SPETTRO RADIO

Frequenze, Stati contro Bruxelles: “Sulle licenze decidiamo noi”

Italia e Germania fra i 15 Paesi che rigettano la proposta della Commissione Ue per fissare in 15 anni la durata delle concessioni wireless: “Durata eccessiva, innovazione a rischio”

24 Apr 2017

Italia e Germania fra i 15 Paesi europei che rigettano la proposta della Commissione Ue per fissare un minimo di 25 anni per le licenze per i diritti d’uso di frequenze wireless. La proposta Ue mira a dare più respiro ai piani dell’industria Tlc europea all’interno di una strategia coordinata.

Quello della Commissione Ue è un nuovo tentativo: da anni Bruxelles punta ad avere l’ultima parola sulle modalità in cui i governi locali allocano lo spettro wireless o parti delle frequenze per operatori mobili come Vodafone, Deutesche Telekom e EE per creare un single european telecoms market. Richiesta che arriva dalle stesse aziende Tlc per politiche più coordinate. Le differenze di durata delle licenze nelle varie parti d’Europa rendono più arduo per gli operatori operare su larga scala in concorrenza con i rivali Usa.

Ma le authority nazionali sono sempre stati riluttanti nel cedere il controllo delle gare per lo spettro che fanno spesso incassare miliardi di euro ai governi.

La Commissione ora rilancia proponendo una durata minima di 25 anni (la proposta potrebbe entrare nella riforma delle telecomunicazioni in calendario a settembre).

Nel position paper che l’agenzia Reuters ha potuto leggere i Paesi (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Olanda, Polonia, Spagna, Uk) sostengono che questa “lunga durata” rischia di essere “sproporzionata e non sufficientemente flessibile per poter di rispondere agli sviluppi del mercato”. Infatti l’eccessiva durata potrebbe addirittura ostacolare l’innovazione “se le bande di frequenza vengono assegnate per un periodo di tempo più lungo del ciclo di vita di una tecnologia”. Inoltre l’incremento del trading di frequenze o la possibilità di ritirare la licenza a un operatore in caso di non utilizzo non sarebbero contrappesi sufficienti a durate troppo lunghe, si lelge nel paper. I due casi richiedono infatti la “buona volontà” degli operatori o lunghe e costose procedure di ritiro dei diritti, con conseguente incertezza giuridica in casi di contenzioso.

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Attualmente le licenze in Europa vengono assegnate per circa 10-15 anni. I paesi sono in disaccordo anche con il progetto di rivedere i progetti di regolamentazione in materia di assegnazione dello spettro.

Giudizio negativo da parte dell’Etno: “Mantenere lo status quo non è buona opzione”, ha detto Steven Tas presidente dell’associazione che rappresenta fra gli altri Deutsche Telekom, Telecom Italia, Vodafone e Telefonica.

Il tutto fa parte di un’accelerazione sul 5G da parte dell’esecutivo Ue: si prevede che il futuro standard mobile porterà vantaggi per 146,5 miliardi di euro all’anno.

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