite MyBank. L’obiettivo è sempre quello di ampliare la scelta dell’utente, semplificando i pagamenti digitali.

In questo filone si inserisce un’altra novità: il bollo digitale. Il cittadino potrà acquistare la marca da bollo in via digitale direttamente online all’atto della presentazione della propria istanza alla pubblica amministrazione. Le vecchie marche da bollo sono sostituite con una ricevuta telematica del pagamento. Si elimina così ogni ostacolo all’automazione del rapporto fra cittadini e PA.

Ma il lavoro dell’Agenzia deve essere esteso su più fronti proprio perché è grande la situazione di arretratezza da cui si parte. Soprattutto nei Comuni, dove ci sono numerosi servizi e tributi che il cittadino sarebbe interessato a pagare in digitale. Dall’ultima ricerca dell’Osservatorio eGov del Politecnico di Milano risulta che appena il 28% dei Comuni ha attivato canali digitali di pagamento, “con vantaggi in termini di miglior immagine per l’ente (46%), riduzione dei tempi dei procedimenti (41%) e di riscossione (40%)”, dice Michele Benedetti, responsabile dell’Osservatorio. Si tratta comunque di servizi di pagamento esterni e antecedenti al nodo. E che quindi sono limitati, nelle alternative disponibili agli utenti.

Delle 34 PA attive sul nodo (a novembre), i Comuni erano nove; dieci le Regioni. Per di più, “l’approccio alla multicanalità dei Comuni sembra più frutto di una governance poco strutturata che di una ponderata strategia. Solo un ente su due ha individuato al proprio interno un unico centro di competenza per la gestione di questi aspetti, il settore ragioneria”, dice Benedetti. “Meno dell’1% dei 247 Comuni interrogati dalla ricerca ha realizzato un’unica piattaforma per la gestione di tutti i servizi di pagamento e, se il 31% sta valutando di adottarne una, circa i due terzi non considerano questo un tema prioritario”. Benedetti suggerisce, come soluzione, che le Regioni svolgano un più forte ruolo di supporto e guida ai Comuni, magari costruendo piattaforme a cui quelli possono collegarsi. Un’altra idea, per Giovannini, sarebbe che “il legislatore introducesse l’obbligo per cittadini e imprese di utilizzare esclusivamente strumenti elettronici per i pagamenti rivolti alle PA. Oppure sono ipotizzabili strumenti premiali delle PA che abbiano aderito nel rispetto della legge o sanzionatori per quelle che tardino nell’adesione al sistema Agid”.

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