Roaming zero, Genna: “Si rischia estinzione piccoli operatori. Grave danno per concorrenza”

Se entrasse in vigore la tariffa unica, sarebbe impossibile competere a causa dell’elevato prezzo delle tariffe wholesale, evidenzia l’esperto di regolamentazione europea di Tlc. “Così gli operatori dominanti limiteranno al minimo il fair use”

26 Nov 2014

Francesco Molica

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“Altro che abolizione”. Anche qualora la Presidenza italiana dell’Ue, o chi le succederà, riuscisse nell’impresa titanica di portare a casa l’adozione del pacchetto “Connected continent”, il roaming non scomparirà. Non del tutto. Parola di Innocenzo Genna. L’esperto di regolamentazione europea sulle telecomunicazioni ed ex chairman di Ecta spiega perché il piano Kroes sul mercato unico delle tlc non condurrebbe che ad un’introduzione parziale della tanto agognata eurotariffa. E ricorda che sul tappeto restano molte incognite da risolvere. Anche e soprattutto riguardo l’impatto che il provvedimento, così come congegnato ora, avrebbe sulla concorrenza. Sino a configurare il rischio “di estinzione per gli operatori più piccoli ed aggressivi”.

Si può parlare di uno scollamento tra le retorica usata in questi mesi dalle istituzioni Ue sull’abolizione del roaming e le reali norme previste dal pacchetto Kroes, a maggior ragione nella sua versione emendata?

Sicuramente sì. Vi è stata una corsa a chi annunciava per primo la fine del roaming, per cui sembrava ci fosse solo un problema di date. Ma la realtà è differente: alla data in questione scatterà solo l’obbligo per gli operatori mobili di fornire ai clienti un pacchetto minimo (“fair use”) di traffico all’estero senza roaming, il cosiddetto “Roam Like at Home (RLAH)”. Non sappiamo ancora a cosa corrisponderà questo “fair use” minimo: potrebbe trattarsi di un certo numero di ore di telefonia e di sms, oltre che ad una certa quantità di dati (ad esempio 10 ore di telefonate, 100 sms, 1Giga.). Ma ciò che è sicuro che, oltre tale fair use, le tariffe roaming continueranno ad applicarsi. Altro che abolizione.

Come giudichi in tal senso la proposta di compromesso italiano sul roaming?

La proposta di compromesso sconta appunto questo peccato originale, imputabile prima alla Kroes e poi al Parlamento Europeo: si spaccia qualche cosa come la fine del roaming, ma non lo è. Sembra solo una disquisizione sulle date, ma non è così: il problema di fondo resta irrisolto. La Presidenza italiana non ha colpe specifiche, perché è dovuta partire da una proposta viziata all’origine, poi emendata ma non migliorata dal Parlamento europeo, con l’aggravante che gli annunci irresponsabili hanno amplificato le aspettative e le ambizioni politiche dell’evento. Per questo il governo italiano avrebbe potuto invitare al realismo e guardare più lontano, cioè intervenire sui meccanismi di mercato che provocano l’esistenza di tariffe esose di roaming.

Quali sarebbero quindi le criticità nell’applicazione della soluzione prevista dal pacchetto?

Alla data di entrata in vigore dell’obbligo di servizi RLAH, molti operatori, in particolare quelli più competitivi ed aggressivi sui prezzi (e cioè i piccoli mobili e gli MVNO), non potranno competere perché le tariffe wholesale mobili, cioè il prezzo industriale per fornire il roaming all’estero, restano altissime, persino superiori ai prezzi al dettaglio. In questo modo, senza la concorrenza degli operatori più competitivi, gli operatori mobili dominanti resteranno da soli sul terreno. Avranno l’interesse a limitare al minimo il fair use e troveranno il modo di alzare i prezzi al dettaglio, vanificando così i vantaggi per il consumatore della fine (parziale) del roaming.

Ma la Presidenza italiana era a conoscenza di tali problemi concorrenziali?

Penso di sì, ma alla fine è stata presa una decisione del tutto contraria. E’ stato proposto che le tariffe wholesale vengano eventualmente riviste solo un anno dopo l’introduzione del fair use, mentre gli operatori competitivi chiedevano di intervenire in maniera decisa un anno prima. Si tratta dell’estinzione certa per gli operatori più piccoli ed aggressivi, mentre quelli dominanti si compiaceranno del fatto che vi sarà meno concorrenza in futuro.

Perché molti stati membri si oppongono?

Per motivi diversi: ci sono gli Stati meridionali che vogliono difendere gli introiti del roaming, quelli piccoli che sono preoccupati dallo sorte che spetterà agli operatori minori, quelli più liberali che avrebbero voluto una vera abolizione del roaming e non un surrogato.

E’ possibile che il “connected continent” non venga adottato? Se sì, cosa accade sul roaming?

Ogni giorno che passa rende più probabile la fine del connected continent, salvo che un chiaro consenso venga trovato in seno al Consiglio. La nuova Commissione è già in marcia per proporre, entro metà 2015, un robusto di pacchetto di misure per completare il Digital Single Market. Questa riforma non può essere presentata con un Connected Continent pendente sine die. Per cui, in assenza di un vero accordo dei governi giovedì 27 a Bruxelles, la Commissione ritirerà la proposta. Questo vuol dire che l’abolizione del roaming, parziale e totale, sarebbe rimandata al 2018 oppure anche oltre, dipenderà dal meccanismo prescelto.

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