Quintarelli: “Identità digitale leva anti-burocrazia”

Il deputato di Scelta Civica: “La PA cambia approccio e apre la strada alla semplificazione”

19 Dic 2013

Alessandro Longo

“Tutti i cittadini avranno un’identità digitale connessa a un sistema pubblico di identificazione, grazie a un decreto che sta per arrivare dalla Presidenza del Consiglio e poi a un regolamento tecnico a cura dell’Agenzia per l’Italia digitale. Avremo quindi credenziali sicure per accedere via internet a servizi della PA e offerti da privati”, dice Stefano Quintarelli (Scelta Civica), noto esperto della rete e autore dell’emendamento che, nel Decreto del Fare, avvia l’iter per la nascita del Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale (Spid).
Quintarelli qual è il prossimo passo?
Come previsto dall’emendamento, arriverà un decreto attuativo a cura del ministro D’Alia alla Funzione Pubblica. Sarà emanato dalla Presidenza del Consiglio nelle prossime settimane, massimo a gennaio.
Di che si tratta?
Conterrà solo i principi dello Spid, sulla base dei quali Agid lavorerà a un regolamento tecnico e alla sperimentazione. Serviranno diversi mesi per arrivare a servizi utilizzabili. Lo Spid è un sistema federato di soggetti pubblici o privati che rispettano certi requisiti e modalità operative per certificare l’identità digitale dell’utente. Sarà un po’ come avviene ora con la posta certificata. Sono requisiti di affidabilità, di compliance tecniche. Nella legge ci sarà scritto solo che ci devono essere; sarà l’Agenzia a stabilire i dettagli. La legge indicherà anche quali sono i dati dell’identità che devono essere registrati. Sono gli stessi del codice fiscale. Questi formano un profilo dell’utente, con una username e una password.
Ma noi utenti come otterremo questa identità digitale?
L’utente contatta il certificatore e ottiene la propria identità digitale, con modalità diverse a seconda di quanto stabilito dal certificatore. Le credenziali potranno essere consegnate di persona dal Comune o da uffici vari presenti sul territorio. Ancora una volta, per i dettagli bisognerà aspettare le regole tecniche dell’Agenzia.
E come potremo utilizzare queste credenziali?
Tutte le PA dovranno accettarle per i propri servizi, a partire da una data da stabilire. Alcuni utilizzi particolari dipenderanno dalle funzioni che vengono associati all’identità. Un titolo di studio, il diritto al voto e altri “attributi” saranno legati a individui che hanno credenziali. Per esempio, l’università che ora eroga un titolo di studio cartaceo dovrà farlo anche in forma per l’identità digitale. Per partecipare a un concorso potremo usare le credenziali digitali da cui automaticamente si può risalire agli attributi richiesti.
Quali saranno i vantaggi?
È una grande semplificazione di tutta la burocrazia. Ora i cittadini devono registrarsi ogni volta per fruire di servizi digitali: al proprio Comune, alla Sanità della propria Regione. In futuro dovranno farlo una sola volta, per avere credenziali universali, che funzionano su tutti i servizi e in tutta Italia. È un incentivo sia alla domanda sia all’offerta di e-gov. Tanti sistemi digitali della PA e del privato ora non vengono fatti solo per gli alti costi associati all’autenticazione. Il pagamento di una multa o del bollo dell’auto con la carta di credito. Il servizio per sapere dov’è la nostra macchina che è stata rimossa, i nostri consumi di acqua, le bollette scadute della luce, l’accesso al registro della piscina e della palestra. Pensiamo a tutte le cose presenti in un database, che ora non sono accessibili online perché sarebbe troppo costoso gestire l’autenticazione degli utenti.

Opposti Digitali

Articolo 1 di 5