IL PUNTO DI VISTA

Rai Way e lo scorporo: non è mai troppo tardi

Torna in ballo l’ipotesi di parziale privatizzazione a 13 anni dallo stop all’operazione Crown Castle. La valorizzazione non è rinviabile: la separazione ret-contenuti nella Tv digitale è un processo incotrovertibile

07 Mag 2014

Stefano Cuppi

Mentre il neo ministro Gasparri scriveva (nel 2001) a Crown Castle la celebre lettera nella quale il Governo italiano, adducendo motivazioni di carattere “strategico”, respingeva l’offerta di 724 miliardi di lire per il 49% di Rai Way, Alessandro Falciai stava lanciando DMT per gestire gli apparati trasmissivi di Mediaset. Nel 2004 DMT è stata quotata in Borsa e successivamente, nel 2011, fusa con lo spin off delle torri di Elettronica Industriale. Oggi EI Towers capitalizza oltre un miliardo di euro. Mediaset, ringrazia per non essere stato disturbata e alla bisogna passa all’incasso.

Indubbiamente Rai Way è un asset strategico della mano pubblica ma, dopo un decennio di ibernazione, corre l’obbligo di esplicitare una strategia. La Rai è uscita con le ossa rotte da un decennio di asservimento agli interessi dell’azienda dell’ex Presidente del consiglio, ma son già due anni che ha un nuovo Cda ed un nuovo Direttore Generale. Fin dal suo insediamento Gubitosi ha soppesato il dossier Rai Way, interloquendo con diversi soggetti, poi ha preferito soprassedere.

L’art. 21 del decreto Irpef non cita espressamente Rai Way, ma i riflettori sono puntati su questa azienda perché la sua valorizzazione non è più rinviabile. La separazione fra reti e contenuti nella televisione digitale è un processo incontrovertibile. Lo scorporo della rete trasmissiva e delle torri risponde ad una logica industriale e di sistema.

L’obiettivo potrebbe (dovrebbe) essere la nascita di un operatore di rete, collegato all’editore digitale Rai ma non necessariamente da essa controllato, aperto agli investimenti di fondi pubblici e privati ed alla partecipazione di operatori del settore anche internazionali. Se la Rai volesse intraprendere questa direzione non credo che l’attuale Governo lo impedirebbe.

Rai Way è attualmente controllata al 100% da Rai spa; un percorso di scorporo e di parziale privatizzazione consentirebbe di far emergere il valore implicito nella società, sulla scia di quanto Mediaset ha già fatto con EI Towers, con effetti benefici sia per il bilancio Rai che per il Mef.

Rai spa potrebbe inoltre trasferire a Rai Way i diritti d’uso relativi ai Mux 2, Mux 3, Mux 4, mantenendo la sola titolarità del Mux 1 per il servizio pubblico universale e del Mux 5 per le sperimentazioni Dvb-T2; in questo modo Rai Way assumerebbe lo status di Operatore di Rete.

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Il Fondo Strategico Italiano (Cdp) è forse il primo candidato per acquistare da Rai spa una quota rilevante della controllata Rai Way e, riconoscendo alla controllante un primo step di valorizzazione dei diritti d’uso trasferiti, consentirebbe a Rai spa di realizzare una plusvalenza significativa, visto che attualmente in bilancio tali diritti sono indicati ad una cifra simbolica. I 3 mux Rai da trasferirsi sono nel segmento under 700 Mhz, pertanto è fin da oggi possibile fissarne un valore di mercato.

Questa plusvalenza una tantum compenserebbe essa sola la riduzione dei trasferimenti per 150 milioni (una tantum) previsti per il 2014, senza intaccare quindi i ricavi da cessione di quote.

La nuova Ray Way spa potrebbe essere valorizzata sotto l’egida del Fondo Strategico Italiano attraverso una graduale cessione delle quote rilevate ad investitori istituzionali e/o ad operatori del settore (TDF, Arquiva, Abertis) e prevedendone la quotazione in Borsa. Durante la fase di collocamento, oppure in un momento successivo, anche Rai spa potrà beneficiare di ulteriori incassi mediante la riduzione della propria residua quota di partecipazione nel capitale di Rai Way.

Continuare a considerare Rai Way come una semplice towers company significa inibirsi una dimensione strategica che ne intenda fare lo strumento di una politica pubblica di razionalizzazione dello spettro; l’azienda scorporata potrebbe infatti diventare il fulcro di una riorganizzazione delle frequenze per la diffusione in ambito locale, un catalizzatore per far convergere gli interessi degli operatori di rete locali, riducendo l’attuale fabbisogno di frequenze non coordinate.

Inoltre non va dimenticato il potenziale offerto per la diffusione della banda larga wireless che Rai Way può offrire. Se lo scorporo della rete fissa di Telecom non è più un argomento all’ordine del giorno, gli obiettivi dell’Agenda digitale per abbattere il digital divide nelle zone montane diventano più credibili coinvolgendo nella pianificazione wireless il reticolo di torri di proprietà di una Rai Way scorporata ma al servizio anche dell’interesse pubblico.

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