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Crisi di governo, a rischio la gara frequenze da 2,5 miliardi

Lo standby potrebbe mettere l’Italia nelle condizioni di non rispettare le richieste imposte dall’Europa per ritardare al 2022 lo switch off della banda 700Mhz. Primo step a rischio gli incontri internazionali sul tema interferenze. E a seguire potrebbe saltare il banco dell’asta

06 Dic 2016

R.C.

Rischio di mancata concessione di proroga all’Italia per la liberazione delle frequenze 700 Mhz. E a seguire rischio di mancato incasso per il governo (qualunque esso sarà) dalla relativa asta: si parla di circa 2,5 miliardi di euro.

E’ questo il muro su cui potrebbe andare a sbattere l’Italia, all’indomani della crisi di governo, sul fronte frequenze, se non venissero rispettati i “tasselli” della delicata road map incassata dal sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, con l’obiettivo di far quadrare gli interessi dei vari player in campo, dai broadcaster alle telco fino all’Europa. Il punto d’arrivo voluto dall’Italia era quello di ottenere una proroga di due anni rispetto alla tabella di marcia proposta dalla Commissione Eu: dal 2020 al 2022. In ballo la liberazione delle frequenze 470-790 Mhz, tutt’oggi occupate dalle Tv, a favore delle Tlc per spingere lo sviluppo delle reti mobili e del 5G. Una priorità su cui si è spesa fortemente la Commissione Ue con l’obiettivo di portare l’Europa al passo degli altri Paesi occidentali, in primis Usa e Corea, sul versante delle comunicazioni veloci e in vista dell’affermazione di automotive e Internet of Things.

L’obiettivo del governo è stato raggiunto il 10 novembre. Quando il Parlamento Ue ha approvato le condizioni per una “soluzione 2022” sia pur a determinate condizioni: entro il 31 dicembre 2017 chiusura degli accordi transfrontalieri (prima della stesura della road map). Entro il 30 giugno 2018 presentazione all’Europa della road map coordinata con i Paesi confinanti. Ora la crisi di governo rischia di far saltare già la prima data fissata mettendo un punto interrogativo sugli incontri bilaterali le cui agende sono già fissate. Fra i Paesi più direttamente coinvolti nel processo di “dialogo” la Francia, con cui l’Italia ha più conflitti interferenziali in ballo (l’uso di frequenze da parte di regioni italiane della costa tirrenica interferiscono con quelle delle aree francesi affacciate allo stesso mare).

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In questo senso il venir meno di un passaggio della road map chiesta dall’Europa rischia di riportare le condizioni al nastro di partenza (liberazione delle frequenze al 2020). Una soluzione per la quale l’Italia non è pronta.

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