Orange-Bouygues, niente fusione: ecco perché la trattativa è fallita

Dopo 3 mesi di colloqui i Cda delle due telco annunciano la chiusura dei negoziati. Martin Bouygues spiega: “C’era chi voleva il massimo pagando il minimo. Continueremo a competere da soli”

04 Apr 2016

Andrea Frollà

Nulla di fatto per la fusione tra Orange e Bouygues. Le trattative tra le due telco sono definitivamente fallite, come annunciato dal Consiglio di amministrazione dell’ex France Télécom nella serata di venerdì. L’operazione da 10 miliardi tra cash e azioni era stata messa in piedi dopo 3 mesi di colloqui, iniziati nei primi giorni dell’anno in corso, e avrebbe portato il numero degli operatori del Paese a 3 da 4, riducendo di conseguenza la concorrenza sui prezzi.

Un’ipotesi che aveva messo in allerta l’Antitrust francese, pronta a entrare nel merito dell’accordo una volta concluso. Invece, lo scorso fine settimana è arrivato uno stop brusco e in parte inaspettato, visto che il ceo di Orange Stephane Richard era riuscito a chiudere il cerchio su alcuni asset di Boygues Télécom, che sarebbero finiti agli altri due operatori Iliad e Numericable-SFR scongiurando problemi legati alla concorrenza.

Nell’annuncio del fallimento delle trattative Orange ha spiegato di voler perseguire l’implementazione del suo piano strategico varato nel 2015, che si concentra sugli investimenti in reti a banda larga ad alta velocità, e ha confermato tutti i suoi obiettivi finanziari. Contestualmente, anche Bouygues ha confermato il fallimento del colloqui con l’ex monopolista francese e la prosecuzione di una strategia stand-alone.

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La mia maggiore preoccupazione erano il mantenimento dei posti di lavoro e lo status dei dipendenti di Bouygues Telecom – ha spiegato Martin Bouygues, Ad dell’omonimo Gruppo a Le Figaro –. Abbiamo chiesto lo stesso prezzo proposto da Patrick Drahi un anno fa. Ma c’era chi voleva il massimo pagando il minimo”.

I titoli delle due telco sono crollati in apertura alla Borsa di Parigi, cedendo rispettivamente il 5,4% e il 14,1%, con un effetto diretto anche sull’andamento azionario di Altice, capogruppo che controlla Numericable-SFR, che ha ceduto il 14,7%.

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