LA RISTRUTTURAZIONE

Ericsson, appello del Pd al governo: “Fermare i licenziamenti”

“Non possiamo permettere che si effettuino licenziamenti collettivi in assenza di crisi aziendali. Serve l’intervento del ministero dello Sviluppo economico”, scrivono i deputati dem Cesare Damiano, Marco Miccoli e Maria Luisa Gnecchi. A rischio 166 lavoratori del settore Tlc e 60 dell’IT. La multinazionale: “Ristrutturazione necessaria per la competitività sul mercato italiano”

02 Lug 2015

Federica Meta

Il Pd chiede al governo di intervenire per salvare i lavoratori di Ericsson. “La preoccupazione dei lavoratori della Ericsson e delle organizzazioni sindacali, che oggi in delegazione abbiamo ricevuto in Parlamento, è sacrosanta”, riferiscono in una nota i deputati del Partito Democratico Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, Maria Luisa Gnecchi e Marco Miccoli, membri della stessa Commissione.

“La Ericsson Spa – proseguono – è una multinazionale con sede in Svezia ed è uno dei più grandi gruppi nel settore delle Telecomunicazioni, presente in 150 Paesi. In Italia opera dal 1918 con circa 3mila dipendenti dislocati in dieci regioni. Un colosso che ha comunque avviato, negli ultimi dieci anni, ben dodici procedure di mobilità, provocando la fuoriuscita di circa mille dipendenti. Ciò che i lavoratori sono venuti a descriverci stamane è l’ennesima apertura di una procedura di licenziamento che riguarda 166 unità, posta in essere senza una manifesta crisi: il bilancio aziendale è anzi in positivo, con produzione di utili, e il ‘fisiologico’ taglio verrebbe motivato dalla necessità di avviare ‘un processo di trasformazione e di riposizionamento strategico’”.

“I lavoratori – proseguono i parlamentari dem – hanno anche timore che, ai numeri detti, “se ne possano aggiungere altri 200 l’anno, fino al 2017, salvo aggravamenti derivanti da fusioni tra operatori di telefonia che potrebbero determinare in Ericsson un esubero di circa 1000 persone”. La procedura, dopo il mancato accordo in sede aziendale, sta per approdare al ministero del Lavoro: quindi – secondo i deputati Pd – il rischio di licenziamento per i lavoratori è più che concreto.

“Noi pensiamo invece – spiegano i deputati Pd – che ad essere interessato debba essere il ministero dello Sviluppo Economico, proprio perché – come sopra descritto – non si è in presenza di una crisi aziendale ma di una ‘necessità di riorganizzazione’ da risolversi con l’apertura di un tavolo negoziale, alla presenza delle Regioni interessate, in particolare con la Regione Lazio tra tutte quella su cui è più pesante la ricaduta occupazionale (103 dipendenti solo a Roma). I settori delle Telecomunicazioni e dell’Information Technology sono strategici per il nostro Paese e non possiamo permetterci il lusso che, in tali ambiti, si effettuino licenziamenti collettivi in assenza di palesi crisi. Ciò costituirebbe un precedente pericoloso; per questo oltre a manifestare la nostra solidarieta’ ai lavoratori intraprenderemo nei prossimi giorni una iniziativa parlamentare che prospetti soluzioni tali da evitare i licenziamenti. Non vorremmo – concludono – trovarci di fronte all’ennesimo caso di multinazionale che opera in Italia, altrove paga le tasse (in questo caso in Svezia) ed esternalizza il lavoro in altri Paesi, ad esempio in Cina”.

I lavoratori hanno scioperato due volte contro il piano di tagli della multinazionale svedese. Dopo la mobilitazione indetta l’8 giugno 2015 Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni hanno incrociato le braccia venerdì 26 giugno 2015 lo sciopero a livello nazionale per l’intero turno di lavoro.

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A rsischiare il posto anche 60 lavoratori di Ericsson IT & SS che stanno subendo – fanno sapere i diretti interessati a CorCom – una procedura di licenziamento “per motivi strutturali e non per crisi economica e/o di mercato e che scadrà il 19 luglio prossimo, data dalla quale partiranno le lettere di licenziamento”. Questi lavoratori sciopereranno il prossimo 14 luglio con un presidio al ministero del lavoro in via Fornovo a Roma, in concomitanza con l’ultimo incontro tra azienda ed organizzazioni sindacali.

“Ogni tentativo è stato fatto con l’azienda, anche presso uno specifico tavolo al Ministero del Lavoro, per chiudere positivamente la vertenza, senza che l’azienda abbia dato minimamente segnali di apertura – spiegava una nota di Slc, Fistel e Uilcom – Pertanto il secondo sciopero in 20 giorni ha il fine di individuare le cause che stanno generando da molti anni continue mobilità ed eliminarle senza che l’azienda si trinceri dietro i luoghi comuni del mercato e della concorrenza; è necessario individuare azioni di contrasto dell’offshoring, nearshoring, delocalizzazioni”.

Pronta la risposta della multinazionale svedese. “Nel novembre del 2014 Ericsson ha annunciato a livello globale una serie di misure per ridurre i costi e aumentare l’efficienza di tutte le Business Unit, Group Function e organizzazioni regionali – spiega una nota – Come parte di queste misure, lo scorso 5 maggio l’azienda ha comunicato alle rappresentanze sindacali alcuni cambiamenti che riguardano anche l’Italia, tra cui la necessità di pianificare un percorso di riduzione del personale, comprendente la parte residua del piano annunciato e iniziato nel 2013″.

“Nel fare chiarezza sul numero di esuberi dichiarati in Italia, Ericsson ribadisce che la procedura in corso coinvolge 226 persone. L’azienda sta seguendo l’iter previsto dalla legge italiana (223/91). Ericsson e le organizzazioni sindacali sono state convocate, per la prima volta, dal Ministero del Lavoro, il prossimo 14 luglio – prosegue – Ericsson conferma la propria disponibilità ad intraprendere un percorso costruttivo e condiviso con le organizzazioni sindacali e le parti interessate, al fine di individuare le migliori soluzioni”.

Per Ericsson questo intervento “è fondamentale per consolidare la competitività sul mercato italiano nel lungo termine. L’Italia continua a rivestire per Ericsson un ruolo strategico quale centro propulsivo alla guida dell’innovazione, valore che ha da sempre contraddistinto il Gruppo. Ericsson ha grande fiducia nel mercato italiano dell’ICT e continua a rinnovare il proprio impegno nel Paese, dove opera dal 1918 con oltre 4000 dipendenti”.

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